Gentile Direttore,
mentre si attende una stesura definitiva del Documento di Indirizzo per lo sviluppo e la gestione della Teleradiologia, già anticipato in queste pagine la cui bozza è già in odore dei più classici elementi contraddittori che hanno caratterizzato gli ultimi cinque lustri della storia sanitaria del bel paese: assenza pressoché totale del medico radiologo alla gestione dei processi di giustificazione ed ottimizzazione di cui risulta essere l’unico titolare e riduzione a zero delle titolarità del professionista sanitario laureato preposto alle attività core dell’area radiologica: la relazione con il paziente e la gestione delle attività tipizzanti il suo proprio operato professionale, oggetto di “furto” da parte delle istituzioni di questo paese – sto parlando dei circa 30.000 Tecnici Sanitari di Radiologia Medica (TSRM) iscritti agli albi professionali;
… a quasi 2 anni dalla pubblicazione di altro intervento un altro intervento che sembrava voler fare piazza pulita su alcuni dubbi e perplessità riguardanti l’obbligo di prescrizione medica per le prestazioni dell’area radiologica;
… è sempre da un “campo” molto distante dalle elucubrazioni teoriche “in ricalco del ricalco” , elaborate da Agenas, che sorgono nuove “declinazioni di ripiego” circa l’attività di diagnostica per immagini, che se da una parte potrebbero dimostrare una inventiva e creatività tipiche Italiane, davvero fuori dal comune, dall’altra rappresentano nitidamente una pericolosa deriva di noncuranza di serissime e severissime norme di legge che tutti si attendono siano ampiamente risapute almeno dagli addetti ai lavori – davvero – sulla punta delle dita.
La fattispecie sorge nei centri di radiologia senologica sia pubblici che privati, ove pare sia divenuta consolidata prassi sottoporre le pazienti afferenti alle procedure di mammografia (sempre più spesso con complicati protocolli di ordine sparso in modalità “tomosintesi” – ove anche questo argomento è stato qui discusso precedentemente … anche laddove vi sia completa assenza di prescrizione medica.
La prassi – peraltro tollerata da istituzioni pubbliche che dovrebbero seriamente incaricarsi di essere al servizio delle persone e del loro diritto ad essere informate, laddove però di fatto non venga MAI chiesto ad una singola donna se vuole o no – sub c. 2 art. 32 Cost. – sottoporsi volontariamente ed in modalità realmente informata all’esame 3d a maggior impatto di dose di radiazioni, prevede che si possano prendere per buone dizioni del tipo: «l’indagine mammografica deve essere effettuata almeno ogni 24 mesi» – «mammografia ed eco mammaria annuali» – «controllo annuale salvo disturbi» , presenti nei referti delle indagini precedenti (laddove forniti).
Tutto funziona a dovere malgrado sia sfacciatamente contra legem: a parte le specifiche riguardanti l’area radiologica, ove l’impegnativa o ricetta firmata da un medico abilitato costituisce il titolo formale obbligatorio per poter eseguire la prestazione radiologica, si possono trovare esempi paralleli in molteplici altri ambiti sanitari (tipicamente: l’area farmaceutica) ove la dizione «si consiglia» non completi la prescrizione [4], ed ove altresì dette dizioni altro non siano che le normali raccomandazioni di massima che si consigliano a tutte le utenti, e che pertanto nei referti costituiscono inutili ripetizioni di fumosa enfasi …
Tutto funziona a dovere fintanto che industriosi TSRM yesman/yeswoman eseguono senza batter ciglio, ove però dovrebbero eccome, visto che anche e soprattutto per loro «ignorantia legis non excusat» …
Tutto NON funziona a dovere quando dei “normali” TSRM fanno notare che in assenza di prescrizione non è possibile per legge eseguire la prestazione: si scatena il putiferio con medici radiologi in forte odore di dominanza medico-forense, che invece di adoperarsi per formulare un loro documento prescrittivo (che benissimo potrebbero e dovrebbero produrre, magari con procedura aziendale condivisa) vorrebbero immediatamente “liquidare” il TSRM a loro giudizio “inosservante” e sostituirlo con uno più “disponibile”.
In buona sostanza: si rispolvera la tanto cara, e per alcuni, “sospirata”, delega: IO ORDINO E TU FAI … SENNÒ VAI …
In questo ennesimo emergente guazzabuglio sussiste un (solito ed abusato) combinato di complicità a tutto campo: di medici tanto superficiali quanto presuntuosi; di tecnici inconsapevoli delle potenzialità del loro ruolo (che certamente non deve mai tornare ad essere “l’ancillare” di un passato che pur tuttavia si fa molta fatica a superare); di istituzionalità che avallano simili malpractices in completo danno delle utenti …
… e del legislatore … che ancora senza alcuna spiegazione, motivazione e discolpa, ancora non si decide a restituire ai TSRM la titolarità giuridica sui processi di giustificazione ed ottimizzazione sub lege radioprotezione, esponendoli a questo infinito supplizio, ove senza titolarità anche il sapere … non soltanto non serve a farti valere, ma serve a farti addirittura del male: perché il primo che parla è il primo … che va a casa.
Dott. Calogero Spada
TSRM – Dottore Magistrale
Libero professionista