Annuario del Ssn, le gambe corte dell’ipocrisia e della superficialità 

Annuario del Ssn, le gambe corte dell’ipocrisia e della superficialità 

Annuario del Ssn, le gambe corte dell’ipocrisia e della superficialità 

Gentile Direttore,
oramai diversi giorni fa è stato diffuso dal Ministero della Salute il nuovo Annuario del Ssn 2013-2023: esso mette in chiaro i grandi tagli che ha subito, come del resto nei 10 anni precedenti, il nostro sistema sanitario in termini di strutture, personale ed attività.

Numeri che mostrano da un lato il continuo definanziamento da parte di Governo e Regioni, dall’altro la gravissima disattenzione sempre di Governo e Regioni verso la crescente domanda di servizi (in termini quantitativi ma ancora di più in termini qualitativi rispetto alla progressiva mutazione della domanda ) ed infine la gravissima disattenzione sempre di Governo e Regioni rispetto all’esigenza di far fronte alla formazione di operatori adeguati (in numero e competenze) a queste variazioni della domanda ed alla evidente progressione di invecchiamento a tutti i livelli degli organici esistenti.

L’Annuario da la misura anche della esistenza e progressiva crescita negli anni di ritardi che subiscono i cittadini sia per ricoveri che per prestazioni ambulatoriali: 10.000 posti letto in meno , tanti Ospedali e strutture specialistiche chiuse hanno ovviamente il loro effetto. Oggi si assiste ad un dibattito veramente astruso concentrato solo sugli aspetti finanziari (come se con la attuale situazione economica nazionale si potesse sanare subito i tagli fatti in tanti anni ) e sul problema della carenza di personale. Come se si potesse con una bacchetta magica avere oggi il personale formato adeguatamente se non si sono impostati nei decenni precedenti percorsi formativi idonei e non si è affrontato nel tempo il problema del compenso adeguato che riconosca il valore dell’impegno professionale.

Dibattito astruso che vede l’opposizione all’attacco senza avere il benché minimo senso di seria autocritica delle grandi responsabilità dei governi precedenti, e vede le forze attuali di governo in realtà per adesso incapaci di produrre una proposta concreta ed organica di riforma. Un dibattito che genera il timore purtroppo che non si possa produrre nulla di serio per rimettere in sesto la situazione , anche se da molti contributi scientifici ( bipartisan ) sono oramai chiare le cose che dovrebbero e potrebbero esser riformate allo scopo di ricostruire, con un tempo ragionevole, le necessarie condizioni di efficienza ed efficacia del servizio pubblico che deve esser generalista ed unitario a livello nazionale. Questo obiettivo è per fortuna la principale cosa da molti sottolineata e fortemente condivisa da tutti i cittadini.

Nell’Annuario emergono anche altri dati importanti su cui dovremmo fare attenzione se mai si potrà realizzare questa Riforma : ad es. vistoso è il calo progressivo in questi 10 degli accessi ai Pronti Soccorsi che dimostra che l’attuale disordine in questi luoghi è causato appunto solo dalla carenza di personale e di programmazione di attività e strutture idonee. E’ vistoso anche l’aumento della mobilità degli italiani tra le Regioni e tra strutture a gestione pubblica diretta e strutture accreditate alla ricerca ( vera od illusoria ) di servizi e cure migliori. E questo elemento conferma l’esigenza che il nostro SSN ritorni ad esser veramente nazionale ed unitario come offerta verso i diritti di tutela della Salute dei cittadini cancellando la regionalizzazione sempre più confusa e distorta.

Uno dei compiti che Regioni ed Aziende avrebbero dovuto svolgere è il corretto utilizzo della modalità dell’accreditamento e contrattualizzazione del privato come parte integrante del pubblico: hanno pienamente fallito ed ha fallito la concertazione tra Regioni, Agenas e Ministero anche in questo campo come purtroppo in altri. Per fortuna è stata almeno stoppata per adesso la riforma ridicola dell’accreditamento che nei fatti costruiva un sistema di mercato fin troppo aperto alla concorrenza senza adeguate verifiche sui risultati degli accreditati e sugli standard strutturali , operativi e clinici. Un altro astruso argomento che si ascolta oggi è quello della “privatizzazione “ di cui si accusa l’attuale governo.

Una privatizzazione delle strutture e prestazioni ospedaliere e specialistiche che invece l’Annuario dimostra procedere da decenni prima di tutto per il progressivo dimagramento del pubblico da un lato e dall’altro per la mancanza di reale governo di risposte ai bisogni che mutano: pubblico immobile e privato rapido a trasformarsi offrendosi ai cittadini. In realtà una privatizzazione per scelta del pubblico sta avvenendo con il negativo utilizzo delle farmacie , sicuramente presidio sanitario molto importante diffuso nel territorio, a cui vengono assegnate da molte Regioni dei compiti impropri e confusi sovvertendo il rispetto delle minime regole di qualità, competenza, appropriatezza e di standard strutturali da sempre imposti ad altri privati . Questa in verità pare esser una offerta di nuovo mercato per il privato a tutto danno del Servizio Pubblico.

Sempre per trovare le radici negli anni del fallimento dei Governi a tutela del servizio pubblico possiamo riflettere sui contenuti del recente Decreto Lea che risale appunto a diversi anni addietro ma che l’attuale governo non ha saputo correggere. La critica è appunto quella che le tariffe indicate a suo tempo in molti settori non coprono neppure i costi del personale competente per svolgere le prestazioni: quindi il privato che attualmente copre gran parte di queste attività dovrà uscire dall’accreditamento scaricando sul pubblico la gran parte della domanda così provocando nuove liste di attesa.

Questo settore, importantissimo specie nel territorio, avrebbe dovuto esser gestito con ben diversa capacità di governo, attenta alla crescita della domanda ed alla rapidità delle risposte anche utilizzando e controllando quando necessario l’accreditamento. Per quanto concerne poi la questione della Medicina di Base appare sempre più chiaro che la ipotesi della dipendenza dei medici di famiglia sia fondata (come ha con chiarezza affermato il presidente della Regione Lazio ) solo sulla volontà di gestire le ore di lavoro di questi medici come dipendenti (che non potrebbero più esser definiti di “famiglia” cancellando la libera scelta ed il rapporto fiduciario con gli assistiti) per riempire le Case della Salute che sono del tutto vuote di personale e di attività.

E questo da la misura di quanto siano state superficiali le decisioni prese a suo tempo su come utilizzare i fondi del PNRR per realizzare questi “scatoloni“ senza prima avere idee di cosa fosse necessario ed utile realizzare in termini di servizi adeguati a migliorare sostanzialmente le offerte sanitarie ed assistenziali nel territorio. Sarebbero i cittadini e le famiglie a doversi muovere verso gli “ scatoloni “per richiedere ed ottenere ogni prestazione cancellando la rete diffusa degli ambulatori tradizionali che pure hanno dei problemi di carenza di medici ma che hanno sostenuto abbastanza bene il loro ruolo anche aggiornandosi ed associandosi.

E tutti a blaterare della casa come “primo logo di cura”. Oppure di telemedicina come se questa metodologia, talvolta appropriata, possa sostituire l’affidamento personale verso il curante, indispensabile per raggiungere condivisione, efficacia delle cure e soddisfazione delle attese. Ed in tal senso ancora l’Annuario offre importanti elementi di riflessione quando descrive in questi 10 anni l’aumento in tutti i territori delle strutture residenziali sanitarie ed assistenziali per anziani e disabili, in gran parte gestite da privati e quindi per loro natura estranee all’interesse di legare la gestione di problemi di non autosufficienza e disabilità ai diritti di socialità, di qualità della vita delle persone coinvolte, e delle loro famiglie.

E’ questa un’altra conferma della crescita dei bisogni legati alla modificazione di demografia ed epidemiologia che al Ministero e Regioni nessuno ha saputo prevedere !L’Annuario contiene per fortuna tutte queste evidenze : i numeri sono chiari e non possono esser ipocriti. Stranissimo è l’atteggiamento di tanti che non sembrano averne neppure preso visione e non ne hanno parlato. Vediamo se questi numeri riusciranno a cancellare la superficialità che domina il dibattito sul futuro del Servizio Sanitario nazionale.

Alessandro Giustini

Alessandro Giustini

17 Febbraio 2025

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