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DM 71 e Cure Palliative

di Marco Ceresa

17 MAR - Gentile Direttore,
finalmente appare in discussione in Conferenza Stato Regioni il DM 71, a parziale riforma principalmente per gli aspetti territoriali, di quel DM 70/2015 che fra i numerosissimi tagli alla sanità, aveva anche cancellato le Cure Palliative (CP) dagli ospedali oggetto di reiterate mozioni parlamentari; ora in ottemperanza anche ai LEA del 2017 vengono menzionate, unitamente alle importanti presenze territoriali, anche le CP ospedaliere, la cui presenza si auspica sia davvero resa obbligatoria in ogni nosocomio.
 
In relazione alle CP la nuova bozza evidenzia modifiche (parti sottolineate) che paiono interessanti e si spera siano approvate, (cap 12 “La rete delle cure palliative è costituita da servizi e strutture in grado di garantire la presa in carico globale dell’assistito e del suo nucleo familiare, in ambito ospedaliero, con l’attività di consulenza nelle U.O.), ambulatoriale, domiciliare e in hospice.
 
Le cure palliative sono rivolte a malati di qualunque età e non sono prerogativa della fase terminale della malattia. Possono infatti affiancarsi alle cure attive fin dalle fasi precoci della malattia cronico-degenerativa, controllare i sintomi durante le diverse traiettorie della malattia, prevenendo o attenuando gli effetti del declino funzionale.”), in particolare per la concezione evoluta delle CP, estese al totale controllo del soffrire e di ogni sintomo disturbante non solo nella fase finale di vita, con attività consulenziali ed ambulatoriali volte ad ogni sofferenza per preservare sempre la qualità di vita in ogni malattia sintomatica.
 
Spiace non vi sia alcun cenno anche alla terapia del dolore (TDol), visto che la lege 38/2010 ne aveva sancito la divisione dalla CP pur raccomandando sinergie, che vista la carenza di personale (non considerata 12 anni fa) dovrebbero essere implementate, se si vuole volendo davvero attuare il controllo diffuso della sofferenza. Tali sinergie positive sono evidenti ove i servizi di CP e terapia del dolore sono rimasti uniti, in quanto il rilievo di necessità di terapie antalgiche di II livello, poi da demandare ai servizi ospedalieri dedicati sono ovviamente semplificati.
 
Peraltro, se davvero si vogliono implementare le CP e la TDol, così tanto citate anche nelle recenti discussioni parlamentari sulle norme relative alla fine della vita, occorrerà certo non solo pensare alle CP degli ultimi giorni come spesso inteso, ma invece pensare alla concreta possibilità di controllo della sofferenza dei malati sin dalla prima comparsa di sintomi disturbanti. Solo l’ottimale controllo delle sofferenze può consentire una qualità di vita migliore capace di condurre di per sé a scelte di vita, ed anche di fine vita, più consapevoli e libere (il “dolore”, se diviene “totale”, non consente più ragionamento alcuno).
 
Si auspica in ogni caso, che una sincera e maggiore attenzione alle problematiche dei sofferenti, porti concretamente a maggior sviluppo della rete ambulatoriale di CP e di TDol, volta precocemente al sacrosanto controllo territoriale diffuso della sofferenza in ogni fase di malattia e di vita.
Tale ambito è però assai disatteso, anche perché di scarsissimo interesse economico per gli enti erogatori, infatti la remunerazione da parte del SSN della visita ambulatoriale rischia di non coprire i costi effettivi delle lunghe visite necessarie ai nostri pazienti sofferenti e fragili, non eludibili affatto nei pochi minuti che forse possono bastare per i controlli in altri ambiti.
 
Sono proprio i sofferenti che necessitano ampiamente, anche a livello ambulatoriale, di ascolto e parola nell'ambito della relazione di cura e non solo di monitoraggio prescrittivo; per essi vale particolarmente il dettame normativo "la comunicazione è tempo di cura" (L. 219/2017) che dovrebbe esitare anche nel riconoscimento concreto delle tempistiche necessarie.
 
Marco Ceresa
Medico operante in cure palliative e terapia del dolore


17 marzo 2022
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