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Infermieristica in drammatica crisi: i problemi visibili di una professione davvero invisibile

di Walter De Caro

09 DIC -

Gentile Direttore,
i dati del Report OECD Health at Glance 2022 pubblicato su QS mostrano ancora più chiaramente la drammaticità della situazione del personale sanitario ed il generale sottofinanziamento di sistema. Tuttavia, tale situazione sembra non percepita, come dimostrano i livelli di finanziamento pianificato per il servizio sanitario e gli emendamenti attualmente approvati in finanziaria, relativi alle sole farmacie e all’aumento di due anni dell’età pensionabile per i soli medici e docenti universitari, segno di una logica conservativa, già ampiamente vista e utilizzata in passato.

Allo stesso tempo, spiace notare che la FNOMCEO, nella sua pur interessante azione mediatica per il personale medico, per dimostrare le tesi di carenza medica proposte, preferisca rifarsi prevalentemente ai dati dei sindacali medici, rispetto a fonti provenienti di Istituzioni indipendenti che mettano davvero a confronto la situazione con altri paesi internazionali.

L’OECD, nei suoi dati, indica infatti oltre alla assoluta - non carenza - di medici rispetto alla media europea, che le retribuzioni italiane dei medici non sono in fondo alle classifiche europee, con l’utilizzo dell’indicatore prescelto dall’OECD. I medici hanno un reddito superiore di 2.9 volte se confrontato con la media di salario dei dipendenti a tempo pieno in tutti i settori e ci sono ben 17 nazioni con questo indicatore di reddito inferiore ai medici italiani.

Per gli infermieri invece, la situazione è talmente drammatica da far prevedere in caso di ulteriore sottovalutazione/inazione il crollo generalizzato del sistema. Con la presenza di circa 350.000 infermieri in attività, mancherebbero almeno centoventimila infermieri per essere in media europea. Guardando al rapporto infermieri/medici, siamo in fondo alle classifiche (1,6 – media UE 2.2), rispetto ai circa 3 di Germania e Francia o gli oltre 4 della Svizzera: i dati dicono che altri Paesi hanno fino al doppio dei nostri infermieri attuali, rispetto al numero dei medici.

Questa situazione può far capire, quanto già ora la carenza degli interventi infermieristici (e non solo medici) si traduca nel ritardo o in cure mancate per i cittadini, con drammatici esiti sulla salute. A questo si aggiunge l’attribuzione impropria e dilagante verso altri operatori, di funzioni infermieristiche, come appare in progress nelle strutture di long-term care ed in diverse Regioni, usati anche per mascherare la contrazione di spesa.

Per la parte retributiva, per gli infermieri l’indicatore pari a 1 (rispetto a 2.9 dei medici), cioè sovrapponibile al salario medio generale. Questo ci pone sostanzialmente in fondo alla classifica dei Paesi per retribuzione, quale personale laureato, con un salario inferiore rispetto a categorie equivalenti.

Ci sono ben 15 nazioni con un reddito superiore per gli infermieri, rispetto allo specifico indicatore. Questo è sicuramente uno degli aspetti che contribuisce alle carenze di attrattività verso le nuove generazioni e ha già portato oltre 20 mila infermieri a lavorare all’estero.

Quanto sopra per ribadire, che con provvedimenti di sistema, andrebbe valorizzata la situazione retributiva, formativa e organizzativa soprattutto per gli infermieri, non solo per i medici. E soprattutto andrebbe sbloccata, fin da subito, la possibilità di esercizio regolamentato extra-professionale per gli infermieri, prevedendo al contempo un migliore utilizzo degli infermieri libero professionisti, nel contesto dei Servizi sanitari regionali.

In considerazione del fallimento degli attuali modelli di organizzazione e di governance, se si vuole salvaguardare la copertura sanitaria universale in Italia, il Governo e le Regioni non possono continuare a rimandare una riforma complessiva di sistema, dei modelli di agire professionale e di sostenibilità dei servizi.

Se come appare chiaro fare una visita medica o un esame diagnostico in out-of-pocket (spesa in costante crescita) appare essere decisamente rapido, lo stesso non può dirsi per le stesse prestazioni all’interno del SSN/SSR. Si può ipotizzare che non si tratta quindi solo di carenza di medici (se non in aree e specializzazioni limitate, al di là di una forza mediatica dirompente), ma di errata distribuzione, organizzazione, e modalità di gestione contrattuale del personale.

Allo stesso tempo, se i Pronto Soccorso continuano a traboccare di pazienti, in molti casi non congrui, è anche in parte addebitabile all’attuale modello di medicina generale nelle comunità e al ritardo nell’attuazione delle riforme pianificate per l’area territoriale, da rivedere secondo le nuove evidenze di questo periodo, a partire dalla più ampia valorizzazione infermieristica.

È il caso, ad esempio, di accelerare, potenziando – con immediatezza e per davvero – le funzioni infermieristiche nel settore dell’assistenza sanitaria primaria e delle urgenze minori/emergenza. È necessario sbloccarne il potenziale e prevedere per aliquote crescenti di personale la pratica specialistica e la pratica infermieristica avanzata, con la prescrizione. Siamo, come indicato nel Report OECD, uno dei pochissimi Paesi che non ha ampliato le competenze del personale infermieristico.

In Canada, in questi mesi, in linea con tante altre nazioni anche per supplire a carenze di sistema, sono state attivate numerose strutture sanitarie territoriali, a totale gestione infermieristica, per alleviare la pressione nel territorio e nei Dipartimenti di emergenza. Gli infermieri di pratica avanzata canadesi (livello laurea magistrale) trattano, in forma autonoma ed in assoluta sicurezza per i cittadini, una consistente serie di patologie, alleviando di molto il carico di lavoro per gli ospedali che operano ora in maniera più appropriata.

Concludendo, la carenza infermieristica, amplificata dalla pandemia, è un problema complesso che richiede un approccio su più fronti. Non ci sono abbastanza infermieri, a causa di una combinazione di elementi finora sottovalutati a livello politico e strategico (attrattività di studenti, retribuzione, benessere organizzativo, sviluppo delle competenze specialistiche e avanzate, tecnologia, modelli di organizzazione medico-centrici e tanto altro) da tutte le Organizzazioni che - negli anni - hanno partecipato - ai tavoli decisionali.

Le responsabilità esistono, anche se in molti nel settore, continuano a non sentirne la portata e dimenticarle.

La situazione in atto rileva con tutta evidenza la disconnessione tra la percezione di molti decisori istituzionali dalle sfide a breve e lungo termine e l’assoluta inconsistenza delle strategie messe in atto finora per rispondere alla crisi infermieristica e, conseguentemente, del sistema salute.

È ora di agire diversamente e cambiare passo per garantire salute attraverso la professione infermieristica. È ora di farsi sentire con la forza che finora non si è adeguatamente dimostrata.

Walter De Caro

Presidente Nazionale CNAI
Executive Board Member EFNNMA



09 dicembre 2022
© Riproduzione riservata

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