Quei 700 mila ‘sgarrupati’ professionisti non medici

Quei 700 mila ‘sgarrupati’ professionisti non medici

Quei 700 mila ‘sgarrupati’ professionisti non medici

Gentile Direttore,
leggo la lettera del dott. Patuzzo e sono assalito da un tourbillon di considerazioni che però, alla fine dei conti, rischiano di essere ristagnanti e sempre uguali a se stesse; elementi entrambe indesiderabili, perché fortemente significativi di un andamento che, ad essere il meno cattivi possibile, nell’odierno clima estivo potrebbe essere identificato con il poetico «sghembo nuotare» tipico dei granchi …

Ma, procedendo con ordine, anzitutto si rileva un corporativismo che rischia di sfociare in un mero campanilismo di quartiere, scevro di un benché minimo criterio analitico: la identificata “difficile situazione economica” oltre a non essere figlia della sola recente pandemia (ma anche degli squilibri geopolitici attuali e conseguenti dissesti dei mercati, con associate varie speculazioni, addirittura delle banche centrali), è un esito generalizzato e planetario; e sebbene non vi sia ombra di dubbio che alcune categorie abbiano sofferto e soffrano più di altre, la dovuta analisi dovrebbe essere condotta in modo più razionale ed approfondito, ad es. magari basando le proprie riflessioni su una analisi dei bisogni sanitari in Italia, criterio spesso assente nella programmazione della offerta sanitaria, come anche e soprattutto in campo di programmazione della associata offerta formativa, se proprio non si vogliono replicare le esperienze della pletora di iscrizioni a medicina e chirurgia degli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, i cui spesso poco comprensibili strascichi diventano motivo di imbarazzo oltreché di difficile analisi e gestione.

Guardare all’estero confinante è giusto, ma dovremmo anche ricordarci che anche il solo estero di circondario è spesso più virtuoso della Italica progenie, anche sotto un profilo più squisitamente democratico: che si tratti della opposizione Francese al nuovo sistema pensionistico, oppure al referendum sulla libera professione dei non medici in Svizzera, cui tempo fa qui accennato.

Che “gli stipendi dei dipendenti pubblici non sono adeguati all’attuale costo della vita” e che “il lavoro di dipendente pubblico ormai non è più considerabile come il contesto ‘sicuro’. Con uno stipendio attorno ai 1.500 euro” sono fatti ormai storicamente acclarati – diventati anche adagi e slogan – cui però alcun vero movimento sociale o class action sono conseguiti, forse proprio perché gli interessati 700 000 non medici Italiani restano spesso impaludati nelle loro questioni di casacca, in assenza di un vero coordinamento trasversale di tutte le professioni sanitarie non mediche.

Inesattezze ed imprecisioni anche sul d.l. 34/2023 : anzitutto non tratta del “cumulo di incarichi” ma della disapplicazione delle incompatibilità per i dipendenti pubblici; in secondo luogo ciò non è necessario sinonimo che “il legislatore riconosce pertanto che un’urgenza ci sia anche per i dipendenti pubblici”, perché altrimenti avrebbe lasciato inalterata la bozza del medesimo decreto; infine non vi sono alcune “previste ‘linee guida’” o necessità di “adattare in corso d’opera le autorizzazioni concesse sottoponendo ai richiedenti le eventuali autocertificazioni”, anche perché se così fosse cadrebbero – come forse a molti piacerebbe – i motivi straordinari di (generalizzata) necessità ed urgenza previsti dall’art. 77 Cost.

Che queste considerazioni provengano poi da un dirigente sindacale, consolidano ulteriormente le opinioni di chi scrive, che da tempo segnala e deplora l’inconsistente, impalpabile ruolo della rappresentanza di quei 700 000 sgarrupati professionisti non medici …

I rinnovati ordini professionali sub lege 3/2018 ed i sindacati ancora non riescono ad uscire allo scoperto ed interpretare pienamente ed opportunamente (e, perché no, magari coralmente) quella tutela degli iscritti che non può e non deve confinarsi alla sola responsabilità disciplinare: consuetudine vieppiù abusata, che sta facendo diventare tutti gli esercenti le professioni sanitarie non mediche dei “bravi soldatini di regime” nonostante da tempo le condizioni – e non esclusivamente le contingenze – stiano diventando sempre più autenticamente oppressive.

Il ruolo delle rappresentanze sindacali e/o ordinistiche – altra acqua pestata nel mortaio – è quello della tutela della professione e delle professionalità, anche nell’interesse di coloro che a quelle professioni ed a quelle professionalità si rivolgono: i cittadini.

Se ancora non si sono capite queste ed altre analoghe storielle, si continuerà sistematicamente a puntare il dito contro qualcun altro, guardando all’erba più verde del vicino, ma mai assumendosi ognuno le proprie responsabilità ed i conseguenti dovuti impegni … tutte cose dette e ridette su queste pagine, al punto da annoiare – a volte – lo stesso direttore della testata, ancor prima dei lettori, che a questo punto – però – nemmeno si rivelano troppo attenti.

Calogero Spada

04 Luglio 2023

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