Lo sfascio della sanità è iniziato quando hanno trasformato gli ospedali in “aziende”

Lo sfascio della sanità è iniziato quando hanno trasformato gli ospedali in “aziende”

Lo sfascio della sanità è iniziato quando hanno trasformato gli ospedali in “aziende”

Gentile direttore,


ritengo che lo sfascio della sanità sia iniziato quando i politici hanno trasformato gli ospedali in "aziende"! Nel 1992 i politici trasformarono gli ospedali in “Aziende”, aziende che dovevano produrre profitti, mentre la mission del Sistema Sanitario era e deve essere la qualità delle cure erogate e non la quantità delle stesse. Io mi oppongo con forza ad una deriva economicistica del SSR, legata al metodo di lavoro "fordista”, di inizio ‘900 che paragona il lavoro sanitario a quello di una catena di montaggio per auto, legato unicamente ai tempi medi di produzione di un pezzo meccanico.
 
Ribadisco che l’ospedale produce salute, non produce profitti e chi ha la competenza di gestire il Servizio Sanitario Regionale e Nazionale ha il dovere di affrontare il tema del Personale Sanitario ed ha il compito di investire su di esso, non fosse altro perché rappresenta il cardine fondamentale su cui ruota la sanità.
 
Invece continuano imperterriti i tagli lineari alla sanità da parte di tutti i governi e, come denuncia la Fp Cgil, si è verificata una emorragia di personale sanitario, dal 2009 al 2016, di 50.000 lavoratori. Per non parlare poi degli 80.000 posti letti tagliati negli ultimi 10 anni.
 
In tutti questi anni di blocco del turn over, di pensionamenti, di gravidanze non sostituite, di ipertrofia e precarizzazione dell’orario di lavoro medico e infermieristico, il SSN si è retto solo grazie alla abnegazione degli operatori, che si sono fatti carico di condizioni di lavoro al limite dello schiavismo, effettuando una quantità impressionante di ore di lavoro eccedenti il dovuto, pari a circa 10 milioni ogni anno per i soli medici ospedalieri, ore che non verranno mai retribuite o recuperate. Non dico falsità, se affermo che ogni sanitario lavora, mediamente, ben oltre le canoniche 48 ore settimanali,nell'ottica di un nuovo caporalato 2!
 
La politica deve capire che è prioritario incentivare il capitale professionale sanitario, mentre attualmente lo demotiva, con stipendi bloccati da 8 anni, con il peggioramento delle condizioni di lavoro, con una vistosa emorragia delle dotazioni organiche e con numerosi medici ed infermieri affetti da burn out!
Mi chiedo e vi chiedo, quale Azienda con 653.352 dipendenti (dati 2015) agisce per anni, solo sui costi generali e non si interessa delle condizioni di lavoro e della “soddisfazione” dei propri dipendenti?

Ecco perché per superare l’attuale sfascio della sanità è indispensabile puntare sulla “gratificazione” del personale, perché senza un personale motivato e gratificato non si risolvono i problemi che affossano la Sanità.
La gratificazione del personale è un elemento fondamentale come la consapevolezza che chi opera in sanità opera per il più essenziale dei diritti umani: la salute.

Gli eventi avversi che si stanno verificando negli ospedali sono legati all’ insufficienza organizzativa e d’organico, ma sono stati cinicamente riversati sul personale dagli stessi politici che sono i veri responsabili della attuale disorganizzazione, ma i politici sappiano che il sanitario è immune da censure e viene assolto da qualsiasi tribunale, se l’ospedale è carente o disorganizzato, come recita la Sentenza Cassazione N° 46.336, del 10 novembre 2014.
Dalle motivazioni di questa storica sentenza si evince che :”Il pz. avrebbe potuto essere salvato, ma disguidi e disorganizzazioni non imputabili all’unico sanitario presente in PS ortopedico,l’hanno impedito”, quindi anche la giurisprudenza riconosce le colpe di amministratori poco accorti.

E’ arrivato il momento di risollevare la testa e di attuare una “legittima difesa”, perchè l’unico colpevole della situazione attuale è una classe politica imbelle che ha permesso di preservare i propri gruppi dirigenti, invece di garantire i livelli minimi di sicurezza clinica ed organizzativa.
Investire in Sanità significa agire non solo sul versante economico, ma soprattutto nell’ottica di tutele professionali e di riconoscimento del merito e della professionalità.
 
Dato che la classe medica ci mette quotidianamente la faccia, è arrivato il momento che anche la politica ci metta la propria, di faccia, per salvaguardare il diritto alla salute dei cittadini, sancito come fondamentale dalla Costituzione.

Dott.ssa Mirka Cocconcelli
Chirurgo ortopedico
Bologna

Mirka Cocconcelli

12 Dicembre 2017

© Riproduzione riservata

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