Gentile Direttore,
mi voglio soffermare sulla correlazione tra incidenza di suicidio ed atleti. Il National Collegiate Athletic Association (NCAA) ha recentemente fatto uno studio della durata di 9 anni dove ha cercato di misurare concretamente l’incidenza di suicidio tra gli atleti dell’NCAA. Hanno analizzato in questo studio retrospettivo, durato dal 2004 al 2009, i suicidi correlati in base all’età, il sesso, l’etnia e lo sport.
In questi nove anni hanno valutato un totale 3,773,309 atleti dove il 57,1% erano uomini e il 42,9% donne. La maggior parte erano bianchi (72,9%), seguiti dagli Afro-Americani (15,2%) e gli Ispanici (3,9%).
Sono morti un totale di 477 atleti con una incidenza di 12.6/100000 di individui all’anno. Ma solo 35 sono stati i casi di suicidio identificati con una incidenza di 0.93/100000 individui all’anno, dove il metodo più utilizzato è stato un colpo d’arma da fuoco.
Il suicidio rappresentava il 7.3% delle morti totali (35/477), trovandosi al quarto posto dopo gli incidenti traumatici, morti cardiovascolari ed omicidi. Il profilo statistico e probabilistico più rilevante è composto dai seguenti punti: l’età media era di 20 anni, la maggior parte degli individui erano di sesso maschile (82.9%), nel 68.5% dei casi gli atleti erano bianchi e lo sport con maggior incidenza è stato il football (n=13).
Tutte le grandi moli di dati sono stati comparati ovviamente con il gruppo di controllo di non atleti. È eccezionale notare come lo sport sia un fattore protettivo e quindi preventivo verso il comportamento suicidario. Gli “studenti-atleti” rispetto al gruppo di controllo di “studenti-non atleti” sono stati meno soggetti all’atto suicidario probabilmente perché più intrisi in un mondo sportivo dove trovano quotidianamente supporto sociale, mutuo aiuto, obiettivi, riconoscimenti con aumento dell’autostima e protezione dall’isolamento. Ma l’incidenza aumenta se ci sono infortuni, fallimenti nelle competizioni o predisposizione alla depressione maggiore.
La prevenzione del suicidio è fondamentale ed ha bisogno di un approccio sicuramente multidisciplinare ed evidence-based. Le ricerche future dovrebbero orientarsi verso la sempre più attuale chiave eziologica e di sviluppo bio-psico-sociale delle malattie, accettando la multifattorialità e l’eterogeneità delle psicopatologie che si fondono e mutano attraverso fattori protettivi e di rischio.
Lo psichiatra Prof. Leonardo Tondo (Lecturer in Psychiatry, Harvard Medical School) aggiunge:
“1. L'incidenza è più bassa negli atleti rispetto alla popolazione generale americana anche se di poco e questo sembra positivo. 2. La quarta causa di morte per suicidio significa però che gli atleti, così come i giovani, non muoiono per altre cause. 3. Gli atleti, proprio perché in generale in buona salute psico-fisica, sono in qualche modo autoselezionati come persone a minore rischio di suicidio. 4. il contratto terapeutico è un'arma a doppio taglio che può essere utilizzata in modo contrario da particolari persone. Le indagini specifiche non mostrano un suo effetto preventivo.”
"Il suicidio è l’estremo tentativo di migliorare la propria vita".
Dr. Leano Cetrullo
Psicologo
Member of The British Psychological Society
Member of The American Psychological Association
Member of The UK Psychological Trauma Society