Attesa in Pronto Soccorso: per molti ma non per tutti

Attesa in Pronto Soccorso: per molti ma non per tutti

Attesa in Pronto Soccorso: per molti ma non per tutti

Gentile Direttore, i dati del sovraffollamento dei Pronto Soccorso durante le ultime festività Natalizie variano molto tra ospedale e ospedale, suggerendo che esistono strategie per ridurre l’attesa e rendere più attrattivo il lavoro nell’emergenza/urgenza..

Gentile Direttore,
i dati del sovraffollamento dei Pronto Soccorso durante le ultime festività Natalizie variano molto tra ospedale e ospedale, suggerendo che esistono strategie per ridurre l’attesa e rendere più attrattivo il lavoro nell’emergenza/urgenza. Abbiamo analizzato i casi virtuosi.

Anche durante queste festività natalizie i Pronto Soccorso piemontesi hanno vissuto condizioni di sovraffollamento e boarding inaccettabili, con pazienti bloccati per giorni in spazi inadeguati, nonostante l’impegno straordinario del personale. Tuttavia, in questo quadro oramai noto, emergono alcune realtà virtuose.

In questa tabella abbiamo estrapolato dai dati Regionali disponibili (incompleti alla fonte), la media dei pazienti in PS e in attesa di ricovero di alcuni ospedali del Piemonte, nei giorni che vanno dal 24 Dicembre 2025 fino all’Epifania, 6 Gennaio 2026.

Già dai numeri assoluti, si notano ad occhio grossolane differenze tra presidi.

Ipotizzando un ipotetico “coefficiente boarding” ovvero il rapporto in percentuale tra i pazienti in attesa di ricovero in relazione a quelli da ricoverare, la differenza è molto evidente

Gli ospedali di Ciriè, Vercelli, Verduno e AO Cuneo, nonostante abbiano un numero discretamente elevato di pazienti presenti in PS, dichiarano un boarding relativamente basso e un indice boarding non oltre il 22%.

Questo significa che i pazienti attendono meno per essere ricoverati, ma anche che il personale sanitario dell’Emergenza Urgenza non deve occuparsi della gestione clinica di pazienti che nulla più hanno di urgente, ma che necessitano invece di cure in reparti di degenza.

Questi dati, seppur aneddotici perché raccolti “one shot” e senza uno studio metodologico scientificamente rigoroso (anche per indisponibilità di dati completi) ci dicono che in alcune realtà piemontesi si è riusciti a contenere il boarding.

Questo ha ricadute a più livelli: ovviamente sui pazienti, che attendono meno in barella in DEA prima di essere ricoverati, ma anche sul personale sanitario dell’emergenza urgenza, che non deve in questi ospedali occuparsi anche di ciò che non gli compete, ovverosia la gestione clinica quotidiana di pazienti che nulla più hanno di emergente o urgente ma che necessitano di cure ospedaliere in reparti di degenza ordinaria.

La conseguenza più evidente è che in questo modo si rende disponibile più personale per garantire quella che è la vera mission della MEU, cioè la gestione delle emergenze e urgenze che arrivano in DEA/PS dal territorio, la stabilizzazione di pazienti critici e il loro inquadramento diagnostico, l’esclusione di patologie potenzialmente urgenti o emergenti in quei pazienti che arrivano in DEA con problematiche minori.

Se quindi è implicito il miglioramento dei tempi di attesa e di processo in quei DEA che non devono occuparsi del boarding, meno diretto è il collegamento tra la necessità di gestire il boarding e l’emorragia di medici strutturati, che continuano a lasciare in gran numero gli organici dei DEA e dei PS piemontesi. È interessante rilevare che negli stessi PS in cui il boarding non è un problema, anche la carenza di personale è sempre meno un problema.

Non è probabilmente un caso che tutte le realtà con minor indice di boarding siano in controtendenza anche per quanto riguarda la carenza di personale: la letteratura scientifica recente suggerisce che il boarding abbia una correlazione con il burnout e addirittura con il moral injury che colpisce i medici d’urgenza.

Ma come hanno fatto in questi ospedali ad annullare o ridurre fortemente il boarding?

Certamente hanno beneficiato dell’applicazione rigorosa della normativa regionale vigente, che in altre realtà è disattesa: la DGR 6428 della Regione Piemonte, del gennaio 2023, che suggerisce una serie di possibili soluzioni al problema del boarding. Se quanto indicato nella DGR, adattato ai vari contesti, è applicato rigorosamente, fa la differenza. Non solo: da quando quella DGR è stata applicata, la situazione degli organici ha iniziato a migliorare, indicando che i due fenomeni sono strettamente correlati.

Nella DGR è per esempio prevista l’attivazione di percorsi cosiddetti Fast-Track e viene indicato di limitare l’invio in PS i pazienti visitati ambulatorialmente e non urgenti esami e approfondimenti devono essere gestiti direttamente da queste strutture senza gravare sui PS.

Ancora, la DGR indica la necessità di favorire l’effettuazione dei ricoveri anche nelle ore notturne, di attivare le discharge room, di istituire la figura del bed manager, di ottimizzare il lavoro del Nucleo Ospedaliero di Continuità delle Cure, di dare priorità in caso di sovraffollamento ai ricoveri da Ps rispetto ai programmati, di limitare i ritardi per le consulenze in PS.

Ovviamente queste indicazioni non sono attuabili tutte ed ovunque e rimane cruciale il numero di posti letto per ricoverare che ciascun PS ha alle spalle, ma la DGR è uno strumento che anche se applicato solo in alcuni punti, può fare la differenza.

Infine come sindacato siamo orgogliosi di rilevare che un’ultima caratteristica comune alle strutture più virtuose sul boarding è il rigoroso rispetto delle norme contrattuali. Il benessere organizzativo in MEU, secondo noi, passa infatti non solo attraverso la riduzione del boarding ma anche attraverso il rigoroso rispetto delle tutele previste dal CCNL 19-21 soprattutto in termini di eccedenza oraria, nonché dei dettami della legge 66/2003 sull’orario di lavoro.

Lavorare oltre quanto previsto contrattualmente, aggiunge peso e stanchezza alla frustrazione di seguire pazienti oramai inquadrati e stabilizzati, in attesa di posto letto in reparto, e certamente i carichi di lavoro e le eccedenze orarie (non pagate né recuperate) pesano sulla scelta di alcuni colleghi di lasciare il PS.

L’eccedenza oraria diventa un cane che si morde la coda: un direttore di PS ha pochi medici, li carica di lavoro per non creare un disservizio alla popolazione rischiando però di perdere anche quei pochi che gli sono rimasti.

Viceversa, dove si lavora secondo il contratto e si gestiscono solo i pazienti di competenza, si lavora meglio, e dove si lavora meno e meglio gli strutturati si trovano, persino in un campo deficitario come quello della MEU.

L’inverno del prossimo anno, è possibile che staremo di nuovo a scrivere di sovraffollamento in PS e di boarding.

Ma è anche possibile che invece alcune aziende inizino ad applicare almeno parte delle indicazioni della DGR, e che quindi l’elenco dei Ps con poco boarding aumenti.

Forse poi, è anche possibile che la Regione finalmente monitori l’applicazione della sua DGR, invece di ignorare di averla siglata e accettare l’affollamento in PS come il freddo d’inverno, e che attivi una piattaforma completa con i dati di tutti i presidi, in modo da avere davvero il polso del boarding in tempo reale.
Noi, dal canto nostro, monitoreremo in modo sempre più stringente la corretta applicazione del contratto rispetto all’orario di lavoro.

Poi certo, sarà indispensabile aumentare i posti letto per ricoverare e potenziare la collaborazione con il territorio, ma questa è un’altra storia.

Dr.ssa Roberta Marino
Segretaria Aziendale Anaao Assomed ASL VC

Dr.ssa Chiara Rivetti
Segretaria Regionale Anaao Assomed Piemonte

Pierino Di Silverio

Segretario Nazionale Anaao Assomed

Roberta Marino, Chiara Rivetti, Pierino Di Silverio

09 Febbraio 2026

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