Perché la riforma Aifa non sta funzionando

Perché la riforma Aifa non sta funzionando

Perché la riforma Aifa non sta funzionando

Gentile Direttore, la spesa esonda come e più di prima (2025: +18% sul tetto complessivo, +40% sugli “acquisti diretti”), così i tempi di rimborso che restano i soliti biblici (21 mesi per i nuovi farmaci-NAS vs i 18 dell’ultimo triennio).

Gentile Direttore,

la spesa esonda come e più di prima (2025: +18% sul tetto complessivo, +40% sugli “acquisti diretti”), così i tempi di rimborso che restano i soliti biblici (21 mesi per i nuovi farmaci-NAS vs i 18 dell’ultimo triennio)

Pur premettendo che restiamo il Paese che rimborsa più farmaci e pagandoli meno, sta di fatto che i numeri negativi su spesa e tempi non migliorano anzi, seppure non molto, peggiorano, segno che la riforma dell’Agenzia non sta dando i risultati sperati.

Le cause vanno cercate nei limiti del nuovo modello organizzativo e funzionale (ne avevo scritto qui quando la riforma fu presentata):

-Il carico di lavoro individuale dei 10 membri CSE raddoppiato, avendone dimezzato il numero dai 20 CTS + CPR

-La perdita di specializzazione dal modello ‘tayloristico” CTS/CPR dalle competenze separate ultraspecialistiche verticali-longitudinali a quello CSE dalle competenze indistinte trasversali-orizzontali

-L’effetto “dopolavoro” per i membri CSE il cui ruolo in AIFA è in aggiunta al proprio rispettivo prestigioso lavoro (accademico, clinico, farmacista, manager, ecc.), limitando l’operatività CSE a soli 4-5 giorni al mese.

-Una remunerazione irrisoria dei membri CSE se paragonata alle grandi responsabilità del ruolo

Servirebbe invece una CSE permanente, con decisori full time, esperti esterni ma in aspettativa dai propri prestigiosi incarichi o interni ad AIFA, “tecnocrati”, come accade in diversi altri Paesi, specialmente nordici

Oppure con l’attuale modello “dopolavoristico”, limitare alla CSE la sola sintetica ratifica finale di quanto deciso a monte dalla tecnostruttura dell’Agenzia, gli “uffici”. Significherebbe trasferire loro gran parte del processo di valutazione. E bisognerebbe rendendoli quali-quantitativamente idonei al ruolo.

Come misure accessorie a velocizzare i tempi di accesso ad un nuovo farmaco, aggiungo il “rimborso precoce” con successivo conguaglio per azzerare i mesi di attesa e un “Gran Giurì” di esperti esterni, tipo “Schiedsstelle” tedesco, se non si concorda il prezzo e rimborso entro una certa data.

In sintesi, la riforma ha delle debolezze che ne impiombano le ali. Piuttosto prevedibili, sorprende chi oggi se ne sorprende. Finito il rodaggio, serve un bel tagliando.

Prof. Fabrizio Gianfrate

Economia Sanitaria

03 Marzo 2026

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