Atto medico. Il “grande” alibi

Atto medico. Il “grande” alibi

Atto medico. Il “grande” alibi

Gentile direttore,
ho  letto che nelle motivazioni della proposta di legge del Pd sull’atto medico si ripropone una cosa che il collega Gugliucciello aveva chiarito nella sua lettera del 20 febbraio. In buona sostanza si ripropone la sentenza del Consiglio di Stato (III Sez.) del 29 gennaio 2015 per la quale il fisioterapista può erogare prestazioni al singolo paziente solo su prescrizione del fisiatra o di medico specialista. Ma se riassumiamo brevemente la faccenda, probabilmente, la citazione non è poi così felice.
 
Palazzo Spada, infatti,  dà ragione alla Lucania che ha subordinato l’accesso ai trattamenti di un Fisioterapista, nel suo studio libero professionale, unicamente a chi ha una prescrizione del fisiatra o di altro specialista, perché, dicono gli Ermellini, anche il Veneto, per l’accesso alle prestazioni nei suoi Ospedali o nei servizi del Servizio Sanitario Regionale, ha messo come filtro il fisiatra. A questo punto Di Pietro direbbe: “E che c’azzecca”?
Anche nel 2008 quando naufragò, per la seconda volta, la delega al governo per emanare i nostri Ordini i medici minacciarono: ”Una definizione di atto medico che ne tracci le potestà e i limiti per meglio definire le potestà ed i limiti degli atti da riservare ad altre professioni sanitarie”. Già, bella pensata, perché non lo fanno sul serio? Checché se ne dica, le altre professioni sanitarie sono normate in tutto e per tutto e si sa benissimo cosa possano o non possano fare. Lo facciano anche loro e la piantino di nascondersi tutte le volte dietro l’ “atto medico” che altro non è che un universo senza limiti ed in continua espansione. Dubito però che, se non costretti, passeranno dalle a parole ai fatto dandosi “le potestà e i limiti”, visto  che preferiscono siano altri a non avere potestà e molti limiti.  
 
Gianni Melotti
Fisioterapista

26 Marzo 2015

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