Gentile Direttore,
secondo i dati ISTAT a inizio 2024 le persone ultra sessantacinquenni sono il 24,3% della popolazione (14.358.000). Coloro che hanno raggiunto e superato gli ottant’anni sono 4.330.074 mentre le persone che hanno compiuto novant’anni sono 774.528. Questo, seppur in considerazione della significativa eterogeneità che caratterizza il processo di invecchiamento, si accompagna ad una progressiva perdita di autonomia e a aumento della necessità di aiuto nelle attività di vita quotidiana per lunghi periodi.
Ad essere impegnato in prima persona, dunque, nella gestione delle prescrizioni, dei farmaci, nell’organizzazione e gestione dei follow-up, nelle attività quotidiane oltre che nel supporto emotivo e psicologico è il caregiver familiare.
Essere caregiver ha riflessi importanti e indiscutibili sul quotidiano di chi veste questo “abito” tutt’altro che facile: stress e burnout, isolamento sociale, difficoltà economiche, impatto sulla salute mentale sono alcuni degli elementi che possono impattare sul benessere e sulla qualità di vita del caregiver stesso.
“Una persona tanto forte quanto fragile” lo definisce una caregiver in una lettera inviata a L’infermiere online. Una giovane caregiver che fa delle riflessioni importanti anche sull’essere investiti di questo ruolo fin da giovani e sull’equilibrio emotivo che, senza supporto vero rischia di essere minato nel profondo.
Un supporto che, per essere tale, deve essere sancito e sostenuto da una legge inclusiva e di equità sociale che garantisca diritti e tutela al caregiver familiare come sottolineano con forza nel l Manifesto-Appello CARER – Associazione Caregiver familiari e Cittadinanzattiva presentato il 15 ottobre scorso a Palazzo Montecitorio.
Quattro criteri fondamentali da considerare per realizzarla, ribadiscono: “Una definizione ampia della figura (1) che riconosca diritti e tutele anche se il caregiver non convive o non è un familiare della persona assistita, (2) che lo coinvolga attivamente nella stesura del cosiddetto Progetto di vita o Progetto Assistenziale Individualizzato della persona assistita e sia espressione anche dei suoi bisogni come caregiver; (3) che preveda l’attivazione di tutele crescenti rapportate al carico assistenziale e agli impatti/bisogni del caregiver e (4) che abbia risorse congrue per garantire una effettiva esigibilità delle tutele ed essere così una concreta base di partenza per il disegno e l’attuazione di servizi e sostegni dedicati a chi si prende cura”.
Non si può più procrastinare perché la sofferenza di chi aiuta è invisibile e dilagante.
Marina Vanzetta
L’Infermiere Online