Carenza infermieri. Finalmente se ne parla

Carenza infermieri. Finalmente se ne parla

Carenza infermieri. Finalmente se ne parla

Gentile Direttore,
cresce finalmente la attenzione mediatica al grande problema della carenza di infermieri nel nostro Paese. Il servizio del TG 1 serale (ora di massimo ascolto per i notiziari) di Carlotta Mannu del 25 settembre scorso, che quantifica in 53mila il numero di professionisti mancanti nel SSN nazionale, ha il grande merito di portare all'attenzione di tutti una ''notizia'' che per gli addetti ai lavori -inclusi i media del settore- è nota da anni.

Sono state sicuramente tante le tappe della divulgazione di questa situazione che, come ha spiegato il servizio, ha il pesante effetto di un rapporto infermiere/pazienti troppo sbilanciato.

Naturalmente, chiunque è in grado di capire che, in assenza di un numero adeguato di infermieri preparati, sono possibili serie conseguenze sugli assistiti, più frequenti dove più critiche sono le condizioni degli stessi. Ma non tutti sanno interpretare, o sanno che possono essere misurati, gli effetti di questa carenza.

Credo di avere sentito, per la prima volta, parlare di studi documentati sull'argomento – con dati numerici reali- già all'inizio del nostro secolo, quando arrivarono anche da noi dapprima echi lontani, poi materiali sempre più validati, come le ricerche di Aiken et al., 2002; Mark et al., 2004; Needleman et al., ancora nell'anno 2002.

Da allora ho seguito l'argomento con lo stesso interesse con il quale ho dedicato tempo allo studio e all'analisi di situazioni di rischio clinico professionale (perchè aspetti strettamente correlati fra loro), trovando eccellenti spunti negli articoli di validissimi esperti italiani; cito ad esempio il milanese Carlo Orlandi, che ha spesso pubblicato sulle pagine dapprima cartacee, poi elettroniche del sito della FNOPI molto materiale che dimostra, senza dubbio alcuno, cosa succede quando gli infermieri sono troppo pochi, e lo staff non è adeguato ai bisogni degli assistiti.

Infine, finalmente anche in Italia è approdata – negli ultimissimi anni – la ricerca internazionale RN4CAST che da sola rende chiaro, anche a chi esperto del settore non è, che effetti (devastanti) ci sono quando la carenza di infermieri si manifesta nei numeri ricordati anche dal servizio del TG.

Se ragioniamo su quanto accaduto in Italia negli ultimi anni, e cioè la riforma del sistema pensionistico incatenata al problema del blocco del turn over, noi dovremmo -a certi dati- poter aggiungere anche un valore che spesso sfugge, e cioè quello della età media del personale.

Questa è drasticamente oggi ben più alta degli anni di comparsa di queste prime, importantissime ricerche, e questo dato ha inevitabili ricadute sulla qualità delle prestazioni per una professione che comporta -certamente- molti aspetti di natura ''sensoriale'' ed intellettuale, ma anche una indispensabile componente fisica (basti pensare al recupero dopo un turno notturno).

Una volta che tutti i protagonisti potenziali, ed i possibili ''decisori'', nessuno escluso, hanno – credo- condiviso i dati di queste ricerche scientifiche e non propagandistiche; quando si è compreso che un infermiere non assunto comporta un risparmio in termini economici di certo inferiore al costo delle conseguenze negative sui pazienti, forse riusciremo ad invertire una tendenza che anche con i concorsi, ritornati a essere banditi dopo la parte peggiore della crisi, resta critica.

L'ingresso di giovani infermieri può fare la differenza, e deve farla: è questione di sicurezza, di dignità e del necessario investimento in una parte, il sistema sanitario, troppo importante per l'intera società.

Sarebbe necessario, in sintonia con questo aspetto, ricordare anche le nuove opportunità legate alla professione, che possono modernizzare la nostra impostazione delle cure e dell'assistenza, sostenendo al massimo la diffusione – per esempio- di reparti a gestione infermieristica e quella dell'infermiere di famiglia, per citare solo due delle più forti innovazioni che, dove attuate, hanno già dimostrato vantaggi per gli assistiti , per l'organizzazione, ed anche per i professionisti compresi nei progetti.

Come sempre grazie per la costante attenzione alla nostra professione, cordialmente

Francesco Falli
Vice Presidente OPI La Spezia

Francesco Falli (Opi La Spezia)

28 Settembre 2018

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