Coronavirus. Finirà ma ne arriveranno altri, saremo pronti?

Coronavirus. Finirà ma ne arriveranno altri, saremo pronti?

Coronavirus. Finirà ma ne arriveranno altri, saremo pronti?

Caro Direttore,
quando il Covid-19 sarà solo un esempio di come vanno affrontate le emergenze sanitarie e le tende pre-triage saranno a prendere polvere nei magazzini della Protezione Civile, dovremo tutti ritornare ad avere più rispetto o forse paura per quei minuscoli virus e batteri, che non si vedono ma che hanno trasformato la nostra vita in uno stato di perenne agitazione e paura.

Occorrerà ripensare alle nuove tecnologie diagnostiche, a prevedere l’adeguata formazione degli operatori per evitare di pensare che un test possa rapidamente dare una risposta quando occorrono invece delle ore e quando sono necessarie competenze che non si possono acquisire in una notte per decreto.
 
Dovremo imparare a gestire le emergenze batteriche e virali in modo che non siano più emergenze, in modo che i test siano alla portata di tutti, perché questo Coronavirus non è la prima emergenza virale che compare: 2003 epidemia di SARS, 2009 epidemia di H1N1, 2012 epidemia di MERS-CoV, 2018 epidemia di Zika. Per pura fortuna queste epidemie ci hanno solo sfiorato…

E ci siamo dimenticati anche del costante aumento della antibiotico-resistenza in Italia che ci fa brillare ai primi posti in Europa per carenze di iniziative efficaci: è una emergenza annunciata e fra pochi anni porterà ad un aumento della mortalità, vanificando di fatto gli sforzi fatti in campo oncologico e dei trapianti.

Le malattie infettive non sono scomparse, hanno imparato ad adattarsi ai nostri antibiotici e antivirali sempre più perfetti ma nella loro perfezione anche limitati; i microrganismi sono sopravvissuti a ere glaciali, a eventi nucleari e si trasformano molto più velocemente di quanto noi riusciamo a studiare.
Ma sono pur sempre piccoli esseri che non hanno l’intelligenza dell’Homo sapiens: noi possiamo limitare i loro danni ma soltanto se la Sanità tornerà ad essere gestita non in maniera aziendalistica e burocratizzata ma con il solo scopo della tutela della salute. Spesso la “gestione della salute” è stata considerata una gestione economica, ma quanto ci è costato e quanto ci costerà in termini di salute ed economici questa visione miope?

Quanto saremmo riusciti a fermare la diffusione del Coronavirus 2 se i laboratori non fossero stati trasformati in “esamifici”, in macchine che devono sfornare risultati con il massimo risparmio di strumentazione e di personale, se non si fossero accentrati gli esami in pochi centri nella mera illusione di risparmio….

La corsa all’accorpamento dei laboratori ha portato ad avere ora pochi centri che devono far fronte sia alla emergenza che alle attività routinarie. Il personale sempre più ridotto è ora costretto a fare turni massacranti, peraltro non compatibili con la possibilità di interfacciarsi con i sanitari.  E così i cittadini sono diventati di fatto pazienti di serie A e di serie B, a seconda degli esami che devono fare, a seconda del laboratorio a cui afferiscono e non possono essere assicurate a tutti le medesime possibilità di cura.

Ne è valsa la pena depauperare e accorpare i laboratori, che di fatto oggi potrebbero svolgere la maggior parte degli esami e che invece non possono farlo e sono costretti ad allungare i tempi di riposta degli esami concentrati in pochi centri? Chi lo dirà ai pazienti che i tempi si sono così allungati solo perché i pareggi di bilancio sono stati ottenuti sulla diminuzione del personale?

Quando tutto questa situazione di emergenza, che io paragono a “palline in un flipper impazzito” sarà finita, saranno molte le risposte che si dovranno dare, molte spiegazioni, molti errori che forse siamo ancora in tempo a correggere.

Se il virus è di origine cinese, allora ripartiamo proprio da come è scritta la parola “crisi” in cinese..  “crisi” in cinese si dice “weiji” ed è composto da due caratteri: “wei” che indica “rischio” e “ji” che indica “opportunità”, per cui in ogni pericolo c’è una opportunità ed è questa che dopo l’emergenza dovremo saper cogliere.

Dott.ssa Alessandra Allocco
Microbiologa
Componente Consiglio Regionale Anaao Assomed Piemonte

Alessandra Allocco

12 Marzo 2020

© Riproduzione riservata

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