Coronavirus. Non dimenticatevi di noi “soldati semplici” della medicina generale

Coronavirus. Non dimenticatevi di noi “soldati semplici” della medicina generale

Coronavirus. Non dimenticatevi di noi “soldati semplici” della medicina generale

Gentile Direttore,
avrei voluto poterle scrivere una lettera che avesse argomento l’informatica medica, di cui mi interesso come socio della sezione Emiliano-Romagnola della Società Italiana di Telemedicina. Invece le scrivo una lettera “dal fronte” di questa strana guerra al Coronavirus. Nella vita reale sono un Medico di Medicina Generale, in una piccola cittadina della provincia di Piacenza, inserito in una Medicina di Gruppo di 7 medici che fa servizio anche in una Casa Residenza per Anziani che accoglie spesso casi molto gravi per la degenza post-acuta e la riabilitazione. Noi tutti ci sentiamo veramente in trincea, con quasi nulla nelle nostre mani per difenderci e difendere i nostri pazienti da questo nemico invisibile.
 
La prima nota che mi sento di fare è riguardo alla contrazione del tempo: pur sapendo dell’infezione in Cina, in queste ultime pochissime settimane la vita professionale e personale di tutti è cambiata e ha assunto ritmi elevatissimi. Le numerosissime richieste di aiuto, consigli, terapie ci pressano e ci spremono fino all’impossibile e oltre, a qualsiasi ora, esattamente come per i colleghi ospedalieri, gli infermieri i volontari e tutti quanti si occupano di sanità.
 
Abbiamo da subito attivato misure preventive ed esposto cartelli che danno consigli, finché ne avremo (l’AUSL ci ha fornito per 2 volte 50 mascherine chirurgiche – noi seguiamo 10000 pazienti, ma comprendiamo che questa scarsità sia dovuta alle effettive carenze di forniture).
 
Ci siamo attivati personalmente per acquistare a carissimo prezzo i DPI, il gel ecc. i pazienti con problemi respiratori ricevono subito la mascherina, le sedie della sala d’aspetto (che per fortuna è grande) sono poste a distanza di sicurezza, i pazienti usano il gel all’arrivo e prima di uscire.
 
Fino a che potremo continueremo a fare così. Gestiamo centinaia di telefonate e messaggi ogni giorno, cerchiamo di dare consigli, visitiamo la gente come prima, con pochissime risorse protettive che stanno finendo. Cerchiamo di preservarci, in modo da non far mancare il nostro supporto ai nostri pazienti. E cerchiamo di arginare le paure senza negare, ma semplicemente spiegando cautele e situazione.
 
Siamo sottoposti a una pressione emotiva pesantissima: molte volte la decisione delle scelte terapeutiche cade sulle nostre spalle, visto che il 118 dirotta spesso su di noi, ed è sempre difficile sapere che i sintomi clinici del paziente sono molto probabilmente da infezione per Coronavirus, ma il protocollo non consente di classificarli tali per la mancanza di un contatto segnalato.
 
Così cerchiamo di tenere al domicilio il più possibile i pazienti, vedendoli poi arrivare d’urgenza scompensati e… positivi. Sappiamo che non c’è altro da fare, ma è difficile sapere di non avere scelte terapeutiche valide e dover solo attendere l’aggravamento o la guarigione.
 
Siamo anche in una epidemia sfruttata dai media, dalla politica e dai social in modi che ritengo incresciosi: invece di collaborare realmente e fattivamente, ci si scontra per guadagnare consensi e voti, oppure per ottenere audience. Sentire continuare a parlare per tantissimo del “Contagiato negativo” che sembrava l’untore unico e che poi si è rivelato assolutamente innocente credo sia stato un momento molto basso per il giornalismo. Come varie teorie complottistiche e segregazioniste che girano sui social o terapie fai da te assurde dal punto di vista medico.
 
Inoltre, non smetterò mai di segnalare la grettezza di operatori commerciali che offrono presidi a prezzi dieci o venti volte quelli reali, con assurdità come mascherine FFP2 (usa e getta!) di incerta provenienza vendute a 60-70 euro. D’altro canto, c’è tutta una parte di persone che ha deciso di comportarsi come se nulla fosse successo, ignorando consigli e cautele. Sono i più difficili da convincere e forse uno dei più grossi rischi che corriamo.
 
E comunque l’Italia dei tagli alla Sanità, dei blocchi delle assunzione, delle carenze di Medici, MMG, PDS e infermieri sta dando un’ottima prova di sé, soprattutto grazie all’abnegazione dei propri operatori e ai piccoli, grandi miracoli che tutti loro sanno fare.
 
Infine, una richiesta: non dimenticatevi di noi “soldati semplici”, che insieme ai colleghi Pediatri di Libera Scelta, ai colleghi di Continuità Assistenziale, ai Medici in Formazione per la MMG, che sono stati cooptati per sostenere i servizi di igiene pubblica nei collegamenti e nel fornire informazione agli assistiti, agli Infermieri Domiciliari e a tutto il personale della Case e strutture per Anziani. Abbiamo anche noi bisogno di supporto morale, di aiuto emotivo e collaborazione da parte di tutti (che già comunque è molto presente). Scusatemi per lo sfogo.
 
Mauro Bonomini
MMG in Medicina di Gruppo dell’AUSL di Piacenza

05 Marzo 2020

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