Costruire un “campo largo” che apra la strada ad una “quarta riforma”
Gentile direttore,
mi sono convinto che oggi l’ambiguità soprattutto di certa “sinistra di governo” sia tra, i tanti avversari della sanità pubblica, forse quello più temibile. Essa in genere non opera al servizio del diritto ma al contrario opera al servizio della sua negazione. Per la sinistra dei diritti davvero una bella contraddizione.
La sanità ha a che fare con il dolore degli uomini con la loro vita e la loro morte, se essa non è regolata dalla sincerità e dalla onestà e dalla coerenza, diventa ingiustizia, diseguaglianza, disumanità, sopruso quindi immoralità. Una sinistra immorale è davvero un’altra bella contraddizione.
Ambiguità quale incoerenza e disonestà
Con il termine “ambiguità” in genere si intende la possibilità di interpretare la realtà, nel nostro caso la sanità, per mezzo dell’interpretazione relativa, quindi per mezzo di più interpretazioni, spesso anche contraddittorie tra di loro.
Per esempio, difendere l’ art 32 e nello stesso tempo fare la “seconda gamba” per la sinistra se è tale dovrebbe essere impossibile a meno che questa sinistra rinunci alla coerenza, alla logica, alla morale e al senso di giustizia.
Infatti la “seconda gamba” ha dato luogo alla negazione dell’art 32 più specificatamente alla riduzione da diritto alla salute come fondamentale e assoluto a diritto relativo quindi potestativo.
Il diritto potestativo è una contraddizione che nega il diritto fondamentale, ma soprattutto, che nega il valore della giustizia.
Una sinistra che rinunci al valore sovrano della giustizia non è sinistra.
La fatica della coerenza
Secondo alcuni autori l’ambiguità e la malafede oggi sarebbero addirittura un tratto dominante della nostra epoca e della nostra politica, cioè un modo per eludere il confronto con le verità scomode e impopolari, quindi una forma di malcelato opportunismo.
Un modo poco leale, che nasconde i propri errori, i propri limiti, anche la propria ignoranza,(per me la sinistra oggi in realtà non studia come dovrebbe) e che, a certa sinistra, alla fine evita la fatica della coerenza. Oggi nella nostra società, sempre più complessa, essere coerente per certa sinistra è sempre più faticoso
In sanità con un governo di destra al governo, l’ambiguità di certa sinistra, rischia in modo neanche tanto dissimulato, di essere menzogna e di essere pubblica disonestà e quindi inganno.
Anche questa, per una sinistra che si candida a cambiare il mondo, non è una contraddizione da poco.
L’ambiguità è la prima causa dell’astensionismo
L’ambiguità, in sanità, permette, a certa sinistra, la possibilità di far convivere verità molteplici, atteggiamenti subdoli e sfuggenti, in grado di inquinare, attraverso messaggi obliqui, le regole fondamentali dell’onestà intellettuale, ma anche quelle non meno fondamentali della razionalità e del buon senso ma anche della giustizia.
Per me l’ambiguità di certa sinistra, in sanità, è un inganno che la sinistra fa a se stessa. Cioè un boomerang.
Essa, come ha spiegato prima di tutti Max Weber, per una serie di problemi, in genere attinenti al potere, al consenso, al dominio soprattutto delle istituzioni, non si accorge di scambiare il bene con il male, il giusto con l’ingiusto, ciò che è opportuno e ciò che è inopportuno, finendo per compromettere, la sua credibilità.
L’astensionismo, oggi è uno dei problemi più grandi che ha la democrazia, perché esso è null’altro che la rinuncia, agita consapevolmente, da masse sempre più estese di persone di esercitare il diritto al voto, come protesta contro l’ambiguità della politica.
Ciò elettoralmente, colpisce più la sinistra e i progressisti che non i loro avversari, perché alla fine diventa una forma di rinuncia di massa alla speranza e alla fiducia nel cambiamento.
Ambiguità e sanità
Secondo me, oggi, nei confronti della sanità, quell’area politica che fa riferimento direttamente e indirettamente al PD e fatta anche da sindacati importanti come la Cgil e da una estesa rete di comuni e di associazioni, e da vari soggetti sociali sorti allo scopo di “salvare la sanità”, promuovendo comitati petizioni appelli di ogni genere, tradisce un alto grado di ambiguità.
Ricordo che la prima iniziativa fatta per “salvare la sanità” e che ha dato il via a cascata a tutto un movimento contro il governo di destra è stata ”la sanità pubblica è sotto attacco. Difendiamola” promossa dall’ Emilia Romagna cinque anni fa.
Ricordo che l’Emilia Romagna, in sanità, è stata la principale autrice dell’aziendalizzazione e la prima grande sostenitrice della seconda gamba proposta ufficialmente da Rosi Bindi quando era ministro della sanità e concordata ufficiosamente dal compianto Giovanni Bissoni al tempo assessore alla sanità di questa regione.
Ricordo anche che, sia l’azienda che la seconda gamba, ancora oggi, anzi più che mai oggi che abbiamo un governo di destra, sono le due controriforme che hanno di fatto azzoppato l’art 32 e cambiato la natura giuridica del nostro sistema pubblico ammettendo la possibilità, molto cara alla Cgil, di sostituire il servizio pubblico con qualsiasi forma di servizio privato.
L’area contro-riformatrice
Oggi di fatto esiste una estesa area contro-riformatrice che difende le controriforme neoliberiste fatte in sanità negli anni 90, compresa tra il PD la Cgil e la Bindi e nella quale non rientrano ne i “progressisti indipendenti” del M5S ne la sinistra alla sinistra del PD (sinistra italiana , Rifondazione comunista), e ne diversi movimenti, penso ad esempio a “medicina democratica”.
Questa area è quella che senza dubbio esprime, sulla sanità, il più alto grado di ambiguità.
Essa al governo Meloni chiede sostanzialmente di rifinanziare la sanità ma al solo scopo di rifinanziare le controriforme che non ha mai ripudiato cioè di rifinanziare quel progetto neoliberista che è costato al paese la perdita di fatto dell’art 32, quindi la compromissione del SSN, definito con la 833.
Unione, grande alleanza democratica e campo largo
Questa “area contro-riformatrice” costituisce, nella sua estensione, l’opposizione al governo in carica ed è la stessa che per sconfiggere le destre propone, soprattutto per bocca della Schline, una coalizione tra tutte le diverse forze politiche definita “campo largo”.
Il “campo largo” fu l’idea che condusse Letta, segretario del PD, prima della Schline, alla grande sconfitta del 2022.Essa altri non è che una idea di coalizione quindi la riproposizione dell’idea di “Unione” di Prodi del 1996 concepita per riunire tutti partiti di centro sinistra e la sinistra più radicale e che si chiamava “Grande Alleanza Democratica”.
Come una montagna che emerge dal mare
Con il “campo largo”, come una montagna sommersa, che emerge improvvisamente dal mare, emerge oggi tutta l’ambiguità strabocchevole dell’area contro-riformatrice presidiata dal PD dalla Cgil e dalla Bindi
L’ambiguità a cui mi riferisco consiste nel proporre, davvero in modo molto ambiguo, una coalizione per combattere la destra al governo che però, per quanto riguarda la sanità, deve essere fatta a controriforme neoliberiste invarianti, nonostante, queste controriforme, stiano oggettivamente uccidendo il servizio pubblico e nonostante la sanità sia, come dice anche il Censis, al primo posto della preoccupazione degli italiani.
Ricordo che nonostante quello che dice il Censis e tanti altri centri di ricerca, fino ad ora, nessuno, quindi ne il PD ne la Cgil e meno che mai la Bindi,ha mai dichiarato la loro disponibilità a rivedere le loro scelte neoliberiste quindi le controriforme fatte contro l’art 32 .
Un campo largo contro gli italiani
Secondo me, è molto difficile, con la domanda crescente di salute nel paese, con lo smantellamento del servizio pubblico e la continua crescita della sanità privata, che, per le forze politiche non neoliberiste, in particolare il M5S e la sinistra alla sinistra del PD, sia possibile per esse aderire al “campo largo” accettando contro i bisogni della gente di nascondere le enormi ambiguità di cui ho parlato.
Un campo largo per confermate le controriforme fatte dal PD prima di tutto più che mai oggi è contro la gente, che, come dicono le ricerche, vuole più sanità pubblica e meno sanità privata, più diritti e più servizi pubblici non il contrario.
Se il campo largo non darà garanzie non sarà mai largo
Se la sinistra e i progressisti indipendenti come il M5S, non intercettasse questa forte domanda sociale rischino di pagare enormi costi politici di consenso Già il M5S ha detto a chiare lettere nella sua assemblea costituente “Nova”, fatta alla fine dell’anno scorso, che non è disposto a giocarsi la sua credibilità politica di “progressista indipendente” per stare nel campo largo che fa comodo al PD alla Cgil e alla Bindi.
Secondo me il campo largo se prima di tutto non darà garanzie per rispondere ai forti bisogni di salute della popolazione e per superare le controriforme che in sanità ci hanno fatto perdere i diritti e la gratuità e l’universalità e la giustizia, per me è difficile che si faccia. O almeno io, che sono comunque favorevole all’idea di coalizione per battere le destre, senza certe garanzie da parte dell’area contro-riformatrice, non lo farei.
Un esempio recente di ambiguità
Poco tempo fa mi sono trovato mio malgrado a scontrarmi con l’onorevole Malavasi del Pd e membro della commissione Affari sociali alla Camera. Le avevo proposto, su questo giornale, di discutere le responsabilità del suo partito in ordine alla questione della privatizzazione della sanità. Per tutta risposta, a parte certe indignazioni ridicole, che pur facendomi sorridere ritengo in cuor mio, di non meritare, non solo non ho ricevuto i chiarimenti che auspicavo, ma da parte sua ho ricevuto solo una imbarazzante apologia delle politiche neoliberiste fatte dal suo partito. Non intendo seguire il suo metodo “contra homine” per cui mi asterrò dalla tentazione pur forte di dirle “sul muso” ciò che meriterebbe. E non sottolineerò perché sarebbe troppo facile le sue vistose incompetenze. Mi atterrò invece, come sempre, alla regola, per me sovrana, di discutere in subiecta materia.
Una prima tesi falsa
L’onorevole Malavasi sostiene che la legge Bindi in realtà sarebbe stato un coraggioso tentativo di contenere l’azienda quindi di contenere i danni dell’azienda, tentativo fatto a fin di bene cioè per difendere la sanità pubblica. Tesi scopertamente falsa. Non solo la 229 nell’art 3 mutua l’azienda decisa nel 92 ma, oltre a sottoporla a vincoli di economicità, la obbliga al rispetto del vincolo di bilancio, attraverso l’equilibrio di costi e ricavi, e ad agire mediante atti di diritto privato. E’ questo genere di azienda (concepita tra l’altro come manifatturiera) che fa saltare l’art 32 riducendo il diritto fondamentale ad un diritto potestativo. La storia che la Bindi fa la sua controriforma per salvare la sanità è una balla raccontata impudicamente da certi suoi supporter che va ben oltre l’ambiguità fino ad essere una vera frode politica.
Una seconda tesi falsa
Ma l’altra tesi interessante dell’onorevole Malavasi è quella che ci invita a smetterla di “guardare al passato” e di concentrarci sul presente, cioè i problemi della sanità non nascono dalle controriforme fatte dal PD ma nascono solo ed esclusivamente dalle politiche di de-finanziamento del governo in carica.
Anche questa una balla fuori dell’ordinario che però nasconde il vero scopo mai confessato dal PD: si tratta di rifinanziare un processo contro-riformatore perché la svolta neoliberista va semplicemente riconfermata.
Ambiguità e miopia
Personalmente considero le tesi dell’onorevole Malavasi, certamente in linea con l’asse PD-Cgil-Bindi , un sse che però è del tutto miope insensato e, aggiungo, irresponsabile.
Oggi, i principali guai alla sanità, nascono anche dalle contingenze finanziarie che, innegabilmente sono pesanti, quindi dagli scarsi finanziamenti del governo, ma soprattutto nascono dai processi folli innescati dalle controriforme fatte e i cui costi si sta provando a compensare togliendo al pubblico per finanziare la defiscalizzazione degli oneri a carico della sanità. Con il patto di stabilità, oggi come ha detto l’Ocse, è difficile avere la botta piena e la moglie ubriaca. Cioè finanziare come propone il PD la Cgil e la Bindi e in fin dei conti anche l’onorevole Malavasi, sia il pubblico che il privato.
Io penso che se il PD si presentasse, ad un eventuale campo largo, con lo stesso grado di ambiguità e di disonestà degli argomenti dell’onorevole Malavasi, nessun “campo largo” sarebbe possibile.
Disambiguazione
Nel linguaggio dell’informatica, con la parola “disambiguazione”, si intende un processo con il quale, per mezzo di certi strumenti ,definiti “inventari di senso”, si precisa il significato di una parola o di un insieme di parole, che, potrebbero denotare, a causa di tante cose poco chiare fraintendibili equivocabili significati sbagliati.
Oggi se vogliamo salvare davvero il nostro SSN la strada da seguire non è fare, come ha fatto il PD la Cgil e la Bindi, ponti al neoliberismo al servizio degli interessi di mercato, ma, al contrario, come propongono per esempio sia la sinistra alla sinistra del PD che i progressisti indipendenti del M5S, di fare i ponti ai diritti individuali e di comunità, alla gratuità e alla universalità, quindi alla giustizia sociale, assicurata per mezzo dell’equità, al servizio, tutti insieme, di un grado più avanzato di civiltà del paese. Ok facciamo il campo largo ma sulla sanità sia il PD che la Cgil e la Bindi accettino la disambiguazione e dicano se sono d’accordo o no e dicano senza ambiguità se intendono restare neoliberisti o diventare a loro volta dei welfaristi.
Conclusione
Cinque cose non ambigue per concludere:
– per vincere le destre è necessario costruire un “campo largo”
– il “campo largo” in sanità deve aprire la strada ad una “quarta riforma”
– lo scopo della “quarta riforma” è di superare prima di tutto le scelte neoliberiste fatte sino ad ora e sostituirle con le scelte giuste di riforma che la sinistra avrebbe dovuto fare ma che non ha mai fatto.
– non si tratta di tornare alla 833 ma di andare oltre le sue aporie quindi di sviluppare il processo di riforma, ma senza abbandonare mai la strada dei diritti
– nessun campo largo è possibile senza garantirlo con un profondo e onesto lavoro di disambiguazione politica.
Ivan Cavicchi
28 Gennaio 2025
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