Democrazia e Pnrr

Democrazia e Pnrr

Democrazia e Pnrr

Gentile Direttore,
ha senso porre il problema della democrazia quando si parla di PNRR e di servizi territoriali? Ovvero è possibile progettare, avviare, governare, valutare servizi rivolti alla comunità senza attivare un importante processo di partecipazione?
 
Nel suo discorso di insediamento il Presidente Draghi ha parlato di “casa come migliore luogo di cura”, il PNRR ha modificato il nome da “case della salute” a “case della comunità”, il DM 71 parla di “valorizzazione della partecipazione di tutte le risorse della comunità nelle diverse forme e attraverso il coinvolgimento dei diversi attori locali (Aziende Sanitarie Locali, Comuni e loro Unioni, professionisti e loro caregiver, associazioni/organizzazioni del Terzo Settore, ecc.)”.
 
Da questi documenti sembra emergere un principio unificante: le cure territoriali, quelle che entrano nelle case e nelle vite delle persone, quelle che si occupano di una popolazione e non di un gruppo di malati, non possono che essere costruite, giorno dopo giorno, con la comunità e nella comunità. Gli attori convolti e in primis le persone portatrici di bisogni devono essere protagonisti e non attori passivi di modelli organizzativi e pratiche decisi altrove.
 
Senza la comunità e le risorse in essa presenti non sarà possibile raggiungere l’obiettivo previsto dal DM 71 che “per essere realmente efficaci i servizi sanitari devono essere in grado di tutelare la salute dell’intera popolazione e non solo di coloro che richiedono attivamente una prestazione sanitaria”.
 
Costruire realmente servizi/distretti/case/ospedali/infermieri di comunità richiede una profonda riflessione sui meccanismi di funzionamento istituzionali della sanità. Il modello gerarchico e prestazionale semplicemente non funziona. Come dice Muir Gray descrivendo quella che lui chiama Population Medicine “bisogna imparare a parlare due lingue, quella clinica e quella del farsi carico dell’intera popolazione”.
 
E per far questo bisogna costruire servizi agili, flessibili, in continuo movimento e bisogna che i meccanismi decisionali superino le attuali asimmetrie. La salute territoriale funziona se è una civitas, una comunità partecipe e attiva. Solo in questa maniera sarà possibile superare quella che chi si occupa di coesione territoriale e di Aree interne chiama “cecità dei luoghi” ovvero l’applicazione di modelli che non tengono conto dei contesti, delle attitudini, delle risorse e dei bisogni delle diverse comunità.
 
Una sfida non semplice quella di essere flessibili, in continuo cambiamento ma soprattutto capaci di vera democrazia partecipativa. Ma d’altra parte se vogliamo dare senso concreto a parole come empowerment e community building e costruire veri servizi di comunità non possiamo che accettarla questa grande sfida.
 
Giorgio Simon
Già Direttore generale Azienda sanitaria Friuli Occidentale

31 Marzo 2022

© Riproduzione riservata

“Hai la diarrea? Vai alla Casa della Comunità!” Slogan rischioso per una giusta campagna promozionale delle nuove strutture territoriali.
“Hai la diarrea? Vai alla Casa della Comunità!” Slogan rischioso per una giusta campagna promozionale delle nuove strutture territoriali.

Gentile direttore, la Regione Liguria, non si sa ancora quanto efficacemente, ha fatto un manifesto in cui campeggia a grandi lettere maiuscole la scritta ”Hai la diarrea? Vai alla Casa...

In sanità il vero errore è confondere l’uguaglianza con l’indistinto
In sanità il vero errore è confondere l’uguaglianza con l’indistinto

Gentile Direttore, nel dibattito che accompagna il rinnovo del contratto della sanità pubblica torna con insistenza una tesi che merita qualche riflessione: quella secondo cui il riconoscimento economico delle specificità...

L’illusione del “senza coordinamento”: perché il middle management infermieristico è il vero motore della sanità moderna
L’illusione del “senza coordinamento”: perché il middle management infermieristico è il vero motore della sanità moderna

Gentile Direttore, la gestione dello skill mix, il benessere organizzativo e la sicurezza delle cure non si autogestiscono. Destrutturare la figura strategica del coordinatore è una deriva disfunzionale che mina...

Il contratto della sanità e i frutti avvelenati del neocorporativismo
Il contratto della sanità e i frutti avvelenati del neocorporativismo

Gentile Direttore, le differenze retributive tra infermieri, tecnici sanitari, OSS e personale amministrativo non nascono con l’ultimo CCNL. Sono il risultato di anni di interventi legislativi disorganici e settoriali, sollecitati...