Dietro la controriforma della medicina generale c’è la volonta di renderli “amministrabili”

Dietro la controriforma della medicina generale c’è la volonta di renderli “amministrabili”

Dietro la controriforma della medicina generale c’è la volonta di renderli “amministrabili”

Gentile Direttore,
ancora una volta mi trovo nella condizione di concordare con Ivan Cavicchi (QS 27 settembre 2021) e Ornella Mancin (QS 21 settembre 2021). Ma insomma a chi non va bene il medico di famiglia attuale (chiamiamolo pure MMG, Medico di Medicina Generale)? Ai pazienti, ai cittadini? Non direi visto che la stragrande maggioranza degli intervistati sulla fiducia al MMG dà responsi positivi.
 
Non vanno bene ai medici ospedalieri specialisti? Neanche, e qui rispondo in prima persona da specialista ospedaliero con 40 anni di attività alle spalle: per le centinaia di pazienti da me trattati il rapporto con il MMG di riferimento è sempre stato non solo utile, ma di grande importanza per l’accettazione e l’esecuzione delle cure proposte al paziente.
 
Il rapporto libero-professionale (previsto dalla attuale Convenzione dei MMG) è di particolare importanza per l’autonomia delle cure e delle proposte diagnostiche che il MMG fa esperire in accordo o meno con gli specialisti ospedalieri.
 
Le proposte che attualmente circolano da parte del governo e delle regioni per il trasferimento dei MMG ad un rapporto di dipendenza con il SSN sono, a mio avviso, l’errore che discende dalla incontrovertibile tendenza di un amministratore ad amministrare anche la medicina come se si trattasse di una scienza amministrabile soltanto economicamente.
 
In proposito riporto qui sotto alcuni passaggi di un recente documento dell’Omceo di Bologna che penso possano chiarire ancora meglio i rischi di un tale deriva:
…”Valga che nelle condizioni storiche attuali non è concepibile che il medico ospedaliero venga tenuto ai margini della gestione delle risorse allocate nella struttura sanitaria in cui opera. Il vecchio adagio: ‘il medico faccia il medico, il manager amministri’ oggi è vuoto di senso, e ciò per l’evidente ragione che il processo decisionale in ambito clinico vede le dimensioni clinica e gestionale talmente intrecciate fra loro che non è più possibile pensare ad un modello organizzativo che le separi. Ebbene, è precisamente a questo punto che il vincolo di economicità entra nelle scelte di “clinical governance”.
 
Nel concreto, questo significa passare dalla qualità medica alla qualità totale; vale a dire si tratta di aggiungere il parametro della economicità della gestione ospedaliera, dalla gestione dei flussi finanziari a quella dei rapporti esterni e interni alla struttura.
 
Ma ciò solleva una grossa difficoltà. Mentre il medico è certamente consapevole che rientra appieno nella sua missione specifica quella di mirare ad ottenere, al più alto grado possibile, l’efficacia, l’appropriatezza, il minor rischio, la relazionalità delle sue prestazioni, trova difficoltà ad accogliere come suo dovere anche l’ulteriore vincolo della economicità. In ogni caso, non lo considera qualcosa di connaturato al suo ruolo.
 
Si parlava del medico ospedaliero, cioè della dipendenza; e si vuole trascinare anche il medico di famiglia nella dipendenza? Chi potrà trarre vantaggio da tutto questo? Il pareggio dei bilanci (economici)? E quelli della salute del cittadino che li pareggia?”

 

Ci si chiede, retoricamente, come mai la Fnomceo non abbia proseguito sulla strada tracciata dagli Stati Generali intorno alla “questione medica” quando si cominciavano a delineare serie proposte di revisione degli attuali rapporti medico-struttura con necessità di includere il medico nella “clinical governance”. Autogol? Può darsi. Ma si è sempre in tempo per ricredersi.

 

Dott. Giancarlo Pizza

Specialista in Igiene e Sanità Pubblica e in Immunologia Clinica e Allergologia

Presidente OMCeO Bologna 2006-2020

Vice Presidente OMCeO Bologna

28 Settembre 2021

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