Diritti lesi per le pensioni dei sanitari e il differimento del tfs/tfr nel settore della sanità pubblica

Diritti lesi per le pensioni dei sanitari e il differimento del tfs/tfr nel settore della sanità pubblica

Diritti lesi per le pensioni dei sanitari e il differimento del tfs/tfr nel settore della sanità pubblica

Gentile Direttore,
le scrivo in qualità di Presidente di FEDERSPEV per evidenziare come ci stiamo muovendo a livello europeo per a difesa dei diritti dei pensionati del settore sanitario, soprattutto dopo che la sentenza della Consulta 19/2025 ha “promosso” le misure di “raffreddamento” della rivalutazione automatica delle pensioni, di cui alla legge di bilancio 197/2022 per il 2023, perché, secondo la Corte, non avrebbero leso i principi di ragionevolezza, proporzionalità e adeguatezza posti a garanzia dei trattamenti pensionistici, come da artt. 1, 3, 4, 23, 36, 38 della Costituzione.

Come Federspev evidenziamo che i diritti dei pensionati del settore sanitario che noi rappresentiamo e non solo, sono lesi e che è venuto meno un rapporto di fiducia in quanto ci si dimentica che l’art. 38 della Costituzione non pone né limiti di tempo, né di misura, all’adeguamento delle pensioni alle esigenze di vita dei titolari del diritto. La mancata indicizzazione, anche di un solo anno, con la relativa perdita del potere d’acquisto della pensione, non è più recuperabile, dal momento che le successive rivalutazioni (anche se non più taglieggiate) verranno calcolate non sul valore originario cumulato di diritto ma “sull’ultimo importo nominale eroso dal mancato adeguamento” ed inoltre la mancata o ridotta indicizzazione delle pensioni in questione è stata ripetuta nel tempo (13 volte negli ultimi 18 anni). Inoltre (Sentenza 70/2015) i trattamenti pensionistici previdenziali, in quanto retribuzione differita, devono essere parametrati alla “quantità e qualità del lavoro svolto durante la vita attiva del lavoratore” e i principi di adeguatezza e proporzionalità devono reggere nel tempo, rendendo doverosa la costanza della loro perequazione automatica (artt. 36 e 38 Costituzione).

I titolari di pensioni medio-alte, come lo sono i sanitari, che hanno avuto di diritto liquidata una pensione di tipo retributivo, si sono trovati dopo pochi anni a godere, di fatto, di una pensione, svilita nella misura, di tipo contributivo, attraverso il subdolo meccanismo della ridotta indicizzazione, e senza modifiche ordinamentali e di calcolo della pensione acquisita, decretata, consolidata.

Negli ultimi 18 anni (2008-2025) le pensioni medio-alte hanno perso il 30-35% del loro valore solo per i tagli aggiuntivi alla loro rivalutazione. Inoltre nei nuovi contratti collettivi nazionali di lavoro si perde di vista la primaria funzione di rivalutare le retribuzioni almeno in ragione dell’inflazione registrata nel periodo di riferimento, oltre a svalorizzare il lavoro quindi consegnano i lavoratori e le loro famiglie alla povertà da pensionamento.

E in più, a distanza di quasi 15 anni dall’introduzione del differimento del TFS/TFR per i lavoratori dipendenti pubblici, permane ancora oggi l’ingiustificabile discriminazione tra i lavoratori del settore privato e quelli del settore pubblico, che per ottenere la liquidazione possono arrivare a dover aspettare fino a sette anni. Il differimento penalizza i lavoratori pubblici, di cui molti sono del settore sanitario, non soltanto allungando i tempi di attesa dell’erogazione in seguito al pensionamento, ma inficiando anche sul potere d’acquisto dell’importo del TFS/TFR che, a causa dell’inflazione accumulata, perde valore col passare del tempo.

Michele Poerio
Presidente di FEDERSPEV

Michele Poerio

24 Febbraio 2025

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