Gli errori della Lombardia

Gli errori della Lombardia

Gli errori della Lombardia

Gentile Direttore,
i decessi causati dal Coronavirus, ufficiali o meno non importa, ci indicano la stessa direzione: ci urgono a capire le strategie da intraprendere sapendo che non possiamo abbassare la guardia. Per farlo è utile esaminare i tentativi di combatterlo messi in atto in Italia e all’estero. Per ragioni di spazio mi limiterò ad osservare quanto fatto in Lombardia (che è quanto adottato dal Governo) e in Veneto.
 
La Lombardia ha applicato le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità ed ha puntato sostanzialmente a limitare la verifica dei contagi ai casi con i sintomi più gravi, che poi sono stati trattati negli ospedali. Il Veneto ha inseguito i potenziali contagi e cercato di circoscriverne gli spostamenti o isolarli. Il che tradotto significa che la Lombardia e (il Governo) hanno creduto di gestire la cura dei contagi. Il Veneto ha cercato di evitarli.
 
Visto che si tratta di una malattia che ad oggi non ha cura né vaccino, il secondo approccio mi pare quello più azzeccato. Poi non aver creato la “zona rossa” nei casi in cui era necessario farlo: Alzano e Nembro in primis, credo abbia fatto il resto.
Perché la Lombardia, che poteva, non ha seguito l’esempio del Veneto? Al netto della sostanziale differenza e complessità tra le due regioni, la Lombardia ha sempre avuto un Servizio sanitario regionale connotato da una fortissima ospedalizzazione di grande qualità, ma senza un livello organizzativo adeguato delle cure territoriali.
 
Prima del 2015 il modello si affidava alla più o meno capillare distribuzione sul territorio dei presidi ospedalieri, ai quali impropriamente veniva affidata una sorta di funzione di presidio territoriale. Un modello organizzativo peraltro ‘ignorato’ dai Medici di medicina generale.
 
Poi nel 2015 la Lombardia ha approvato la ‘riforma’ che non doveva essere un cambio di sigle (Ats per Asl, Asst per Ospedali) ma prevedeva la realizzazione della Rete territoriale all’interno delle Aziende (Asst). Prevedeva (all’art. 7 l.r. n. 23/2015) i Presidi ospedalieri territoriali, da dedicare alla cura post acuta e riabilitativa dopo l’uscita dall’ospedale, e i Presidi socio-sanitari territoriali che dovevano assistere i malati cronici collegando la prevenzione ai ricoveri ospedalieri, l’assistenza domiciliare integrata e i servizi sociali, per seguire meglio i pazienti che non necessitavano dell’ospedale.
 
Purtroppo, devo dire oggi, questa parte della legge è rimasta lettera morta e il territorio ‘scoperto’.
La Giunta regionale infatti nel 2017 ha abbandonato del tutto il modello delle cure territoriali della riforma, introducendo la figura del ‘Gestore’ (Dgr n. 6551/2017) per gestire le cure sul territorio senza strutturane le funzioni né allestire i presidi e le strutture da dedicare alle cure extra ospedaliere. In altri termini, ha rinunciato ad organizzare le sue Aziende socio-sanitarie territoriali (Asst) non creando al loro interno la Rete territoriale che mancava (art. 7 l.r. n. 23/2015, modificativa della l.r. n. 33/2009).
 
Oggi tocchiamo drammaticamente con mano le conseguenze di quella scelta. Il territorio lombardo è rimasto completamente scoperto e gli ospedali lombardi hanno fronteggiato da soli l’epidemia e a differenza del Veneto, non potendo beneficiare della funzione di filtro che la Rete territoriale doveva garantire, mediante l’assistenza a casa nella prima fase della malattia, ‘diluendo’ l’ospedalizzazione e permettendo la migliore gestione dei posti di terapia intensiva. Un evidente errore. Forse l’applicazione del modello previsto nella legge regionale del 2015, che ho contribuito a scrivere, avrebbe contribuito a salvare oggi tante vite umane.
 
Ora si sono realizzate strutture ospedaliere aggiuntive, anche temporanee, di terapia intensiva e reperiti alloggi alberghieri per i pazienti non più critici ed in fase di guarigione, che non possono alloggiare a casa. Sono state create unità straordinarie di medici ed infermieri per seguire i pazienti a casa, cercando di ricoverare solo i casi che diventano critici. In altri termini si sta cercando di creare sotto l’urgenza delle circostanze e con enorme dispendio quella rete territoriale che non è stata attuata prima.
 
Avv. Angelo Capelli
Relatore leggi riforma 2015/2017 SSR Lombardia
Docente Master Universitari Diritto Sanitario e organizzazione del SSN
(Studio Legale Avvocati Capelli & Baranca)

06 Aprile 2020

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