Gli infermieri e il dissenso sul web. Meno male che c’è

Gli infermieri e il dissenso sul web. Meno male che c’è

Gli infermieri e il dissenso sul web. Meno male che c’è

Gentile Direttore,
chiedo ospitalità alla sua testata per replicare alla lettera di Graziano Lebiu (Presidente del Collegio IPASVI di Carbonia Iglesias). La replica ci pare dovuta in quanto come Infermieristicamente ci sentiamo chiamati in causa e ci sentiamo “imputati”, se pur non citati direttamente.
 
Mi stupisce leggere, nel 2015, nel pieno della diffusione della comunicazione digitale, che qualcuno reclami il diritto di poter imbavagliare il pensiero dissenziente brandendo come manganelli i lacciuoli di una pseudo-tutela della legalità spinta e distorta al punto da sovvertirne la natura stessa. Un tentativo che ci pare inquietante.
 
Riportare articoli citandone la fonte (come del resto per correttezza facciamo anche noi) ha lo scopo di condividere un pensiero con altre persone. Ora, c’è da chiedersi semmai quale sia il motivo del grande successo di questo meccanismo. Con amarezza, per quanto riguarda l’infermieristica, abbiamo notato che nonostante i 103 siti dei Collegi IPASVI cui si aggiunge quello della Federazione, non esiste uno spazio dove si possa dibattere delle questioni che interessano direttamente gli infermieri. Anche la pagina Facebook della senatrice Silvestro è da tempo muta (siamo agli auguri di Natale e all’immagine della stufa…).
 
Il punto, infatti, è proprio questo: attraverso la nostra rivista on-line abbiamo voluto intercettare, e continuiamo ad adoperarci per farlo, il manifesto desiderio degli infermieri di esprimere il loro pensiero. E se ciò avviene anche attraverso le pagine e i contenuti di QS, ben venga: è tempo di liberare le parole e uscire dal pensiero unico. Non perché lo abbiamo deciso noi, bensì perché è ormai una pulsione che si leva dalla comunità infermieristica.
 
Chiara D'Angelo
Infermiera e caporedattrice di Infermieristicamente

19 Marzo 2015

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