Gli infermieri e il ‘rumore’ mediatico di quei fatti di cronaca

Gli infermieri e il ‘rumore’ mediatico di quei fatti di cronaca

Gli infermieri e il ‘rumore’ mediatico di quei fatti di cronaca

Gentile Direttore,
Il 12 Maggio, Giornata Internazionale dell’Infermiere, è da poco trascorso ed i recenti avvenimenti relativi ai cosiddetti infermieri killer di Ravenna e di Napoli aprono ad una delle riflessioni forse più vecchie di sempre:l’albero che cade fa più rumore della foresta che cresce.

Cosa dire quando a cadere è un infermiere che in preda ad una inspiegabile follia (tristemente riscontrabile, in modo trasversale, in qualsiasi ambito professionale) commette azioni atroci come l’omicidio? E che dire della foresta che cresce, la categoria infermieristica, che con profonda dedizione contribuisce a rendere il fenomeno della malattia più umano e superabile, notte e giorno, cercando di farsi spazio tra doppi turni, blocco dei contratti, notti insonni ed un riconoscimento professionale spesso carente? Ma soprattutto: come valutare il rumore creato, voluto e spesso amplificato dai mezzi di informazione?

In quanto membro della foresta che cresce, penso inevitabilmente a quali possano essere i pensieri che attraversano la mente di un utente che, in cerca di prestazioni sanitarie, si rivolga ad un motore di ricerca e digitando “Infermiera Ravenna” venga invitato a soffermarsi lungamente sui macabri dettagli della infermiera killer e dei suoi selfie.

Già, infermiere-killer: non credo che possa esistere ossimoro più stridente ed improprio. L’accostamento sistematico da parte dei media del termine killer, colui che per definizione agisce con lo scopo di togliere la vita spinto dalle forme più estreme di crudeltà ed efferatezza, con il termine infermiere, un professionista che per sua stessa mission contribuisce a dare, prolungare e migliorare la vita dei pazienti, dovrebbe far molto riflettere sul limite che intercorre tra dovere di cronaca e fame di notizia.

Gentile Direttore, le scrivo perché anche le pagine di questa importante testata possono rappresentare un’ulteriore occasione per riaffermare con forza che l’infermiere-killer è soltanto un essere mitologico, strumentale per chi si nutre di suspance, ma che come ogni creatura di fantasia…non esiste.

Le scrivo per ricordare a coloro che leggono che una silenziosa ed inarrestabile foresta continua a crescere nelle corsie degli ospedali, sulle strade e nelle case di milioni di pazienti: infermieri che con estrema competenza e dedizione promuovono in prima linea stili di vita orientati alla salute e che anche in mezzo alla sofferenza più intensa, tra lacrime e sangue, riescono a strappare un sorriso migliorando la qualità della vita.

Le scrivo (nella speranza che altri alberi non cadano) per ricordare a coloro che amano il “rumore delle cadute” le parole di Florence Nightingale, promotrice dell’infermieristica moderna, relative all’effetto che la cultura del sospetto può sortire nelle persone che necessitano di assistenza: “Apprensione, incertezza, attesa, aspettative, paura delle novità, fanno a un paziente più male di ogni fatica.”
 
Dott. Maicol Carvello
Infermiere presso AUSL della Romagna

Maicol Carvello

19 Maggio 2015

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