I figli e figliastri del regionalismo differenziato

I figli e figliastri del regionalismo differenziato

I figli e figliastri del regionalismo differenziato

Gentile direttore,
è forte, confesso, la tentazione di rispondere ad Ivan Cavicchi, che sul giornale da lei diretto pone interrogativi mai banali e, nella fattispecie, di incontrovertibile peso e realismo. La risposta – onnicomprensiva e secca assieme – sarebbe: figli e figliastri. Mi consenta però alcune righe per argomentare in modo più chiaro il significato che annetto a tale definizione e – soprattutto – come la CISL Medici inquadra il problema e valuta le possibili soluzioni.
 
I “figli e figliastri” citati poco sopra non sono per noi le Regioni, sia pure evidentemente in qualche caso favorite e in molti casi invece ancor più trascurate di quanto lo siano adesso, da una riforma pseudo-costituzionale che di tale termine ha ben poco.
 
Certo: alcune regioni vanno bene e andrebbero (forse) ancora meglio, mentre ci si sgola a dichiarare che quelle che fossero (Fosset? L’intero sistema annaspa da anni!) in difficoltà sarebbero aiutate. Non si sa in quale misura, non si sa in quale modo, non si sa per quanto tempo e infine non è dato di sapere neppure quali sarebbero gli indicatori ritenuti sufficienti e necessari per accedere “agli aiuti” e lo status da raggiungere per essere dichiarati “guariti”. No. Non le regioni.
 
Sono i cittadini di tutte quelle regioni i veri figliastri!
 
Per carità, Onorevole Grillo, nella Sua qualità di Ministro della Salute non può certo ignorare la storia per favorire la geografia, ci permetta il gioco di parole.
 
Il diritto alla salute va inteso come un diritto esigibile esattamente allo stesso modo in qualsiasi presidio sanitario del territorio nazionale. Combattendo anche aspramente qualsiasi spreco e/o abuso, ma non penalizzando in alcun modo innocenti cittadini la cui unica “colpa” sarebbe di risiedere nel posto sbagliato al momento di aver necessità di assistenza e cure.
 
Nel giro di pochi anni si assisterebbe infatti ad un incremento esponenziale della “rinuncia alle cure” non solo perché le persone non potrebbero più permetterselo individualmente, ma – fatto di gravità inaudita – perché le regioni in cui abitano quei cittadini non potrebbero neppure provare ad assicurare i livelli di essenziali di assistenza.
 
Un mondo della sanità in cui le distanze tra i pochi privilegiati e i molti derelitti si acuirebbe, in dispregio di qualsiasi dichiarazione di conservare il già abbastanza fiacco modello universalistico.
 
Poi, dopo esserci preoccupati dei cittadini… Si, magari ci farebbe piacere sapere COSA resterebbe garantito a livello nazionale e cosa invece diventerebbe “locale”. I contratti, i piani assunzionali, la formazione. Se il SSN debba diventare una “federazione di sistemi autonomi”. No. MAI.
 
E’ del tutto ovvio che le domande che I. Cavicchi pone al termine del suo recente intervento su QS sono le stesse spesso formulate dalla CISL Medici, e lo scriviamo non per una sciocca corsa alla primazia nelle interrogazioni, ma per ottenere finalmente una qualche risposta, una garanzia che un partito politico quale quello di cui Lei è esponente, Ministro, non cada nella fatale trappola di un accordo per garantire un abbraccio politico che si farebbe ancor più ferale.
 
Non ci permettiamo – con questo – di tracciar la linea di alcun partito, sia chiaro, ma è un fatto che il SSN non può essere mortificato da una ulteriore “demarcazione” tra regioni brave, belle e funzionanti e la gran parte restante del ns. Paese che qualcuno silenziosamente consideri e descriva sulle carte come “hic sunt leones”.
 
Anche perché i leoni, modestamente, Le assicuriamo che ci sarebbero, per difendere ad ogni costo i cittadini e i professionisti della sanità.
 
Poche locomotive che “tirano” in direzioni diverse finiscono irrimediabilmente per lacerare un tessuto già logoro e che invece ha bisogno disperato di attenti e mirati interventi. Corali.
Ci ascolti, Ministro, ascolti le nostre ragioni. Ci aiuti a non far mortificare ancora le centinaia di migliaia di persone che ogni giorno ci mettono passione e preparazione. Noi non mettiamo in dubbio le Sue.
 
Biagio Papotto
Segretario nazionale Cisl Medici

22 Gennaio 2019

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