I medici di continuità assistenziale e la macabra lotteria quotidiana sulla sicurezza

I medici di continuità assistenziale e la macabra lotteria quotidiana sulla sicurezza

I medici di continuità assistenziale e la macabra lotteria quotidiana sulla sicurezza

Gentile Direttore,
andare a lavoro. Facendosi il segno della croce. Pregare che “stasera non tocchi a me”. Fare il medico di Continuità Assistenziale oggi è questo, perché in una città buia, deserta, in una sede isolata, tu puoi urlare chiedere aiuto quanto ti pare, ma sei una preda facile, disarmata, che tu sia un uomo o una donna.

E allora hai voglia a dire quanto è bello prendersi cura del malato, quanto è bello il contatto col paziente sul territorio, quando poi un finto paziente entra nel tuo ambulatorio, e ti lede nella tua intimità e nella tua dignità per sempre.

La collega di Catania è soltanto una vittima annunciata, l'ultima di una roulette russa, di una macabra lotteria a cui si sottopongono i Medici di Continuità Assistenziale ogni volta che si ritrovano soli con il la loro borsa e il loro fonendoscopio e 12 ore di “chissà che mi capita stasera”.

Non si può più assistere ad aggressioni verbali, a violenze fisiche, a stupri, omicidi, non si possono più affiggere targhe commemorative. Non c'è più spazio per le targhe, noi medici vogliamo solo lavorare e tornare a casa sereni, dai nostri figli, dai nostri genitori, dai nostri amici, vogliamo sorridere prima e dopo un turno di guardia medica, vogliamo solo fare onestamente quello per cui abbiamo studiato e ci siamo formati per anni.
La nostra è una missione sì, ma non di guerra.

Protezione ai medici in ogni sede, ambienti sicuri e confortevoli, soprattutto per i pazienti. È chiedere troppo?

Forse bisognerebbe fermarsi un attimo, anche una sola notte, creare disagio, creare disservizio, per far sentire la voce ancora troppo debole di una intera categoria.

Se si è in grado di scioperare per la perdita di indennizzi economici, sì può farlo anche e soprattutto per difendere la nostra dignità da aggressioni, stupri, violenze, assassini, o forse la vita vale meno di un compenso economico?

Muoversi ora, muoversi subito, smetterla con “tanto a me non succede”, perché altrimenti la collega di Catania sarà solo un nome su una lista destinata ad aggiornarsi.

Saverio Cramarossa
Medico di Medicina Generale

Saverio Cramarossa

19 Settembre 2017

© Riproduzione riservata

Dal Sud un modello di eccellenza: il G.O.M. tra i primi in Italia con la nuova CAR‑T cilta‑cel
Dal Sud un modello di eccellenza: il G.O.M. tra i primi in Italia con la nuova CAR‑T cilta‑cel

Gentile direttore,c’è un luogo nel Sud d’Italia dove i pazienti affetti dalle forme più aggressive di tumori del sangue non devono più fare i bagagli per andare a curarsi altrove....

Garantire l’equità in sanità e nel sociale
Garantire l’equità in sanità e nel sociale

Gentile Direttore, si può contrastare la medicalizzazione di qualsiasi problema di disagio, diseguaglianza sociale e di salute e di fragilità o solitudine?  La cronaca è piena di episodi di violenze,...

Escludere i palliativisti dal suicidio assistito significa abbandonare il paziente
Escludere i palliativisti dal suicidio assistito significa abbandonare il paziente

Gentile Direttore, condividiamo pienamente l’idea che il confronto culturale sul tema della morte volontaria assistita debba mantenere sempre “rigore, misura e rispetto” come affermato dalla SICP nella sua risposta dell’8...

Riforma assistenza primaria territoriale. Priorità a processi organizzativi e meccanismi di remunerazione ancorati agli esiti di salute
Riforma assistenza primaria territoriale. Priorità a processi organizzativi e meccanismi di remunerazione ancorati agli esiti di salute

Gentile Direttore,in questi giorni si sta molto discutendo della Bozza di decreto legge sul riordino della assistenza territoriale. È un tema fondamentale per riuscire a realizzare pienamente il DM 77...