Gentile Direttore,
la copertina dell’ultimo numero della prestigiosa rivista “The LANCET” recita “La disinformazione è diventata uno strumento deliberato per attaccare e screditare scienziati e professionisti della salute per ottenere vantaggi politici. Gli effetti sono distruttivi e dannosi per la salute pubblica”. Parole sante. Il 16 gennaio a Roma (come da QS puntualmente comunicato) si sono riuniti gli Stati generali della Comunicazione per la Salute, promossi da Federsanità in collaborazione con altri Attori: non resta che sperare che ne siano uscite decisioni volte a fare sentire costantemente una voce autorevole in contrasto con quella ricorrente volta solo a strillare che bisogna mettere più soldi nel SSN.
Certo, in aggiunta alla improcrastinabile necessità di una buona comunicazione, continuo caparbiamente a sostenere che maggiori fondi -che si ritenessero necessari per il SSN- li abbiamo già: basterebbe ridurre gravi inefficienze e sprechi ed all’interno dell’attuale finanziamento e si troverebbe così un importante, molto importante, tesoretto. E quando parlo di inefficienza mi riferisco al livello gestionale/amministrativo delle Aziende e delle stese Regioni: nessuno infatti si scaglia (e come potrebbe farlo?) contro la bontà della qualità tecnica del Servizio. Ma la buona tecnica va gestita.
Mi si chiederà che argomenti ho per sostenere questa inefficienza amministrativa. La risposta la offrono la lettura di molti Bilanci (a cominciare da quelli preventivi) delle Aziende Sanitarie, la considerazione dei risultati, le riserve espresse in alcuni casi dai Revisori stessi delle Aziende se non addirittura dalla Magistratura contabile. La lettura di molti di questi documenti infatti è sconfortante ed aiuta a capire il caos che governa il livello amministrativo del SSN: ritardi continui negli adempimenti, Bilanci preventivi presentati in perdita alle Regioni (le cui Giunte, quindi, non approvano poiché la “redazione di Bilanci preventivi in perdita è circostanza ostativa per la loro approvazione”). Alcune Aziende addirittura sostengono che il d.lgs. n. 118/2011 avrebbe fatto venire meno per loro l’obbligo di pareggio.
Non si può che rilevare inoltre che, a differenza della gestione delle Aziende non sanitarie ove il mancato rispetto delle normative è sanzionato, nel settore sanitario traspare una certa impunità dei Manager: questi in alcuni casi, a dispetto dei risultati, vengono addirittura premiati, con la giustificazione -da parte della Regione- che certi parametri concordati in sede di assunzione prevedevano livelli di performance di fatto rispettati per l’ottenimento dei premi stessi….: ma quali meccanismi di performance si devono escogitare o tenere in considerazione se non quello essenziale del risultato del CE della Azienda?
Per di più il bombardamento mediatico ormai dilagante sulla supposta carenza del finanziamento del SSN offre un alibi eccezionale ai gestori, che appaiono non avere mai digerito il principio dell’equilibrio dei conti. Questo bombardamento ha creato in alcuni casi una saldatura tra coloro (leggi Regioni) che dovrebbero controllare l’equilibrio delle Aziende sanitarie ed i gestori delle stesse: saldatura forse volta a dimostrare che sarebbe meglio tornare alla contabilità finanziaria ed alla copertura delle spese a piè di lista?
Certo a parziale (ma proprio parziale) discapito di alcune inefficienze evidenti va ricordato che le normative sui bilanci delle Aziende sanitarie si sono susseguite negli anni dal 1992 in modo confuso e spesso contradditorio che non ha facilitato la loro applicazione.
È evidente oggi che spesso le Regioni non riescono a mantenere sotto controllo la spesa sanitaria; del che scatta una facile alleanza di fatto tra Aziende e Regione che insieme si rivolgono allo Stato chiedendo più fondi. Peccato che lo Stato a sua volta non possa rivolgersi a una superiore entità per battere cassa.
Leggo oggi 26 gennaio sul Secolo XIX di Genova una conferma alle mie tesi: secondo la testata, di solito molto ben informata, il totale delle perdite annunciate da parte delle Aziende Sanitarie in Liguria a fine settembre ammontava a circa 258 milioni. Oggi si parla di 90 milioni, poi forse ridotti a 45. Dice bene Milena Speranza (Segretaria Ligure della Uil funzione pubblica) che “questo buco che sale e scende come la marea ha del surreale”. Per anni ho fatto l’Imprenditore e conosco bene come si impostano i Bilanci: e questo balletto di cifre fa ragionevolmente pensare che chi le maneggia non abbia sufficiente competenza, forse dimenticando che il Conto economico si sviluppa su dodici mesi. Non mi meraviglierebbe un possibile imminente annuncio addirittura di pareggio dei conti costruito con artifizi contabili, magari con l’aiuto del PNRR.
Ma non è così che funziona, i risultati devono essere frutto di una continua buona gestione su 12 mesi, non di artifizi contabili dell’ultima ora!
Grazie per l’ospitalità.
Stefano Scillieri
Docente (ac) di Clinical and health care engineering
DIBRIS – UNIGE