Il Censis, gli italiani e il fumo. Una ricerca “sospetta”

Il Censis, gli italiani e il fumo. Una ricerca “sospetta”

Il Censis, gli italiani e il fumo. Una ricerca “sospetta”

Gentile Direttore,
come ricercatori e professionisti della Sanità impegnati nelle iniziative di contrasto del tabagismo ci sentiamo in dovere di intervenire dopo la pubblicazione dell’articolo “Lotta al fumo. Gli italiani bocciano la direttiva Ue” apparso sul suo quotidiano on line il 30 settembre 2013. Il fumo di tabacco è responsabile in Italia di circa 71.500 decessi all’anno corrispondenti al 12,5% della mortalità totale (1) e rimane la prima causa, singola e rimovibile, di morte e disabilità
 
La ricerca scientifica ha accumulato negli ultimi decenni un insieme di evidenze che permettono di orientare i decisori verso politiche efficaci di controllo del tabagismo. Su questa base l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha elaborato la Convenzione Quadro per il Controllo del Tabacco, il primo trattato internazionale per la tutela della salute che raccoglie queste evidenza e vincola gli stati aderenti (ad oggi 175) a sviluppare politiche di sanità pubblica di provata efficacia.
L’industria del tabacco, da parte sua, pratica sistematiche azioni di boicottaggio dei progetti europei o nazionali per nuovi interventi. Per questo motivo il preambolo della Convenzione sancisce "la necessità di essere attenti a tutte le azioni messe in atto da parte dell'industria del tabacco per indebolire o sovvertire gli sforzi di controllo del tabacco". E’ il suo quotidiano in data 31 maggio 2012 a ricordarlo.
 
Fra le attività di boicottaggio si possono citare anche le ricerche che la Philip Morris Italia (nel 2013) e la British American Tobacco (nel 2011) hanno commissionato al CENSIS. Si tratta di dati di cui non è dato sapere la robustezza metodologica (sul sito CENSIS non è possibile trovare altro che il comunicato stampa), che non hanno passato il vaglio della peer review  di una rivista scientifica, e che, anche solo per questi motivi, andrebbero diffusi con grande cautela. Per di più alcuni di questi sono in contrasto con altre indagini, come ad esempio EUROSTAT (vedi documento della Consulta Nazionale sul Tabagismo allegato).
 
Ma guarda caso vengono diffusi proprio quanto sono in discussione in Italia e in Europa norme più protettive per la popolazione. Normative, come le immagini sui pacchetti e la confezione standard, che promettono avere un forte impatto, soprattutto sul rischio di iniziazione degli adolescenti.
Per queste ragioni, noi riteniamo che Quotidiano Sanità abbia pubblicato il comunicato citato dimenticando di applicare la particolare cautela che avrebbe richiesto, e chiediamo che venga rapidamente pubblicata una nota critica.
 
Fabrizio Faggiano, Dipartimento di Medicina Traslazionale, Università del Piemonte Orientale
Alessandro Coppo, Dipartimento di Medicina Traslazionale, Università del Piemonte Orientale
Giuseppe Gorini, Istituto di Prevenzione Oncologia, Firenze
Paolo D’Argenio, Medico consulente in sanità pubblica, Roma
Stefania Salmaso, CNESPS, Istituto Superiore di Sanità
 
 
(1)   Gallus S, Muttarak R, Martínez-Sánchez JM, Zuccaro P, Colombo P, La Vecchia C. Smoking prevalence and smoking attributable mortality in Italy, 2010. Prev Med 2011; 52(6):434-8.
 
 
 
Gentili professori,
rispondo alla vostra decisa presa di posizione solo per commentare l’ultima riga. Dove scrivete che Quotidiano Sanità ha pubblicato il comunicato del Censis dimenticando di applicare la particolare cautela che avrebbe richiesto.
 
Onestamente non so a quale “particolare cautela” vi riferiate. La notizia proviene da un istituto di ricerca, il Censis, stranoto e accreditato e che, nello stesso comunicato stampa, come da noi riportato nelle prime righe dell’articolo, chiarisce subito che la ricerca sugli italiani e il fumo è stata commissionata dalla multinazionale del tabacco Philip Morris.
 
Per questo dovevamo “censurare” o pubblicare con un “bollino rosso” l’articolo? Non dimentichiamo poi che si tratta di un’indagine d’opinione e non di una ricerca clinica. Quindi parlare di peer review mi sembra quanto meno eccessivo. Se poi il Censis abbia rispettato o meno quanto previsto dall’Authority in materia di sondaggi d’opinione starà al Censis dimostrarlo anche a seguito della pubblicazione della vostra lettera.
 
C.F.

Faggiano, Coppo, Gorini, D'Argenio, Salmaso

03 Ottobre 2013

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