Gentile Diretttore,
la presentazione del pacchetto Omnibus X sulla sicurezza alimentare e dei mangimi da parte della Commissione Europea – avvenuta alla fine del 2025 con un iter di approvazione previsto per la metà del 2026 – continua a sollevare forti preoccupazioni istituzionali, sanitarie e ambientali.
Ufficialmente nato per snellire le procedure e ridurre gli oneri burocratici in diversi settori (inclusi i prodotti fitosanitari), il pacchetto rischia di introdurre una deregolamentazione strutturale sotto le spoglie della semplificazione.
L’architettura del provvedimento accorpa in un unico fascicolo le modifiche a diversi settori normativi (tra cui le norme sulla BSE, i pesticidi e gli additivi per mangimi). Questa natura multisettoriale impone al Parlamento europeo un meccanismo di voto in blocco (“prendere o lasciare”). Tale modalità impedisce agli eurodeputati e alla Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (ENVI) di isolare e dibattere nel dettaglio modifiche specifiche e sensibili. Di fatto, viene meno la possibilità di emendare singole misure, costringendo il Parlamento a una scelta binaria tra il rigetto totale e l’accettazione di riforme delicate camuffate da aggiustamenti tecnici. Si crea così una corsia preferenziale (loophole) che aggira le garanzie democratiche e scientifiche standard e il rigoroso controllo di sicurezza.
Nel quadro degli interventi e dei regolamenti collegati al pacchetto Omnibus X c’è la proposta di regolamento che modifica il regolamento (UE) n. 528/2012 (relativo alla proroga dei periodi di protezione dei dati per i biocidi). Questo provvedimento è stato varato senza una Valutazione d’Impatto (IA) completa, eludendo l’impegno dell’UE verso un processo legislativo basato sulle prove (evidence-based). Gli estensori del testo hanno spesso liquidato il passaggio sostenendo che una valutazione completa non porterebbe alcun valore aggiunto, violando così le linee guida della Better Regulation. A ciò si aggiunge una drastica compressione della trasparenza e della partecipazione democratica, evidenziata da periodi di consultazione pubblica ridotti in alcuni casi a meno di 24 ore.
Un importante punto di attrito della proposta riguarda il passaggio a periodi di approvazione illimitati o prolungati, specialmente per pesticidi e biocidi, che attualmente devono essere rivalutati ogni 10-15 anni. Nel corso di un’audizione congiunta dei comitati ENVI ed AGRI del Parlamento europeo del 2 settembre, un rappresentante ceco ha giustificato le autorizzazioni illimitate citando i ritardi nelle valutazioni dei pesticidi; tuttavia, si omette la causa principale di tali lungaggini: i dossier incompleti presentati dall’industria che costringono le autorità a richiedere ripetutamente le informazioni mancanti e prolungano in modo sostanziale le valutazioni.
Dal punto di vista delle associazioni che criticano il pacchetto Omnibus, rimuovendo queste scadenze e dunque estendendo la protezione dei dati (proprietà intellettuale e commerciale dei dati scientifici forniti dalle aziende chimiche per ottenere l’autorizzazione di un prodotto) e allungando i tempi di riesame, l’Unione Europea rischierebbe di non recepire tempestivamente le nuove evidenze tossicologiche, un meccanismo che protegge i profitti delle aziende chimiche a scapito della salute pubblica, consentendo a sostanze chimiche potenzialmente pericolose di rimanere sul mercato a tempo indeterminato. Inoltre, la proposta potrebbe limitare la facoltà degli Stati membri di basarsi sugli studi più recenti sottoposti a revisione paritaria (peer-reviewed) in sede di autorizzazione locale dei prodotti, costringendoli a fare affidamento su valutazioni centralizzate e potenzialmente datate.
Come evidenziato dall’eurodeputata verde Tilly Metz in un post su Linkedin, i lavori sull’Omnibus X hanno sollevato perplessità sulla trasparenza del confronto scientifico. Nel corso della citata audizione congiunta, la discussione è stata dominata dalla richiesta di continuare a usare pesticidi tossici per difendere le rese e contrastare la resistenza dei parassiti. Si tratta di un paradosso: è proprio l’uso intensivo di questi prodotti ad alimentare la resistenza, innescando una spirale fallimentare che giustifica l’aumento dei trattamenti con la loro stessa ridotta efficacia, a scapito di salute e biodiversità. Si tratta di un circolo vizioso privo di sbocchi sostenibili per gli agricoltori dell’UE. Nel frattempo, la qualità del suolo sta peggiorando, gli impollinatori stanno scomparendo e le colture diventano più vulnerabili alle malattie. Inoltre l’audizione stessa è risultata profondamente sbilanciata. – con la presenza di un solo ecotossicologo e nessun esperto di salute umana – a fronte di una marcata presenza di lobbisti e relatori appartenenti ad organizzazioni legate all’agricoltura ad alta intensità di pesticidi.
Ciò è particolarmente preoccupante se si considera la mole di dati epidemiologici che collegano l’uso intensivo di pesticidi a gravi patologie, tra cui vari tipi di cancro, disturbi autoimmuni e malattie neurodegenerative. A conferma della portata globale del problema, un recente studio commissionato dal Pesticide Action Network (PAN) e pubblicato su Frontiers in Public Health ha stimato che circa il 46% degli agricoltori mondiali subisce un avvelenamento acuto da pesticidi ogni anno, provocando 11.000 decessi. La stima non tiene nemmeno conto dell’impatto sui circa 84 milioni di bambini impiegati nel settore agricolo né dei danni cronici a lungo termine.
Le conseguenze sanitarie non riguardano solo i Paesi in via di sviluppo, ma investono direttamente la forza lavoro agricola europea. In Francia, Germania e Italia, il morbo di Parkinson è ufficialmente riconosciuto o tutelato come malattia professionale per gli addetti all’agricoltura, a testimonianza della pericolosità dell’esposizione professionale ai fitofarmaci. Numerose revisioni pubblicate su riviste mediche internazionali confermano come la neurotossicità di specifiche classi chimiche colpisca direttamente i neuroni dopaminergici (Höllerhage M., Pesticides and Parkinson’s disease: causal relationship at the population and individual level?, J Neural Transm, 2026).
Esistono tuttavia alternative concrete ai pesticidi convenzionali, come la Gestione Integrata dei Parassiti (IPM) e i prodotti di biocontrollo a basso rischio, verso cui sarebbe necessario investire per accelerare l’immissione sul mercato. Una revisione sistematica del 2026 che ha esaminato più di 200 studi sottoposti a revisione paritaria (peer-reviewed) ha riportato che gli approcci basati su IPM sono stati associati in molteplici regioni a riduzioni dal 40 al 70% nell’uso di pesticidi chimici e a incrementi dal 10 al 35% nelle rese delle colture.
In conclusione, la comunità scientifica ha espresso forti riserve sui reali benefici del pacchetto Omnibus X, mettendo in dubbio la sua effettiva capacità di snellire le procedure senza compromettere la sicurezza.
Mentre la discussione entra nel vivo, il Parlamento Europeo si prepara ad affrontare un banco di prova cruciale, con quasi 1.500 emendamenti depositati sul tavolo per tentare di correggere una proposta che molti definiscono sbilanciata a favore della deregolamentazione industriale a scapito della salute pubblica e dell’ambiente.
Maurizio Ferri
SIMeVeP