Il pubblico impiego, tutto, è una risorsa a disposizione del Paese

Il pubblico impiego, tutto, è una risorsa a disposizione del Paese

Il pubblico impiego, tutto, è una risorsa a disposizione del Paese

Gentile Direttore,
nell'incontro oggi a Palazzo Vidoni tra il Ministro della Pubblica Amministrazione e le Confederazioni tra cui la Cosmed, ho sottolineato come nel Paese aumenti il bisogno di servizi pubblici, indispensabili per la salvaguardia dei diritti fondamentali costituzionalmente garantiti. C’è bisogno di sanità pubblica, di scuola pubblica, di sicurezza, di servizi pubblici accessibili, per mantenere la coesione sociale, affrontare la crisi e assicurare il futuro.
 
Il costo del lavoro pubblico nel 2018 è stato di 165 miliardi meno di quanto si spendeva nel 2008.
La pandemia ha dimostrato che la sanità costa, ma non averla costa di più e lo stesso vale per tutti i servizi fondamentali. I tagli non sono stati risparmi ma investimenti mancati con gravi danni umani ed economici.
Si ponga fine a questa triste stagione.
 
La pubblica amministrazione non è la politica, ma è un insieme di servizi e di funzioni diverse: sanità, istruzione, sicurezza e amministrazione sono strutture con evidenti specificità. Ci auguriamo che si ponga fine a una legificazione indistinta che troppo spesso impone norme non adattabili alle esigenze di specifici settori pubblici.
 
I medici, i sanitari, i dirigenti e i dipendenti pubblici hanno dato molto. Lo sanno i cittadini.
Tuttavia possono dare ancora di più, ma occorrono stimoli e un rapporto corretto e collaborativo con la politica.
Abbiamo bisogno di fatti e non di generiche declaratorie.
 
Per questo elenchiamo alcune priorità.
I contratti di lavoro devono ripartire, sono scaduti da oltre due anni. Occorre un accordo quadro, rispettoso nella composizione di quanto è già passato al vaglio nella rilevazione delle deleghe e delle determinazioni della rappresentatività sindacale. Alcune contraddittorie ed improprie ingerenze legislative (comma 687) vanno superate restituendo alla contrattazione le sue funzioni e mantenendo la specificità dei diversi status giuridici delle varie dirigenze.
 
Siamo ancora ostaggi del art. 23 comma 2 che ha tagliato le risorse della contrattazione decentrate privando l’intero sistema di risorse preziose, indispensabili per remunerare straordinari, flessibilità nonché per incentivare il merito e la produttività.
 
Doveva essere un provvedimento temporaneo “nelle more dell’armonizzazione”, almeno una parte di quelle risorse dovevano essere riallocate a tal fine. Si è trattato di un taglio e non di un accantonamento che ha tagliato le gambe ad ogni innovazione e premialità. Una penalizzazione che dura da 5 anni contro ogni logica.
 
L’incremento della produttività nel settore pubblico è indispensabile, la situazione nella sanità è drammatica con una mole enorme di lavoro che si è accumulato per l’ingorgo dei servizi dovuto al Covid che produrrà un ulteriore riduzione dell’aspettativa di vita già documentato. Meno evidente ma non meno drammatica la situazione negli altri settori del pubblico impiego.
 
Tale incremento va sostenuto con provvedimenti di detassazione del salario accessorio e legato alla produttività in analogia con quanto accade nel settore privato.
 
Ripristinare le dotazioni organiche, falcidiate in questi anni, riaprendo subito i concorsi banditi per far fronte alle esigenze indifferibili.
Occorre fermare, specie in sanità, il ricorso a contratti atipici al di fuori dell’organizzazione che non consentono un’azione efficace e coordinata.
Una reale staffetta generazionale è necessaria stante l’elevata età media della P.A. Le attività di smart working vanno contrattualizzate e sottratte all’improvvisazione.
 
Il rilancio del Paese passa attraverso il rilancio degli Enti locali che saranno tra i principali protagonisti dell’impiego delle risorse del Recovery fund.
 
Occorrono provvedimenti che superino la medicina difensiva, l’amministrazione difensiva e la politica difensiva che paralizza la l’intero sistema, riducendo la mole normativa con eccesso di regolamentazioni, in assenza della verifica della loro efficacia, causa della “dirigenza difensiva”.
 
Un richiamo alla Dirigenza pubblica troppe volte esclusa dalla consultazione delle Istituzioni. Siamo certi che senza il contributo delle professionalità e delle competenze della dirigenza non sarà possibile una riforma effettiva ed un efficientamento della pubblica amministrazione.
Riteniamo di essere una risorsa a disposizione, che nell’interesse generale deve essere utilizzata e valorizzata.
 
Giorgio Cavallero
Segretario Generale COSMED

12 Marzo 2021

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