Infermieri, orfani di un’identità professionale

Infermieri, orfani di un’identità professionale

Infermieri, orfani di un’identità professionale

Gentile Direttore,
tramite il suo giornale vorrei interloquire con Marcella Gostinelli, autrice dell'interessante contributo pubblicato su Quotidiano Sanità alcuni giorni fa che inizia con “sorpresa dal silenzio …”. Io inizio come lei, ma invece di essere stupita dal silenzio di tutti, ormai diventata prassi, rimango positivamente sorpresa dal suo articolo di pochi giorni fa; e rimango altrettanto stupita di come una goccia in un oceano abbia portato a galla così tante voci in seguito alla sua messa in luce dei fatti che ormai ci sta portando alla deriva.

In un momento di crisi mondiale dove tutti i ruoli sono stati e tutt’ora sono messi a dura prova, dove noi stessi persone di tutti i giorni facciamo fatica a credere in quello che la società di oggi ci potrà offrire il giorno dopo, ci viene a mancare quello che è anche la nostra identità professionale.

Colleghi passati hanno lottato duramente per far evolvere quello che era rinchiuso nella parola mansionario a una professione intellettuale che ci vede ad oggi al pari degli altri professionisti sanitari, consci di una professione indispensabile per il bene del cittadino e quindi non dimentichiamo di noi stessi in primis.
Siamo in un cambio epocale dove anche la nostra figura è posta al bivio: seguire il divenire, il cambiamento, l’evoluzione oppure continuare in un silenzio agghiacciante, immobili a ciò che sta evolvendo.

Ma come io, infermiera si può dire neolaureata, sento il bisogno che qualcuno ci accompagni e ci protegga nella difesa della nostra figura com’è possibile che le stesse domande non se le siano poste chi ha così tanto potere?

Nel divenire della nostra professione stiamo perdendo quella che è la natura stessa dell’infermiere, conoscenza e coscienza, il saper essere e il saper fare, l’essere diventati una professione intellettuale, ma stiamo perdendo ancor di più il principio base: la collaborazione.

Non riusciamo più a collaborare tra noi colleghi, a creare un dialogo che possa fornire idee innovative, movimenti di pensiero che possano, ripeto in un periodo così difficile, trovare soluzioni di fronte a così tanta difficoltà; potrebbe inoltre donare ai nostri colleghi disoccupati che, chiedono a gran voce, un nuovo progetto politico ed economico che dia loro la possibilità di esplicitare le loro competenze; rivedere la nostra figura professionale che forse è giunta a un cambiamento epocale persino del nostro profilo professionale. Stiamo abbandonando i nostri Collegi che tanto si battono per valorizzare e promuovere la professione di cui facciamo parte, in molti non credono più nell’operato del collegio di appartenenza tanto da deridere dello stesso e quindi mi domando: tutto questo dove ci può portare se non a un disfacimento della nostra figura?

La collaborazione è alla base di un divenire costruttivo, il dibattito, lo scambio di idee, di pensiero e di progetti che fruttino posti di lavoro in questo momento quanto mai sono indispensabili perché la nostra professione non venga messa in un angolo e schiacciata da altre che emergono nel mondo sanitario.

Il silenzio di chi può portare una svolta nel nostro difficile mondo che ci vede sempre in lotta con le altre categorie di professionisti sanitari ci sta uccidendo. E allora perché non smettere di lottare ma cercare un filo conduttore, una linea comune che esponga a una luce positiva di crescita e non a un lento declino? Mi auguro che a questa domanda sussegua non soltanto una risposta ma un movimento di azione che porti di nuovo l’Infermiere e i suoi cittadini nella sua posizione: al centro di ogni processo.

Elisa Ardori
Infermiera Libera Professionista
Auxilium
Studio Infermieri e Professionisti Sanitari Associati
Borgo S. Lorenzo, Firenze

26 Giugno 2014

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