Infermieristica, Le candidature crescono, ma l’emergenza resta

Infermieristica, Le candidature crescono, ma l’emergenza resta

Infermieristica, Le candidature crescono, ma l’emergenza resta

Gentile Direttore, le candidature ai corsi di laurea in Infermieristica sono passate da 18.836 a circa 21.500, con una crescita del 14%, una crescita delle domande +incoraggiante, ma occorre trasformare l’interesse degli studenti in professionisti formati, valorizzati e presenti nei servizi.

Gentile Direttore,

le candidature ai corsi di laurea in Infermieristica sono passate da 18.836 a circa 21.500, con una crescita del 14%1. È una buona notizia, ma i 20.672 posti disponibili2 sono superati di appena 828 domande e, soprattutto, parliamo di aspiranti studenti, non di infermieri già formati e presenti nei servizi.

Tra una candidatura e un infermiere esiste un percorso selettivo: immatricolazione, frequenza, studio, laboratori, tirocinio, esami, laurea. La normativa europea richiede almeno 4.600 ore di formazione teorica e clinica3. In Italia 1 CFU di Infermieristica corrisponde a 30 ore, contro le 25 ordinarie: 180 CFU/ECTS sviluppano 5.400 ore, 900 in più, pari al 20%4.

Infermieristica deve essere considerata una laurea ad altissima densità formativa per il carico formativo concentrato in soli tre anni. In Grecia, Infermieristica si sviluppa in quattro anni riconoscendo 210/240 ECTS5.

Gli indicatori ANVUR aiutano a misurare la distanza tra posti programmati e laureati. A livello nazionale, l’iC02 indica che il 61,2% dei laureati consegue il titolo entro la durata normale; l’iC24 registra il 30,5% di abbandoni dopo N+1 anni,6. Sono indicatori riferiti a popolazioni diverse e non possono essere sommati, ma dimostrano perché sia scorretto equiparare i posti disponibili ai futuri infermieri.

La questione è già assistenziale. La carenza significa turni scoperti, straordinari, ferie difficili da garantire, burnout e abbandoni; per i cittadini significa meno tempo per l’ascolto, prevenzione ed educazione sanitaria, discontinuità delle cure e servizi più fragili. Secondo il Ministero della Salute, gli infermieri dipendenti del SSN erano 268.0137  e tra il 2026 e il 2030 sono stimati 66.670 pensionamenti, circa 13.334 l’anno7.

Anche un limite aritmetico mostra la criticità: ipotizzando, irrealisticamente, 20.672 ingressi l’anno per 5 anni, avremmo 103.360 professionisti. Sottratti i pensionamenti, il saldo sarebbe di 36.690 unità; rispetto a una carenza iniziale di circa 60.000 infermieri,8 resterebbe un deficit di 23.310, senza considerare altre uscite e la crescita dei bisogni. Per colmare entro il 2030 la carenza e sostituire i pensionamenti servirebbero 126.670 ingressi, 25.334 l’anno.

Da infermiere, il parametro decisivo resta la qualità delle cure.

Da sindacalista, occorre rivendicare retribuzioni coerenti con responsabilità e competenze, organici adeguati, carichi sostenibili, sicurezza e reali percorsi di carriera.

Da economista, non vedo nella carenza un risparmio: straordinari, esternalizzazioni, burnout, dimissioni, degenze evitabili e ricorso delle famiglie al privato, trasferiscono e moltiplicano i costi.

La valorizzazione deve riguardare anzitutto chi assicura quotidianamente l’assistenza, ma non può dimenticare gli infermieri che formano i futuri professionisti. Nel 2024, nelle Scienze infermieristiche, vi erano appena 10 professori ordinari, 36 associati e 37 ricercatori, 83 posizioni strutturate9 a fronte di 237 sedi formative10, una ogni 2,9 sedi.

Pur non esistendo un rapporto obbligatorio, la sproporzione evidenzia la necessità di rafforzare la carriera accademica infermieristica.

Una parte rilevante della formazione è affidata con contratti annuali, agli infermieri del Servizio sanitario, di docenza e tutoraggio. Il compenso fuori dall’orario di lavoro è di 25,82€ lordi, le 50.000 lire previste nel 1995 dal CCNL Sanità 1994-1997, comprensivi di preparazione, correzione degli elaborati e partecipazione agli organi didattici11. Con una sola ora di preparazione per ogni ora d’aula, la remunerazione effettiva sarebbe 12,91€ lordi l’ora.

Non si può chiedere all’istituzione universitaria ed ai suoi docenti (ordinari, associati, assegnisti, a contratto)  di formare più infermieri senza investire in chi ne garantisce la preparazione, né al SSN di trattenerli senza riconoscerne il valore. Formazione, condizioni di lavoro, carriera, appartengono alla stessa strategia: trasformare le candidature in professionisti preparati e stabilmente presenti nei servizi, per assicurare cure sicure.

Salvatore Lo Presti

Infermiere, sindacalista e docente universitario a contratto di organizzazione ed economia sanitaria

Fonti essenziali

1 Il Sole 24 Ore, candidature 26/27;

2 MUR, DM 1014/2026;

3 Direttiva 2005/36/CE, art. 31;

4 DI 19 febbraio 2009, art. 6;

5 Hellenic Ministry of Education, Study in Greece, Bachelor in Nursing.

6 ANVUR, indicatori iC02 e iC24;

6 Ministero della Salute, Annuario SSN;

7 Quotidiano Sanità, pensionamenti 2026-2030;

8 FNOPI–CREA Sanità, fabbisogno infermieristico;

9 Rapporto FNOPI–Scuola Superiore Sant’Anna 2025

10 Report corsi professioni sanitarie 25-26;

11 CCNL comparto Sanità 1994-1997, art. 36, comma 14.

11 Settembre 2026

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