La difficile convivenza tra politica, scienza e tecnologia

La difficile convivenza tra politica, scienza e tecnologia

La difficile convivenza tra politica, scienza e tecnologia

Gentile Direttore in un recente editoriale sul NEJM del 9 luglio 2026 “The OMB (White House Office of Management and Budget) and the politicization of science” vengono sottolineate con molta preoccupazione alcune modifiche proposte in merito alla procedura di assegnazione dei finanziamenti...

Gentile Direttore
in un recente editoriale sul NEJM del 9 luglio 2026 “The OMB (White House Office of Management and Budget) and the politicization of science” vengono sottolineate con molta preoccupazione alcune modifiche proposte in merito alla procedura di assegnazione dei finanziamenti del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) che ne stravolgerebbero radicalmente l’iter.

In particolare, funzionari di nomina politica potrebbero prendere decisioni sui finanziamenti ignorando il parere di scienziati indipendenti, avrebbero la facoltà di interrompere l’erogazione dei fondi prima della scadenza prevista e di introdurre nuove regole, incluse disposizioni che limitano drasticamente le collaborazioni internazionali e la ricerca scientifica di base e clinica condivisa. Soprattutto gli studi controllati e randomizzati (RCT) che rappresentano il gold standard in termini di evidenza scientifica rischierebbero di non essere portati a termine per motivi tutt’altro che scientifici. Un processo politico e non scientifico per stabilire cosa sia realmente scientifico secondo i princìpi della “doverosa dimostrazione”, della verificabilità e della possibilità di falsificazione, non ha mai funzionato in passato e certamente non funzionerà ora. La scienza di alto livello può essere determinata solo dalla revisione paritaria condotta da esperti del settore, ovvero dal sistema attuale. Quando la scienza intesa come conoscenza viene politicizza tutti ne escono sconfitti.

Il più grande torto verso la scienza fu costringere Galileo ad abiurare per aver sostenuto il sistema copernicano e l’eliocentrismo. La Chiesa ha rimediato 400 anni dopo. Per rimediare ai danni di Lisenko sostenuto da Stalin in Unione Sovietica che negava l’esistenza di geni e le leggi della ereditarietà di Mendel, ci sono voluti 100 anni. La Fisica Ariana nella Germania Nazista di Hitler bollò la fisica quantistica di Einstein come “scienza ebraica” o “degenerata”, danneggiando, in questo caso per fortuna, lo sviluppo scientifico tedesco a vantaggio degli alleati. Quanti anni ci vorranno per rimediare ai danni causati dalla politica sanitaria di Trump?

Purtroppo, ostacolare la scienza non sempre ha danneggiato la politica. Anzi nell’immediato ha spesso rafforzato il controllo dei regimi sul consenso popolare, il controllo sociale, il consolidamento ideologico, anche se a lungo termine il danno tecnologico ed economico ha quasi sempre indebolito quegli stessi sistemi politici portando a collassi produttivi, disastri sanitari, perdita di primato militare, isolamento culturale della comunità scientifica.

Tutto ciò che siamo oggi, lo dobbiamo alla scienza e alla tecnologia: dal fuoco alla ruota, dall’automobile a Internet. In ambito sanitario il grande merito della scienza, oltre a quello di aver migliorato la nostra aspettativa e qualità di vita, è di averci liberato dalle superstizioni e dall’ignoranza. Tuttavia, l’accelerazione della tecnologia degli ultimi anni viene da alcuni ritenuta incontrollata tanto da rischiare di superare le reali esigenze dell’uomo. La tecnologia è un bene o un male? La scienza intesa come pura conoscenza rischia di essere schiacciata tra il martello della politica che insegue il consenso e l’incudine della tecnocrazia che privilegia il profitto? Oppure dobbiamo intendere la scienza come Arlecchino servitore di due padroni perché essa stessa vuole mangiare a sazietà? La Scienza non è la stessa cosa della Tecnica e la Tecnica non è una conseguenza automatica o inevitabile della Scienza. È la tecnologia che ha rivoluzionato il mondo ma può indebolire progressivamente l’uomo nella misura in cui rafforza sé stessa e forse è il vero oppio dei popoli che porta alla ossessiva dipendenza digitale, il modo più pericoloso non solo per la manipolazione della mente ma anche dell’anima.

Sia la politica che la tecnocrazia tendono a servirsi della scienza per la loro deresponsabilizzazione. Durante le crisi globali (come pandemie, emergenze climatiche o crisi finanziarie), la consulenza tecnica si trova al centro di un cortocircuito: la politica la usa per legittimare decisioni difficili, ma la logica del potere devia profondamente dalla logica della scoperta scientifica. Questo scenario evidenzia le principali frizioni tra la gestione tecnocratica della crisi e la natura stessa della conoscenza scientifica. I governi tendono a usare i comitati tecnico-scientifici per schermarsi dalle responsabilità politiche e dall’impopolarità di alcune misure. Frasi come “Ce lo chiede la scienza” o “Seguiamo rigorosamente i dati” vengono usate per presentare scelte politiche (es. lockdown, razionamenti, restrizioni di viaggio) come verità oggettive e inevitabili. Si fa confusione tra certezza, possibilità, probabilità, casualità. Si chiedono risposte dalla scienza anche quando questa non le può dare perché non ci sono o sono incerte. La scienza fornisce scenari, probabilità e dati. Non ha sempre ragione, ma di meglio non c’è. Spetta alla politica bilanciare la tutela della salute con i diritti civili, la tenuta economica e l’impatto sociale. Delegare le scelte ai tecnici significa impoverire la democrazia. La conoscenza scientifica avanza per tentativi, errori e continue revisioni. Nelle fasi iniziali di una crisi gli esperti consultati offrono pareri basati su dati parziali e in evoluzione. Quando gli esperti cambiano opinione perché emergono nuove prove come è normale nel metodo scientifico, la tecnocrazia e i media faticano a gestirlo. Il cambio di rotta viene percepito dall’opinione pubblica come incompetenza o malafede, minando la fiducia collettiva nella scienza stessa.

Quando un parere tecnico viene elevato a linea politica governativa, il dissenso scientifico interno viene spesso silenziato o etichettato come disinformazione. Per mantenere il controllo sociale e l’ordine pubblico, la tecnocrazia ha bisogno di un’unica narrazione scientifica ufficiale. La scienza vive di controversie, dibattiti e falsificabilità delle teorie. Quando la consulenza tecnica diventa un dogma di Stato indissolubile, cessa di essere scienza e si trasforma in strumento di autorità ideologica. L’uomo diventa sempre più impiegato al funzionamento e alla efficienza della tecnica se non addirittura materiale della tecnica. Così la tecnica da mezzo diventa fine, non perché la tecnica si proponga qualcosa, ma perché deve funzionare e il fine del mercato delle tecnologie sanitarie non sempre è la salute. Spesso è il profitto economico, il consenso politico, il prestigio accademico, la visibilità mediatica e sociale. Non dobbiamo pensare che scienziati e cittadini non siano complici di questo processo. Nel mercato delle vicende umane tutto si mischia in un groviglio di decisioni di esseri umani imprevedibili, impauriti, geniali, gente per bene, filantropi e magliari, furbi e fessi, intelligenti e stupidi. Ad esempio, la decisione di Anthony Fauci di non parlare al Congresso Americano sul Covid ha reso tutto più difficile per gli scienziati e forse sancisce una, speriamo temporanea, vittoria dell’antiscienza sulla scienza, favorita da un po’ di vanità umana di un valido scienziato.

La tecnica con l’intelligenza artificiale può segnare quel punto assolutamente nuovo nella storia e forse irreversibile, dove la domanda non è più “che cosa possiamo fare noi con la tecnica”, ma “che cosa la tecnica può fare di noi”. Per la democratizzazione del sapere dovremo accettare l’impoverimento del ragionamento? Ci converrà diventare gregge del progresso per usufruire del benessere tecnologico o sapremo raccogliere il messaggio del papa sulla “custodia della persona umana nel tempo della intelligenza artificiale” per mettere d’accordo l’artificiale con l’umano? Saprà l’intelligenza umana dei politici e degli scienziati governare quella artificiale delle macchine?

Franco Cosmi
Medico cardiologo. Perugia

03 Settembre 2026

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