La formazione universitaria delle professioni sanitarie e la “terza missione”   

La formazione universitaria delle professioni sanitarie e la “terza missione”   

La formazione universitaria delle professioni sanitarie e la “terza missione”   

Gentile Direttore,
l’esperienza di formazione in ambito universitario, maturata dalle Professioni Sanitarie del Comparto in poco più di un quarto di secolo, può certamente indurre a sostenere l’idea che è ormai tempo di bilanci. Un buon tratto di questo faticoso cammino può considerarsi comunque già compiuto, ma certamente non può dirsi concluso ed è perciò necessario ancora proseguire con determinazione, vista l’ottima considerazione di cui godono i Professionisti Sanitari italiani all’estero.

Un punto di partenza potrebbe essere la nuova visione del concetto di salute formulata di recente dall’OMS: non si tratta di un cambiamento di poco conto poiché si propone un inedito coinvolgimento attivo degli individui, delle famiglie e delle comunità e che potrebbe essere utilmente colto dalle Professioni Sanitarie come stimolante occasione per incentrare un loro rilancio, captando un certo risveglio del desiderio di sano protagonismo, espresso ancora troppo timidamente dalle generazioni dei colleghi più giovani.

Si potrebbe stringere una proficua alleanza a favore della fragilità e della continuità di cure, con evidenti mutui vantaggi, circostanza favorevole per vivacizzare l’attività lavorativa con esperienze diverse rispetto alle consuete prestazioni sanitarie, spesso percepite come particolarmente monotone.

In questo modo si intercetterebbe il favore di una nuova ventata di novità che soffia da una dozzina d’anni a questa parte sull’Università italiana, chiamata ad adempiere, accanto ai tradizionali compiti istituzionali della didattica e della ricerca scientifica, anche alla cosiddetta “Terza Missione”, ovvero un impegno aggiuntivo e condizionante per gli stessi suoi finanziamenti.

Si tratta di una vera e propria missione culturale, sociale e di valorizzazione economica della conoscenza, difficilmente attuabile con le sole forze dell’esiguo personale docente delle università e che invece potrebbe agevolmente svolgere la ben più numerosa platea del variegato mondo dei Professionisti Sanitari, da realizzare elettivamente presso le scuole di ogni ordine e grado, con interventi calibrati di divulgazione scientifica aventi finalità prevalenti di prevenzione.

Ritornando allo specifico argomento della formazione, già più volte toccato in questa stessa testata da illuminati autorevoli editorialisti che gli assidui lettori ben conoscono, auspicherei un deciso cambiamento di rotta che inverta la crescente disaffezione delle nuove generazioni verso il mondo delle Professioni Sanitarie e ne scongiuri il declino.

Il nuovo percorso di studi di primo e secondo ciclo andrebbe ordinato sia con un ripensamento in termini di contenuti didattici teorici, a partire da un primo anno di materie di comune interesse per tutte le professioni, sia con una delocalizzazione dei luoghi fisici per lo svolgimento delle attività formative di tirocinio, che parrebbe più opportuno demandare ad ospedali da accreditare dove si esercita di fatto la maggior parte di pratica quotidiana dei Professionisti Sanitari.

In particolare, i contenuti didattici delle Lauree Magistrali, da armonizzare con gli orientamenti di tutt’altro tenore dello Spazio Comune Europeo della Formazione Superiore, argomento a cui riservare uno specifico studio, andrebbero completamente cambiati ed indirizzati con materie professionalizzanti per i singoli profili, eliminando sia gli insegnamenti di carattere aspecifico o generalizzante sia gli accorpamenti in gruppi.

Un’ipotesi di questo genere, chiaramente meritevole di un approfondimento ben più ampio di questo semplice spunto, per essere adeguatamente declinata necessiterebbe di una serie di confronti preliminari tra tutte le parti interessate per poi giungere alla stipula di apposite intese, su basi paritarie, tra Sistema Universitario e Servizio Sanitario Nazionale per istituire e regolamentare una sorta di Dipartimento di Sanità integrato.

Le attività di docenza e di tutorato dovrebbero essere intestate, in via esclusiva, a figure dirigenziali provenienti dalle fila del medesimo profilo professionale di appartenenza, con Presidenza dei Corsi di Laurea e Laurea Magistrale affidati esclusivamente sempre agli stessi profili degli studenti frequentanti.

Dovrebbe essere interesse di ciascun professionista del settore indirizzare ogni sforzo per far nascere e coltivare una cultura sanitaria, con in primo luogo un coinvolgimento attivo dei destinatari delle cure, in nome di un nuovo patto che siamo tutti chiamati a sottoscrivere tra mondo delle Professioni Sanitarie e cittadini, in cui le prime, a differenza dei secondi, dovrebbero dimostrare forse una maggiore sensibilità e coesione, sopportarne un prevalente peso ed avvertirne la principale responsabilità.

Giampiero Cimino
Vice Presidente Commissione d’Albo Tecnici Sanitari di Radiologia Medica di Enna

Domenico Contino
Presidente Ordine Fisioterapisti di Agrigento – Caltanissetta – Enna

Giampiero Cimino e Domenico Contino

18 Marzo 2024

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