La pandemia e la mortalità   

La pandemia e la mortalità   

La pandemia e la mortalità   

Gentile Direttore,
ormai della pandemia non si parla più. Rimane attivo solo qualche blog che usando gli sparuti e discutibili dati settimanali che continuano ad essere disponibili si sforza ancora di fare qualche ragionamento. Troppo poco, mi verrebbe da dire, per una tragedia che ci ha segnato in maniera drammatica e di cui non abbiamo ancora precisa contezza delle conseguenze mortali che ci sono state.

Recentemente Cristina Freguja (Direttrice del Dipartimento per le statistiche sociali e demografiche dell’Istituto Nazionale di Statistica) è stata audita presso la commissione parlamentare di inchiesta sul Covid ed ha fornito un quadro delle principali statistiche di mortalità relative al periodo 2020-2023. Secondo ISTAT, prendendo come riferimento la media dei decessi del periodo 2015-2019, nel 2020 ci sono stati circa 108.000 decessi in più, nel 2021 ce ne sono stati circa 63.000 in più, nel 2022 ce ne sono stati 67.000 in più e nel 2023 si ha un ritorno ai livelli di mortalità di epoca pre-pandemica. Sempre dalla audizione di ISTAT si apprende che, oltre ai decessi per Covid-19 (78.673 nel 2020, 63.915 nel 2021 e 51.630 nel 2022), vi è stato un aumento di decessi per diabete (+19,3%), malattie respiratorie (+8,4%), malattia di Alzheimer e altre demenze (+7,3%).

Questi numeri mi hanno incuriosito e qualche domanda mi è venuta rispetto al metodo di confronto utilizzato (la media del periodo 2015-2019) che, seppure non dettagliato nella audizione, mi è sembrato non tenere conto che (almeno per quanto ne sapevo io) i tassi di mortalità totale da tempo sono in diminuzione: ne è nato un naturale approfondimento aiutato soprattutto dai dati di mortalità totale periodicamente diffusi da ISTAT (https://www.istat.it/notizia/dati-di-mortalita-cosa-produce-listat/).

In questi anni la mortalità generale è stata spesso utilizzata come indicatore dell’effetto complessivo della pandemia, anche se si deve riconoscere che nelle variazioni temporali della mortalità totale possono intervenire altri fenomeni come il caldo eccezionale (ondate di calore), i differenti malanni di stagione (influenza, …), o altri eventi la cui occorrenza partecipa a modificare (in aumento o diminuzione) i tassi di mortalità.

I dati più recenti di mortalità totale resi disponibili da ISTAT si riferiscono a tutto il periodo 2011-2024 e sono suddivisi per genere: oltre al totale sono presenti i decessi solo per tre classi di età (65-74, 75-84, 85+). Con questi dati non è possibile calcolare dei tassi standardizzati (che sono necessari per effettuare corretti confronti temporali su una finestra di 14 anni) , però si possono fare analisi separate per età.

Nella tabella che segue sono riportati i tassi di mortalità totale x 10.000 abitanti nelle diverse classi di età e di genere, con la specificazione che il tasso totale ed il tasso nella popolazione con età <65 anni sono tassi grezzi (e quindi il loro andamento temporale ha scarso significato).

Le figure che seguono rappresentano, in forma grafica, i tassi annuali riscontrati per le quattro classi di età. Le linee tratteggiate nelle figure sono il risultato della interpolazione lineare dei tassi avendo escluso dalla analisi i cinque anni (supposti pandemici) 2020-2024 (segnati con un pallino): il prolungamento delle linee al 2024 costituisce la stima del valore dei tassi che ci si sarebbe aspettati di trovare in assenza dell’effetto della pandemia.


I risultati dicono innanzitutto che per tutte le classi di età indagate e per entrambi i sessi i tassi di mortalità totale del periodo 2011-2019 sono in diminuzione nel tempo, in modo più accentuato nei maschi, e che quindi prendere come riferimento per il calcolo dei casi attesi la sola media del periodo 2015-2019 produce una stima non adeguata dei casi attesi nel periodo 2020-2024. Quanto invece al merito, sia per i maschi che per le femmine per i soggetti di età fino ad 84 anni i tassi del 2024 sono in linea con le proiezioni al 2024 degli andamenti che non considerano il quinquennio pandemico, mentre per il 2023 le proiezioni risultano più basse dei valori osservati, segnale che probabilmente la pandemia ha avuto qualche effetto sulla mortalità generale anche nell’anno 2023. Diversamente, la pandemia sembra aver terminato di influenzare la mortalità già nel 2023 per i soggetti molto anziani (85+ anni). Tutto ciò salvo eventuali altre spiegazioni per gli andamenti nel tempo della mortalità generale.

Qualora si volesse adottare una ipotesi più restrittiva sulla durata della pandemia considerando come periodo pandemico solo il triennio 2020-2022, i risultati non cambiano in maniera numericamente importante tranne che per gli ultraottantacinquenni per i quali si osserverebbe un piccolo effetto della pandemia anche nel 2023.

Per avere una idea quantitativa dei decessi in più che si sono verificati nel quinquennio 2020-2024 si può calcolare per ogni anno la differenza tra i valori osservati ed i valori attesi (a partire dalle proiezioni pre-pandemiche): emerge la tabella che segue.

L’effetto complessivo (dal punto di vista della mortalità) della pandemia nel periodo 2020-2024 (differenza tra decessi osservati e decessi attesi) è stimabile in circa 250.000 decessi in più, di cui poco meno di 150.000 maschi e poco più di 100.000 femmine.

Il numero di decessi in più per il periodo pandemico può essere messo a confronto con il numero di morti specificamente attribuiti al virus secondo i dati comunicati, ad esempio, dal Ministero della Salute e dalla Protezione Civile, come mostrato nella tabella che segue.


Dei circa 250.000 decessi totali in più per via della pandemia circa 200.000 sarebbero stati specificamente attribuiti al Covid, ma per gli altri circa 50.000 decessi in più, soprattutto nel 2020 e nel 2022, occorre andare alla ricerca di altre spiegazioni. L’ipotesi più probabile è che si tratterebbe comunque di decessi da attribuire sempre alla pandemia, o come decessi Covid non riconosciuti, oppure come effetto dell’aggravarsi di altre patologie o di cure mancate o di qualche altro elemento che ha sfruttato il “passaggio” che la pandemia gli ha dato.

Escludendo la parte dei decessi Covid non riconosciuti come tali, la presenza degli altri decessi in più e l’osservazione che per i soggetti molto anziani (85+ anni) i tassi osservati sia nel 2023 che nel 2024 sono già inferiori ai tassi attesi in assenza di pandemia suggerisce l’ipotesi che almeno una parte dei decessi in più potrebbe essere rappresentata da soggetti che la pandemia ha fatto decedere anticipatamente e che senza l’evento pandemico sarebbero morti dopo (o ancora in vita al 2023 o 2024). Con i dati oggi disponibili questa ipotesi non può essere verificata, così come non si può verificare se ci sia (o ci sia stato) qualche effetto della pandemia in termini di mortalità attribuibile all’aumento delle cure mancate che si è verificato nel periodo pandemico.

Carlo Zocchetti
Ricerche e Studi in Sanità e Salute sas (Gallarate, VA)

Carlo Zocchetti

03 Marzo 2025

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