La professione più ‘abusata’? É quella degli infermieri, non dei medici

La professione più ‘abusata’? É quella degli infermieri, non dei medici

La professione più ‘abusata’? É quella degli infermieri, non dei medici

Gentile Direttore,
leggo con divertito stupore le affermazioni dei medici dell’osservatorio sanitario di Napoli, in particolare perché non solo ci sono punti di vista sinceramente discutibili, ma anche dati errati. Cominciamo dalla dichiarazione roboante sull’abuso di professione: a dire dei due "osservatori partenopei laureati in medicina e chirurgia" la loro è la professione più abusata: anzi, la sola che abbia davvero importanza abusare e – naturalmente – tutelare dall’abuso.
 
Come i firmatari della nota ci suggeriscono, ho chiesto dati al riguardo ai NAS, con i quali molto collaboriamo in Liguria, incontrando sempre molta professionale attenzione e cortesia. Mi hanno confermato un dato statistico che già conoscevo: la professione sanitaria più abusata, ahimè, è la mia, quella di Infermiere.

Proseguirei spiegando ancora che, se gli osservatori partenopei conoscessero le attività già oggi poste in essere da un Infermiere (quindi, senza assolutamente tirare in ballo il comma 566), si renderebbero conto che l’abuso di questa Professione può fare dei morti, senza tanti giri di parole. Non voglio annoiare nessuno, ma basta pensare al ruolo di un Infermiere nella somministrazione del prodotto farmaceutico, di cui è per norma di Stato "garante" (cfr DM 739/1994).
 
Incidenti, errori, eventi avversi che si verificano anche quando siamo "veri" Infermieri, ma lavoriamo sotto organico o senza apposita formazione, vedi i risultati della famosa ricerca internazionale RN4CAST, svolta in molti Paesi anche europei, e finalmente approdata anche in Italia. Concetti che rientrano a pieno titolo nella gestione del risk management, un argomento che l’Osservatorio sanitario di Napoli dovrebbe conoscere, visto che ha prodotto lo scorso anno un evento dedicato.

Chiudo la nota spiegando che, quando un Infermiere sostiene la cultura della propria crescita professionale, e quella della categoria, non lo fa mai in una ottica di sottrazione. Tantomeno verso gli amici medici. Se io ottengo un riconoscimento contrattuale ai due master di 1° livello che ho conseguito, non tolgo nulla a nessuno: né ai due "attenti" osservatori partenopei, né ad altri valenti laureati in medicina e chirurgia.

Non ho mai capito questa alzata di scudi preventiva, quando in tutti i Paesi normali il ruolo dei responsabili del Nursing è riconosciuto, sostenuto, apprezzato per prima cosa proprio dai medici, consapevoli dell’effetto delle cure infermieristiche sull’assistito: di questo ho avuto modo di diretto riscontro nelle mie tre esperienze professionali all’estero, per conto del nostro Dipartimento per la Cooperazione allo Sviluppo, nel corso delle quali ho conosciuto sanitari di diverse realtà. Sono queste manifestazioni interne, italiane, di non conoscenza del contesto che lasciano l’amaro in bocca, perché permettono di capire il livello del confronto.

A questo punto non ci sono tavoli tecnici che tengano: non può essere sinceramente possibile capire il senso della cosa, serve prima una crescita culturale che non può aversi a botte di decreti, commi, leggine.
 Se questo vale per il personale del comparto, vale altrettanto per chi crede di sapere tutto, e non sa di non sapere.

Francesco Falli
Presidente IPASVI la Spezia

18 Marzo 2015

© Riproduzione riservata

L’illusione del “senza coordinamento”: perché il middle management infermieristico è il vero motore della sanità moderna
L’illusione del “senza coordinamento”: perché il middle management infermieristico è il vero motore della sanità moderna

Gentile Direttore, la gestione dello skill mix, il benessere organizzativo e la sicurezza delle cure non si autogestiscono. Destrutturare la figura strategica del coordinatore è una deriva disfunzionale che mina...

In sanità il vero errore è confondere l’uguaglianza con l’indistinto
In sanità il vero errore è confondere l’uguaglianza con l’indistinto

Gentile Direttore, nel dibattito che accompagna il rinnovo del contratto della sanità pubblica torna con insistenza una tesi che merita qualche riflessione: quella secondo cui il riconoscimento economico delle specificità...

“Hai la diarrea? Vai alla Casa della Comunità!” Slogan rischioso per una giusta campagna promozionale delle nuove strutture territoriali.
“Hai la diarrea? Vai alla Casa della Comunità!” Slogan rischioso per una giusta campagna promozionale delle nuove strutture territoriali.

Gentile direttore, la Regione Liguria, non si sa ancora quanto efficacemente, ha fatto un manifesto in cui campeggia a grandi lettere maiuscole la scritta ”Hai la diarrea? Vai alla Casa...

Il contratto della sanità e i frutti avvelenati del neocorporativismo
Il contratto della sanità e i frutti avvelenati del neocorporativismo

Gentile Direttore, le differenze retributive tra infermieri, tecnici sanitari, OSS e personale amministrativo non nascono con l’ultimo CCNL. Sono il risultato di anni di interventi legislativi disorganici e settoriali, sollecitati...