Gentile Direttore,
nel dibattito aperto in Liguria sul nuovo modello organizzativo per la gestione dei ricoveri urgenti e per la riduzione del boarding in Pronto soccorso, c’è un punto che merita di essere chiarito senza ambiguità: liquidare il ruolo dei medici internisti come inutile o marginale non è solo ingeneroso, ma è soprattutto sbagliato sul piano clinico e miope su quello organizzativo.
Si può e si deve discutere del merito della Deliberazione ligure che ha il merito di affrontare in modo organico e strutturato, partendo dall’analisi completa dei dati di accesso al PS e dei ricoveri in ospedale, i problemi del boarding e più in generale l’organizzazione dei ricoveri urgenti, proponendo una soluzione operativa che coinvolga tutti gli operatori del settore. Questo è il terreno serio del confronto, ed è giusto che ci sia. Ma altra cosa è usare questo passaggio per delegittimare il contributo della Medicina Interna, quasi fosse un ostacolo da rimuovere anziché una competenza da valorizzare.
L’idea che il coinvolgimento dell’internista rappresenti un appesantimento dei percorsi tradisce una visione semplificata della realtà ospedaliera. I pazienti che oggi affollano i Pronto soccorso non sono, nella gran parte dei casi, casi lineari. Sono pazienti anziani, fragili, pluripatologici, politrattati, spesso socialmente vulnerabili, che raramente possono essere letti e gestiti dentro una logica monospecialistica. Pensare che questa complessità possa essere affrontata facendo a meno di uno sguardo internistico significa non vedere il cuore del problema.
Dire o lasciar intendere che “non serve un internista per gestire un paziente” non è un’affermazione forte. È un’affermazione debole, perché nasce da una rappresentazione riduttiva del paziente reale. E il paziente reale, oggi, è sempre meno un caso “di organo” e sempre più una sintesi difficile di patologie concomitanti, terapie multiple, instabilità clinica, fragilità e rischio evolutivo. È precisamente qui che la Medicina Interna offre un valore decisivo: nella capacità di integrare problemi diversi, definire priorità, orientare il ricovero appropriato e costruire una presa in carico coerente.
Il punto, allora, non è difendere una categoria anche perché la DGR Liguria non fa sconti a nessuno, richiamando anche la Medicina Interna alla necessità di degenze più brevi, presa in carico precoce e collegamenti col territorio, in un rapporto collaborativo e veramente interdisciplinare fra i vari specialisti.
Il punto è difendere un’idea di sanità che non si ostini a ragionare per compartimenti stagni. In sanità non è più possibile continuare a lavorare secondo una logica a silos. Non funziona nei Pronto soccorso, non funziona nei reparti, non funziona nella transizione tra ospedale e territorio. E soprattutto non funziona per i pazienti più complessi, che pagano per primi il prezzo delle frammentazioni organizzative e delle contrapposizioni professionali.
Anche il boarding, del resto, viene troppo spesso raccontato come se fosse un problema confinato dentro il perimetro del Pronto soccorso. Non è così. Il boarding è il sintomo più evidente di una crisi di sistema: posti letto che non si liberano, ricoveri che si inceppano, percorsi che non dialogano, dimissioni che non si raccordano con il territorio, organizzazioni che continuano a procedere per segmenti separati. In questo quadro, scaricare il problema su una sola funzione o pensare di risolverlo impoverendo il contributo di alcune competenze è semplicemente un errore di diagnosi.
Per questo le critiche alla Deliberazione regionale, quando richiamano la necessità di un confronto più ampio e di una revisione condivisa, colgono un tema reale di metodo. Ma proprio perché il tema è serio, sarebbe utile evitare slogan o contrapposizioni che finiscono per allargare le distanze tra professionisti che dovrebbero invece lavorare fianco a fianco.
La Medicina d’Urgenza ha un ruolo essenziale e insostituibile. Nessuno lo mette in discussione. Ma è altrettanto evidente che la Medicina Interna non può essere trattata come una presenza accessoria o un ingombro organizzativo. Chi conosce davvero la vita degli ospedali sa che è esattamente il contrario: nei passaggi più delicati della presa in carico, soprattutto quando la complessità clinica aumenta, il contributo internistico diventa spesso decisivo per evitare semplificazioni inappropriate, ricoveri disallineati o percorsi meno sicuri.
Se davvero vogliamo affrontare il problema del boarding e della congestione ospedaliera, dobbiamo avere il coraggio di dirci una cosa semplice: non ne usciremo contrapponendo il Pronto soccorso alla Medicina Interna, l’urgenza all’area medica, una specialità all’altra. Ne usciremo solo se accetteremo di costruire modelli fondati sull’integrazione, sulla corresponsabilità e sul dialogo strutturato tra tutte le componenti coinvolte.
La proposta ligure, dunque, parla a tutto il Paese. E il messaggio che dovremmo raccogliere è semplice: per ridurre davvero il boarding non servono né contrapposizioni né scorciatoie, ma alleanze professionali, governo dei percorsi e una visione sistemica. Questa vicenda può trasformarsi in un’occasione positiva per il SSN, un Laboratorio Liguria per lo studio e la messa a punto di soluzioni per un problema che riguarda tutte le Regioni italiane e i PS con l’eccesso di boarding, di ricoveri e difficoltà nella gestione dei pazienti.
FADOI continuerà a sostenere con fermezza il valore della Medicina Interna, non per spirito corporativo, ma perché sarebbe grave, oggi, sottovalutare proprio quella competenza che più di altre è chiamata a tenere insieme la complessità. Ridurre gli internisti a un ruolo secondario non rafforza il sistema: lo indebolisce. E un sistema sanitario già sotto pressione non ha bisogno di semplificazioni ideologiche, ma di alleanze professionali solide, rispetto reciproco e visione comune.
Andrea Montagnani
Presidente Nazionale FADOI
Paola Gnerre
Presidente Eletto Nazionale FADOI
Francesco Dentali
Presidente Fondazione FADOI