Le indicazioni Oms sullo psicologo nelle cure primarie 

Le indicazioni Oms sullo psicologo nelle cure primarie 

Le indicazioni Oms sullo psicologo nelle cure primarie 

Gentile Direttore,
è appena uscito il documento Oms “Scaling up mental health services within the PHC approach” nel quale si tratta il tema del ruolo dell’assistenza primaria e medicina di famiglia nella tutela della salute mentale e benessere psicologico fornendo indicazioni che valorizzano le migliori esperienze europee.

Indicazioni preziose nel momento in cui buona parte delle Regioni hanno attivato la figura dello psicologo di base e si aspetta che il Parlamento riceva finalmente dal Governo il disco verde su un disegno di legge definito con il concorso concorde di maggioranza e opposizione. Una legge molto attesa dai cittadini: otto su dieci pensano questa figura come necessaria (Ist. Piepoli 2024).

Nel contesto dell’approccio dell’Oms per la prevenzione della salute mentale e la promozione del benessere psicologico all’interno dell’assistenza sanitaria di base (Primary Health Care – PHC), lo psicologo assume un ruolo strategico e multifunzionale, come figura cardine nell’integrazione delle competenze psicosociali all’interno dei team multidisciplinari.

La crescente incidenza di forme di disagio e disturbi ha evidenziato la necessità di rendere le risposte più accessibili, tempestive e integrate, mediante la implementazione di attività differenziate a diversi livelli, di base, specialistico e di ricovero, laddove il potenziamento dell’assistenza primaria assolve al ruolo proattivo di iniziativa e di prima risposta, nell’ambito di una organizzazione sinergica orizzontale e verticale.

Tra le diverse strategie possibili indicate nel documento spicca quella dell’integrazione di professionisti dedicati nelle équipe delle cure primarie.

Competenze e funzioni dello psicologo
Il contributo dello psicologo secondo l’Oms va oltre il trattamento diretto. Le sue competenze vengono sfruttate in ottica sistemica:

  • Valutazione psicodiagnostica: screening e diagnosi precoce di disturbi comuni (ansia, depressione, disturbi del comportamento) attraverso strumenti validati (es. GHQ, HSCL-25).
  • Interventi psicologici brevi: applicazione di terapie evidence-based in setting primari e counselling focalizzato sul problema.
  • Psicoeducazione e promozione della salute mentale: formazione e supporto a utenti e caregiver per migliorare l’autogestione del disagio e delle comorbidità (es. diabete, BPCO).
  • Supervisione e supporto ai colleghi: attività di formazione e supervisione clinica a infermieri, medici e operatori socio-sanitari per migliorare le capacità di intercettazione e gestione dei disagi psichici nei setting generalisti.
  • Integrazione nei percorsi di cura stepped care: all’interno di modelli a intensità crescente, lo psicologo collabora alla definizione del livello assistenziale più adeguato, con interventi a bassa intensità (self-help, gruppi psicoeducativi) fino all’attivazione di trattamenti personalizzati.

Evidenze di efficacia
Numerosi casi studio riportati nel documento evidenziano l’efficacia della presenza dello psicologo nei servizi territoriali, ad esempio: nel Regno Unito, psicologi sono impiegati nel programma IAPT per la gestione di ansia e depressione lieve-moderata nelle strutture di base; nei Paesi Bassi, gli psicologi clinici integrati nei team di medicina generale agiscono come “gatekeeper” verso i servizi specialistici, contribuendo a evitare medicalizzazione eccessiva; in Svezia e Finlandia, la psicologia è inclusa nei servizi di salute materna e infantile, con screening sistematico per depressione perinatale e programmi di supporto precoce; in Spagna lo psicologo è parte stabile del team multidisciplinare nei centri integrati con la medicina generale.

Leve operative per l’integrazione
Come noto le situazioni organizzative dei servizi per la salute sono diverse nei Paesi europei e così la regolazione delle competenze professionali, non a caso il documento evidenzia la carenza di una adeguata governance di sistema in alcune nazioni, la inadeguata previsione di interventi psicologici nel LEA oppure l’insufficiente numero di psicologi presenti in alcuni Paesi con la necessità di affidare alcune attività ad altre figure come gli infermieri.

L’Italia si trova da questo punto di vista in una posizione ideale, perché ha un sistema sanitario, dei LEA che contemplano i bisogni psicologici, una professione psicologica ben regolamentata e con un numero importante di professionisti da poter utilizzare: nel nostro Paese sono quindi pienamente attuabili le raccomandazioni dell’Oms.

Nel contesto delle sfide crescenti legate alla salute mentale e benessere psicologico in Europa, il ruolo dello psicologo nelle cure primarie emerge come strategico e necessario. Secondo l’Oms., integrare lo psicologo nei team territoriali significa garantire un accesso più tempestivo, umano ed efficace, riducendo medicalizzazione, stigma e frammentazione dell’assistenza. In diversi paesi europei, modelli innovativi dimostrano che lo psicologo, operando accanto a medici e infermieri, è in grado di offrire interventi mirati – come diagnosi precoce, terapie brevi e supporto psicoeducativo – contribuendo a migliorare la qualità della vita e l’equità dei percorsi di cura. Perché questa integrazione sia sostenibile, sono necessarie politiche che ne riconoscano il valore, investano nella formazione e garantiscano risorse adeguate. Lo psicologo non è solo un clinico, ma un ponte tra bisogni psicologici e risposta sanitaria integrata.

David Lazzari

David Lazzari

28 Aprile 2025

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