Gentile Direttore,
le linee guida, quelle che applicano il metodo scientifico, sono come le tasse. Qualcuno le considera belle, per altri sono brutte, fastidiose ed ingiuste. Alcuni le pagano, molti no. Comunque sia, sono necessarie per far funzionare uno Stato. Lo stesso vale per le linee guida. Alcuni le seguono, altri no e altri ancora sono ostentatamente contro.
Comunque sia servono a far funzionare un Sistema Sanitario. Facciamo una riflessione terra-terra non scientifica né filosofica né ideologica, ma semplicemente di buon senso. Se io fossi malato come vorrei essere curato secondo il principio morale “fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”: secondo la scelta personale sia pur professionale del medico, secondo la sua sicuramente importante esperienza, secondo la moda di mercato, secondo la convinzione personale del paziente, oppure secondo scienza, coscienza e prove di efficacia messe a disposizione e integrate dalla competenza del medico, peraltro previsto dal codice deontologico? Queste prove di efficacia chi le decide? Ma davvero pensiamo che il medico possa conoscere tutta la scienza e tutte le innovazioni scientifiche disponibili? È praticamente impossibile. Quindi il medico, anche se obtorto collo, è costretto a nutrirsi di linee guida scientifiche per gli interessi di salute del paziente e i suoi interessi professionali.
Anzi dovrebbe assicurarsi che i suoi rappresentanti, come gli Ordini dei Medici, pretendano che vengano fornite le linee guida ministeriali come previsto dalla legge 24/2017. Perché non sono ancora disponibili dopo otto anni? Per carità tutti ricorriamo a quelle delle Società scientifiche accreditate e non ci manca niente. Però se non ci sono bisognerà pur chiedersi il perché. Ognuno avrà la sua risposta. Qualcuno potrebbe anche pensare malignamente che non siano disponibili perché non servono. Però questo qualcuno dovrebbe dire da chi e come vorrebbe essere curato lui. Sicuramente da un medico bravo. Ma come definiamo un medico bravo? Facile: è quello di cui ci fidiamo e che ha una buona reputazione. Ed è giusto: è la medicina paternalistica che abbiamo avuto per secoli e secoli.
Anche Argante si fidava del bravo Dottor Purgone. Purghe, salassi e clisteri imperversavano. Le persone campavano in media 40 anni. Il più delle volte morivano perché dovevano morire. Talvolta la morte era accelerata da queste pratiche, di nessuna scientificità, ma accettate da medici e pazienti. Poi sono arrivati i lumi. Galileo ha preteso che la scienza si nutrisse di dimostrazioni. In effetti questo ha funzionato anche se ci sono voluti quattro secoli. Le persone ora campano più di 80 anni. Con le prove di efficacia abbiamo assistito a grandi progressi nel campo dell’igiene (ricordate Semmelweis che dimostrò l’efficacia del lavaggio delle mani ma venne talmente infamato dai negazionisti di allora che impazzì?), nel campo della chirurgia e dell’anestesia (avete presente gli animalisti che rifiutano gli esperimenti sugli animali?), le grandi scoperte farmacologiche e degli effetti tossici dei farmaci (ricordate la talidomite che veniva considerato uno zuccherino dai più quotati accademici e invece causava tremende malformazioni ai feti delle mamme che la assumevano?)
I più anziani ricorderanno anche Liborio Bonifacio di Agropoli che voleva curare il cancro con gli escrementi delle capre, Luigi Di Bella che voleva curare il cancro con uno strano cocktail farmacologico, Davide Vannoni che voleva curare le malattie neurodegenerative con un prodotto a composizione ignota con la mobilitazione iniziale di personaggi famosi dello spettacolo come Celentano che si definiva il re degli ignoranti e ridicolizzava la competenza. Una discreta parte dell’opinione pubblica era schierata dalla parte di questi personaggi e alcuni magistrati imposero terapie senza alcuna prova di efficacia, a carico del SSN. Ricordate il doppio premio Nobel per la Chimica e la Pace Linus Pauling che voleva curare il cancro e le malattie cardiovascolari con megadosi di Vitamina C? Per non parlare delle frodi scientifiche di personaggi famosi anche attuali. Tutte persone autorevoli e di grande esperienza. I famosi medici reputati bravi di cui fidarsi. Chi vorrebbe farsi curare da loro?
In un momento come quello attuale le linee guida scientifiche dovrebbero essere un indispensabile strumento per cercare di orientarsi nella navigazione del difficile mare della salute nell’epoca dell’intelligenza artificiale con il miglioramento dell’intelligenza collettiva e peggioramento di quella individuale, del 40% della popolazione con analfabetismo funzionale secondo l’Istat, di un sistema scolastico definito dal Censis nel 2024, con una frase probabilmente troppo dura, “La fabbrica dell’ignoranza”, della necessità di un attento e quotidiano fact-checking per informazioni distorte o francamente false, in un mondo con uno tsunami di informazioni ma dove ignoranza e competenza vengono posti allo stesso livello, perché uno dovrebbe valere democraticamente uno. “Siamo fuori di testa ma diversi da loro” si canta in una celebre canzone.
Una raccomandazione agli scienziati e agli accademici: in assenza di prove di efficacia cercate di raccomandare di non raccomandare e lasciate la decisione ad una scelta condivisa, quella sì, tra medico e paziente. Fornite ai medici l’efficacia di un trattamento in termini di riduzione del rischio assoluto e non relativo e l’NNT e NNH in base al rischio basale e al tempo di trattamento. Agli amministratori: le linee guida non sono medicina amministrata. È uno strumento fondamentale da lasciare alla relazione tra medico e paziente che devono decidere tra rassicuranti bugie, scomode verità e realistici obiettivi.
Franco Cosmi
Medico cardiologo Perugia