Lea e Nomenclatore tariffario, il futuro non può più attendere

Lea e Nomenclatore tariffario, il futuro non può più attendere

Lea e Nomenclatore tariffario, il futuro non può più attendere

Gentile direttore,
i documenti pubblicati da parte della dr.ssa Melania Salina, Presidente Ordine dei fisioterapisti del FVG (QS, 17 gennaio 2025) e del dr. Fabio Bracciantini, Presidente OFI Toscana centro (QS, 20 gennaio 2025), esprimono con estrema chiarezza, uno dei tanti problemi da risolvere senza attendere altro tempo.

La questione dei LEA e del nomenclatore tariffario, ampiamente discusso, pone la necessità di arrivare ad una svolta definitiva capace anche di dare nuovo slancio alle politiche gestionali delle nostre organizzazioni sanitarie.

La professione infermieristica, da tempo ormai, evidenzia la necessità di porre chiarezza su questi argomenti. Avere il coraggio di fare chiarezza, vuol dire ridefinire con coerenza quelle condizioni storiche e, per certi versi di comodo che nessuno vuole affrontare. In secondo luogo, ma non di minor importanza, significa evidenziare giustamente quanto lavoro viene svolto da professionisti che, ogni giorno applicano le proprie conoscenze a beneficio del paziente, che nel sistema attuale, non trova altro tipo di risposte.

Se è pur vero che uno degli aspetti di discussione può essere il valore economico delle singole prestazioni, di pari importanza è la giusta determinazione di chi le svolge. Se la volontà è quella di porre un riordino dei LEA e del nomenclatore tariffario, dobbiamo chiederci se, in questo sistema anacronistico, c’è spazio per il riconoscimento dell’attribuzione delle prestazioni erogate, ai professionisti che realmente le eseguono.

Porre rimedio ai quesiti posti significa, che da un moneto all’altro in molti si vedrebbero attribuire prestazioni erogate ed il reale valore economico e non più calcolate in flussi operativi in capo ad altre professioni e ad altri professionisti.

Siamo certi che faccia piacere a tutti gli interessati evidenziare come, il posizionamento degli accessi venosi periferici, effettuati anche in ambulatori dedicati, da specifiche equipes infermieristiche vengano correttamente assegnato alla professione che li impianta, li gestisce e li valuta quotidianamente. Le prestazioni legate al Wound Care, alla gestione dei presidi per stomie o incontinenza urinaria, solo per citarne alcune, anche se gestite autonomamente dal personale infermieristico dedicato, finiscono in capo a prestazioni non infermieristiche, garantendo flussi operativi inesatti, mantenendo alta l’attenzione per alcuni ed il saldo numerico prestazionale a chi spesso non sa nemmeno come sia fatto un presidio o come lo si utilizzi.

Il corretto tracciamento dei dati, dei percorsi, utilizzando appositi cruscotti aggiornati, migliora i livelli di appropriatezza e identifica, il reale fabbisogno di risorse non solo economiche ma anche di personale e del suo corretto utilizzo.

Se si vuole affrontare pienamente il problema c’è da chiedersi come mai a tali prestazioni non si è ancora dato avvio alla necessaria consulenza infermieristica o delle professioni sanitarie? Questa sarebbe di certo utile a tracciare non solo i percorsi, ma va consolidare gli aspetti organizzativi e gestionali totalmente autonomi delle professioni sanitarie.

Migliorando i processi, analizzando i dati raccolti sulle prestazioni, valutando gli esiti e raggiungendo outcomes ormai evidenti per la salute del paziente e della sua famiglia, potremmo indubbiamente adeguare i percorsi ai pazienti che di frequente, invece, vengono dirottati a strutture più complesse creando disagi, lungaggini e incremento delle liste d’attesa.

Questo significa dare piena visibilità ed il giusto valore alle professioni sanitarie che non possono più essere ancorate alle derive gestionali-organizzative del passato, facendo crescere e sviluppare le competenze dei professionisti, svincolandoli da catene gestionali che non producono più sviluppo e crescita.

Sono in molti purtroppo a pensare che non sia così positiva l’autonomia delle professioni sanitarie e questo è un altro vero problema. La verità sta nel saper contribuire attivamente in modo multidisciplinare al cambiamento che ormai è avviato e non può più tornare in dietro.

Il cittadino paziente non è più quello degli anni passati e nemmeno l’infermiere. E’ sempre più attento ed esigente il primo. E’ sempre più preparato e specializzato il secondo. Per questo va ribadito sia l’impegno preciso e puntuale del legislatore, ma anche delle Federazioni e degli Ordini interessati, ma soprattutto dei professionisti a cui è chiesto di voltare le spalle al passato e di saper vedere con chiarezza e sincerità al futuro che ci attende e che è a portata di mano.

Dr. Stefano Giglio
Presidente OPI Udine

Stefano Giglio

06 Febbraio 2025

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