Legge 13/2020: una parentesi emergenziale che oggi chiede “Ordine”

Legge 13/2020: una parentesi emergenziale che oggi chiede “Ordine”

Legge 13/2020: una parentesi emergenziale che oggi chiede “Ordine”

Perché il reclutamento di professionisti esteri deve passare dalla qualità e dal rigore normativo per tutelare il SSN e la sicurezza delle cure.

Gentile Direttore,
nel delicato dibattito sul futuro del Servizio Sanitario Nazionale, esiste un tema che incide profondamente sulla qualità delle prestazioni e sulla tenuta del sistema: l’inquadramento dei professionisti formati all’estero. Come gruppo di professionisti impegnati nel confronto quotidiano con gli Ordini e con la Federazione, avvertiamo l’urgenza di riportare la questione al centro dell’agenda, non per un nostalgico richiamo ai tempi della pandemia, ma per una necessaria operazione di igiene istituzionale. Il principio di fondo è chiaro: quando l’emergenza termina, le scorciatoie devono tornare a essere ciò che erano: scorciatoie.

La “corsia d’emergenza” e il rischio del doppio binario

Durante la fase acuta del Covid-19, la Legge 13/2020 ha rappresentato una misura eccezionale, consentendo alle Regioni di assumere rapidamente personale sanitario con titoli esteri bypassando il riconoscimento ministeriale. Si è trattato di un’autorizzazione funzionale, pensata per evitare il collasso del sistema, basata su verifiche minime e non su una valutazione strutturata delle competenze.
Era, metaforicamente, una “corsia di emergenza”, indispensabile con l’autostrada bloccata, ma estremamente pericolosa se trasformata in carreggiata principale. Oggi, nonostante la fine dello stato emergenziale, la carenza di organico persiste a causa della scarsa attrattività di alcune aree, turni gravosi e retribuzioni non competitive. Tuttavia, una necessità reale non può autorizzare un modello fragile e “temporaneo”.

Il ricorso a strumenti emergenziali non è più tollerabile. La Legge 13/2020 non garantisce equivalenza formativa né la coerenza di competenze richiesta dal riordino delle professioni sanitarie. La coesistenza di due percorsi: il riconoscimento ministeriale ordinario e la procedura in deroga, genera inevitabilmente confusione, disomogeneità e aspettative distorte. Questo “doppio binario” normativo crea un doppio standard percepito che mina la fiducia dei cittadini e dei professionisti stessi.

Deontologia e Lingua: i pilastri della sicurezza
L’esercizio di una professione sanitaria non si esaurisce nell’atto tecnico. Richiede l’adesione a un Codice Deontologico che definisce responsabilità, limiti e doveri etici. La deontologia è la “grammatica morale” della professione; senza di essa, l’integrazione nel sistema italiano rimane parziale.

Parallelamente, la padronanza della lingua italiana non è un dettaglio formale, ma un vero e proprio dispositivo di sicurezza. Dalla compilazione della documentazione clinica alla gestione del rischio nel lavoro in équipe, fino alla comunicazione empatica con il paziente: tutto passa per la lingua. Accettare percorsi semplificati significa sottovalutare questi aspetti, con ricadute dirette sulla qualità delle cure.

La posizione della Federazione e il ruolo degli Ordini

La Federazione degli Ordini delle Professioni Sanitarie è ferma sul punto: qualità e sicurezza non possono poggiare su autorizzazioni temporanee. La Legge 13/2020 non può essere interpretata come un riconoscimento professionale né come titolo valido per l’iscrizione agli Albi.

Attualmente, il percorso ufficiale regolato dal D.Lgs. 206/2007 affida al Ministero della Salute la valutazione della documentazione accademica, avvalendosi di esperti della Cda nazionale del profilo interessato. Se emergono carenze, vengono imposte misure compensative (tirocini o prove teorico-pratiche). Solo dopo questi filtri e la verifica linguistica operata dall’Ordine, il professionista ottiene il decreto di riconoscimento necessario per l’iscrizione all’Albo, che garantisce la legittimità dell’esercizio e la vigilanza deontologica.

Proposte per un’architettura di sistema coerente
Per conciliare il bisogno di reclutamento e l’obbligo di sicurezza, la strada non è aumentare la burocrazia, ma la coerenza. Una soluzione concreta risiede nel rafforzamento del ruolo degli Ordini all’interno di commissioni regionali dedicate alla valutazione dei titoli esteri. Gli Ordini, in qualità di enti sussidiari dello Stato, possiedono l’autorità normativa oltre alla conoscenza dei profili, degli standard e delle necessità del territorio.

Per il futuro, è necessario muoversi su alcune o su tutte queste direttrici, qui elencate in forma schematica:
• Riconduzione al canale ordinario: Superare definitivamente la fase derogatoria, tornando al D.Lgs. 206/2007.
• Coinvolgimento strutturale degli Ordini: Inserimento nelle commissioni regionali per garantire rigore tecnico.
• Verifiche uniformi: Istituire sistemi di controllo linguistico e deontologico omogenei su tutto il territorio nazionale.
• Obbligo di iscrizione agli Albi: L’iscrizione deve restare l’unico presupposto per l’esercizio, garantendo un sistema unico di responsabilità.

Solo attraverso questo rigore l’apporto dei colleghi formati all’estero potrà trasformarsi in una risorsa stabile e qualificata. In sanità, la fiducia non è un sentimento astratto: è un’infrastruttura che va progettata con cura, non semplicemente sperata.

C. Baggiani
E. Cossa
R. Di Bella
I. Dotta
E. Franceschini
D. Pasini
B. Pelos
F. Pompei
S. Proia
R. Ricci
F. Simeone
e altri Liberi Pensatori

24 Febbraio 2026

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