Gentile Direttore,
condividiamo appieno e la ringraziamo per l’articolo a sua firma “Medici di famiglia: la storia di una crisi annunciata” recentemente pubblicato. Trattasi di una disamina attenta e puntuale dello stato dell’arte della medicina generale, sull’orlo di una fine ingloriosa per quanto annunciata, per una serie di motivi minuziosamente esplicitati, con un’analisi lucida ed indipendente purtroppo corrispondente alla realtà dei fatti.
Dobbiamo tuttavia dissentire nello stralcio dove lei attribuisce ai medici di medicina generale (mmg), parte delle colpe, in quanto la categoria viene definita, poco disponibile all’integrazione tra colleghi, restia al cambiamento e poco incline ad adottare un sistema di misurazione trasparente dell’attività svolta e del tempo dedicato allo svolgimento dell’attività professionale.
Dobbiamo dissentire perché moltissimi medici, sindacalizzati e non, non si identificano più nel modello stantio di cure primarie proposto e riproposto si può dire “in solitaria” ormai da anni dal sindacato maggioritario e dunque quando lei parla di una reticenza dei mmg al cambiamento, finisce inevitabilmente per fare di tutta l’erba un fascio.
E poi, la discesa in campo dell’Enpam che pensa di intervenire sugli studi (privati) di qualche mmg con interventi di edilizia di varia entità sovvenzionati con i fondi rivenienti dai contributi previdenziali di tutti i suoi contribuenti e l’alleanza stretta “dai sindacati” con le Coop, ancora una volta non implica che tutti i mmg condividano queste scelte. Ricordo che i vertici sindacali, tra i compiti principali, hanno quello di raccogliere e dare seguito alle istanze della categoria di lavoratori che rappresentano ma, non vorremmo sbagliare, non ci sembra esista in tal senso una qualche istanza tracciabile da parte della base degli iscritti.
D’altra parte da circa cinque anni è nato il “Movimento MMG per la Dirigenza”, movimento di opinione cui aderiscono gli scriventi, che ha elaborato un documento di posizione (QS 22 gennaio 2024) con l’esplicitazione dei punti di svolta e di riforma della medicina generale ritenuti prioritari: 1) il percorso formativo del mmg con l’istituzione di un corso di specializzazione ad hoc, con la stessa dignità delle altre branche specialistiche all’interno di un percorso universitario certificato 2) la possibilità per i mmg di divenire dipendenti dal SSN, in quanto pilastro fondante della medicina del territorio, piuttosto che la attuale convenzione, che lascia i mmg come categoria “a latere” del SSN , pseudo liberi professionisti, fuori dal sistema, con un lavoro non riconosciuto in quanto, come lei ben dice, “non conteggiabile”, né per qualità né per quantità (per di più mistificato da gran parte dei media come profumatamente pagato ma non così efficiente come dovrebbe) 3) l’ingresso stabile dei mmg nelle Case della Comunità. Questi, come tutti gli altri contenuti di tale documento dimostrano con chiarezza l’esistenza di un’altra parte dei mmg italiani che invece auspicano un cambiamento addirittura radicale.
Alla luce di quanto detto è importante sottolineare che sarebbe auspicabile che i decisori politici e l’opinione pubblica, in una fase così importante quale potrebbe essere una riforma epocale del nostro SSN, non identificassero tutti mmg con il pensiero e l’agire di questo o di quel sindacato o cassa previdenziale, anche perché, “Deo gratias” almeno finora, un neo laureato che decida di intraprendere la professione della medicina generale, o un medico più in generale, non è “obbligato” ad iscriversi ad un sindacato per poter lavorare e ci auguriamo che questa libertà sia sempre salvaguardata per legge.
Siamo invece fiduciosi che il fondo di 235 milioni stanziato per la diagnostica di 1° livello venga utilizzato come efficace investimento per far esprimere al meglio le potenzialità dei MMG nelle Case della Comunità, ed altrettanto fiduciosi di poter lavorare in equipe multiprofessionali e multidisciplinari, per far fronte alla crescente domanda di assistenza socio-sanitaria e di salute dell’utenza, essendo la medicina generale storicamente e per sua stessa istituzione, il primo avamposto cui cittadini in difficoltà si rivolgono per accedere al servizio sanitario pubblico. Per questo motivo non si può più prescindere da una risposta più ricettiva dal punto di vista delle strutture e più organizzata e più efficiente sul fronte delle cure, rispetto all’attuale sistema.
Concludendo, egregio dr Fassari, nel ringraziarla ancora per aver rappresentato in modo impeccabilmente corretto la disastrosa deriva della nostra amata medicina generale, non saremo certo noi, del “Movimento MMG per la Dirigenza” o tanti altri medici non rappresentati e pertanto, non misurabili nel numero, ma certamente esistenti, ad opporci al cambiamento strutturale annunciato e, ci auguriamo vivamente, portato a termine dal Ministro Schillaci.
Noi abbiamo un sogno da realizzare: far decollare finalmente la riforma strutturale delle cure primarie, poiché è finito il tempo dei meri ritocchi estetici, quali si possono considerare i vari ACN succedutisi negli anni, caratterizzati dal gattopardesco adagio del ” cambiare tutto per … lasciare lo status quo”. Pertanto vorremmo che fosse ben chiaro a chi ci legge che oltre alle paludi che lei ha cosi ben descritto, ci sono mmg che vogliono invece sostenere il progetto del Ministro e delle Regioni per poter poi vivere da protagonisti questa agognata riforma della medicina del territorio ed entrare a pieno titolo nella squadra del SSN con la dignità dei dirigenti medici, SSN di cui siamo operatori per competenza professionale ma anche fruitori come cittadini.
Anna Antonucci
Mario Brigandì
Francesca Gamba
Cecilia Ruggiero
Federico Savia
Laura Viotto