Non vogliamo essere altro che infermieri 

Non vogliamo essere altro che infermieri 

Non vogliamo essere altro che infermieri 

Gentile direttore,
vorrei rispondere a tre scriventi sulla questione infermieristica, i medici Morando e Greco e il fisioterapista Melotti. Al primo scrivente Morando consiglio di leggere attentamente e oltre la logica del mondo militare la lettera inviata da Francesco Falli.

Non so se Morando sia un “giovane” o “vecchio” medico, nel secondo caso si potrebbe usare come scusante una “chiamata di correo” dati gli atteggiamenti e le prese di posizione della sua categoria professionale, ma nel primo caso duole dirlo il “giovane medico” è distratto e non si è accorto che il mondo sta cambiando, e che molti suoi “giovani” ma attenti colleghi se ne siano da tempo accorti, e come la collaborazione interprofessionale non sia una barzelletta ma eviti molti errori per il “bene del malato” e non solo.

Vorrei poi tranquillizzare Greco con le parole espresse nella relazione introduttiva dalla Presidente dei collegi IPASVI al congresso nazionale di quest’anno che indicano le scelte della professione infermieristica italiana:
"orientata al “core” dell’Infermieristica ovvero alla capacità di rispondere ai bisogni che un disequilibrio di salute o una patologia conclamata producono sull’assistito sviluppando e approfondendo altresì e contemporaneamente competenze e capacità nella pianificazione, supervisione e verifica delle attività demandate agli operatori che supportano i processi di assistenza".

Quindi come Greco afferma e come conferma il testo sopra riportato "diagnosi e terapia", sono compiti strettamente deputati ai Laureati in Medicina e Chirurgia. Aggiungo a Greco un consiglio; data la sua trentennale attività di insegnamento agli infermieri per onestà intellettuale lasci il posto a un infermiere che per preparazione e formazione nel suo specifico ambito conosce le Scienze Infermieristiche in modo più adeguato di un laureato in Medicina e Chirurgia.

Infine al fisioterapista Melotti che vede un mondo della sanità pieno di “padelle e pappagalli” e a ragione essendo questi presidi veicoli di ICPA (Infezioni Correlate alle Pratiche Assistenziali) "Kelly C, Lamont JT “Clostridium difficile – more difficult than ever” NEJM 2008;359:1932-1940" vorrei rispondere con le parole del direttore di QS Cesare Fassari “E sarebbe un vero peccato che, per mirare alla "Luna" (da una parte o dall’altra) ci ritrovassimo a far naufragare questo coraggioso tentativo di mettere comunque un punto fermo nell’innovazione delle competenze professionali in sanità, di cui, è bene ricordarlo, quelle infermieristiche rappresentano solo la prima tappa”.

Noi non vogliamo essere mini-medici, mini-fisioterapisti, mini-tecnici, ma vedere riconosciuto il nostro giusto ruolo di infermieri nella società e nella sanità italiana.

Elio Sartori
Infermiere

 

27 Agosto 2012

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