Gentile Direttore,
il governo della spesa per i dispositivi medici è una delle grandi questioni irrisolte che incombono sulla prospettiva dei sistemi sanitari regionali. Se vogliamo affrontare questa tematica, evitando di nascondere la testa sotto la sabbia, non possiamo non partire dalla necessità di trovare uno sbocco alla vicenda del payback.
Sciogliere questo nodo, trovando una soluzione sostenibile per tutti gli attori, è la precondizione per costruire un nuovo sistema di governo di questa componente della spesa sanitaria, prendendo spunto anche dalle migliori pratiche maturate in ambito europeo. Il tema è indubbiamente complesso, ma il compito di una classe dirigente all’altezza delle sfide che abbiamo di fronte è proprio quello di provare a dare risposte ai problemi sul tappeto, evitando indifferenza, sottovalutazione o comportamenti opportunistici. Siamo davanti a uno snodo, quello del payback sui dispositivi medici, in cui si intrecciano la garanzia del diritto alla salute, la sostenibilità del sistema e la tutela di un settore che produce occupazione, innovazione, ricerca e quindi sviluppo nel nostro Paese.
La normativa presenta sicuramente criticità, ma è stata dichiarata legittima dalla Corte Costituzionale, i cui effetti, dunque, non possono essere elusi a partire dai compiti attribuiti al Governo e dai relativi adempimenti. Da qui, dunque, bisogna partire.
Non mi soffermo, quindi, su quella che è stata la storia, ma voglio provare a consegnare qualche spunto per provare a uscire da questo impasse. Per quanto riguarda le annualità 2015/2018, va considerato sufficiente l’intervento di mitigazione già varato dal governo Meloni che ha ridotto l’importo del rimborso del 48%, che è anche uno dei motivi che ha condotto la Consulta a decretare il meccanismo del payback non sproporzionato. Proposte di riduzione ulteriori degli importi da incassare da parte delle Regioni relative alle annualità 2015/2018 determinerebbero l’insorgere di insussistenze passive nei bilanci pregressi, che andrebbero immediatamente compensate con risorse regionali. Un quadro, dunque, assolutamente impraticabile, oltre che inaccettabile.
Il ragionamento va dunque spostato sulle annualità 2019/2024. È sugli introiti maturati ai sensi della legge in questo arco temporale che va trovata una soluzione equilibrata e sostenibile per tutti gli attori. Certo, vanno introdotte misure di mitigazione degli effetti sulle aziende, senza dimenticarsi però che le Regioni sono il soggetto che non solo deve far quadrare il proprio bilancio in coerenza con le normative vigenti, compresa quella sul payback dispositivi medici, ma che deve anche assicurare quanto previsto dall’articolo 32 della Costituzione.
Le Regioni agiscono non per una volontà vessatoria nei confronti delle imprese, ma in coerenza con le norme in vigore, al fine di garantire il diritto costituzionale alla salute. Una soluzione equilibrata e sostenibile sulle annualità 2019/2024 andrebbe accompagnata con una riforma del sistema di governo della spesa per i dispositivi medici. Una riforma, non l’abolizione: su questo dobbiamo essere chiari se vogliamo garantire la centralità dell’interesse pubblico.
Il tavolo di confronto che si è aperto nei giorni scorsi presso il MEF, tra Governo, Regioni e aziende, rappresenta l’occasione per superare i ritardi di questi anni, per trovare soluzioni sostenibili per tutti e per innovare il sistema di governo di una delle componenti più importanti della spesa sanitaria.
Di fronte alle leggi vigenti e agli adempimenti che ne derivano per le istituzioni preposte, a partire dai ministeri, il persistere dell’inerzia sarebbe inaccettabile e irresponsabile.
Simone Bezzini
Assessore al diritto alla salute della Regione Toscana