“Per delle Comunità che curano: dal modello Frome alle prospettive italiane”
Gentile Direttore,
il 19 giugno di quest’anno si è tenuto a Roma, nella sede del DiSSE, Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche, Università “Sapienza”, il Convegno “Le comunità come alternativa alla solitudine e come supporto alla salute”. L’evento ha visto la partecipazione di WHO – European Office for Investment for Health and Development, Wonca Europe, ASIQUAS, Alleanza per la Riforma delle Cure Primarie, Cittadinanzattiva, Federsanità ANCI, FIASO, numerose Associazioni e Istituzioni del terzo Settore, Università e Centri di Ricerca italiani e una rappresentanza del Social Prescribing and Community Orientation Special Interest Group , una rete internazionale dedicata allo sviluppo e alla diffusione della prescrizione sociale e dei modelli di orientamento comunitario nei sistemi sanitari.
Nella fase di preparazione del Convegno era stata lanciata una “Call for Proposal” nazionale che ha consentito la raccolta di numerose pratiche, esperienze e progetti da tutte le Regioni del nostro Paese. Partendo dalle esperienze raccolte sono stati organizzati alcuni tavoli tematici per approfondire e confrontare i contributi ricevuti.
Tramite WHO EU, sede di Venezia, sono state raccolte anche esperienze di altri Paesi Europei come UK, Scozia, Fiandre (Belgio), Spagna, Finlandia. In particolare è stata oggetto di approfondimento l’esperienza di Frome, una cittadina di 20.440 abitanti nella contea del Somerset, nel sud ovest dell’Inghilterra e della rete Health Connections Mendip , un servizio gratuito del NHS che opera attraverso le pratiche di medicina generale locali e che offre supporto non medico per la salute e il benessere, grazie a figure chiamate Health Connectors e Community Connectors, il cui ruolo approfondiremo più in là in quest’articolo.
In Italia le esperienze sono numerose e significative, ma spesso isolate, non validate né divulgate. Per questo il nostro primo obiettivo è stato raccoglierle, validarle e diffonderle. Con il supporto del DiSSE dell’Università “Sapienza” abbiamo avviato il primo nucleo di una banca dati tematica, organizzata per “parole chiave” disponibile all’indirizzo https://disse.web.uniroma1.it/it/convegno-comunita-solitudini-salute.
Come già avvenuto in Scozia e nelle Fiandre, il passo successivo sarà anche per noi trasformare queste esperienze in una proposta di “Raccomandazioni/Linee guida” sulla prescrizione sociale e sulle comunità proattive inclusive. Questo sarà l’obiettivo del prossimo Convegno, che realizzeremo in autunno, insieme agli attuali e a nuovi partner.
Solitudini e salute: il ruolo delle comunità proattive …
Il nostro assioma è che occorre ripartire da comunità proattive, inclusive e solidali. Un riferimento significativo è l’esperienza di Health Connections Mendip (HCM), una rete nata a Mendip (UK) per rafforzare il ruolo delle comunità nella salute e descritta dalla Dr.ssa Helen Kingston nel “Rapporto annuale 2024” che racconta come la resilienza e la speranza possono nascere dal supporto reciproco, dalla consapevolezza e dalla fiducia che ci permettono di affrontare insieme malattia e disagio.
HCM ha riunito gli 11 studi di medicina generale dell’area di Mendip, costruendo relazioni di fiducia, condividendo innovazioni e integrando pratiche di miglioramento continuo della qualità. In questo modo l’assistenza primaria è diventata più efficace, sostenibile e orientata al benessere e alla prevenzione, con particolare attenzione ai più vulnerabili e a rischio di disuguaglianze.
Centrale è il ruolo degli Health Connectors, esperti nell’uso delle risorse comunitarie, che sensibilizzano, attivano e collegano le persone al supporto disponibile. La loro attività è sostenuta da strumenti concreti: formazione innovativa per i Community Connectors, punti di accesso consolidati, una directory web aggiornata, campagne informative e iniziative come i Talking Café e i Talking Benches.
Il team è attualmente è composto da 26 professionisti (17,5 FTE) che operano in tre Primary Care Network (Frome, Mendip e West Mendip) e serve una popolazione di oltre 120.000 abitanti. Tutti i membri sono formati sia come operatori di prescrizione sociale che come health coach, secondo un modello ibrido attivo dal 2013. Grazie al lavoro in rete con il volontariato e la comunità, HCM ha colmato lacune nell’offerta, rafforzato la capacità dei team di assistenza primaria e contribuito a ridurre disuguaglianze, promuovere la prevenzione e affrontare i determinanti sociali della salute.
Il modello Frome
Si basa, in sintesi, sui seguenti punti:
- Mappare quello che c’è nei territori come bisogni e come offerta di servizi;
- Investire e costruire il “capitale sociale” delle comunità;
- Lavoro e confronto “tra pari”;
- Comunicazione con le comunità (stampa, web, app, etc.);
- Supporto e comunicazione con i gruppi;
- Promozione e formazione e coordinamento dei “comunity connectors”;
- Promozione e formazione e coordinamento dei “health connectors”;
- Attività di “Social prescribing”.

La condivisione di informazioni, risorse e opportunità nelle comunità
Nel Rapporto annuale 2016 di Health Connections Mendip, sezione “Comunicazione con la comunità e prescrizione sociale” la Dr. Helen Kingston e Jenny Hartnoll scrivono “… Abbiamo creato e gestiamo un completo elenco di supporto e risorse sul sito web progettato per aiutare le persone a migliorare la propria salute e il proprio benessere. Il nostro team si impegna a fondo per mantenere queste informazioni accurate, aggiornate e accessibili a tutti. L’elenco del sito web è disponibile a tutti. Può essere utilizzato dalle persone nella comunità per trovare informazioni per sé stessi, amici e familiari.
Il personale degli studi medici di base e altri professionisti ha la “prescrizione sociale a portata di mano” tramite l’elenco dei servizi e gli Health Connector lo utilizzano mentre lavorano a fianco delle persone che assistono. Sappiamo che le persone accedono alle informazioni in modi diversi e alcune persone potrebbero preferire non essere in grado di accedere alle informazioni online.
Per rispondere a questa esigenza, abbiamo sviluppato diversi Punti di accesso alle informazioni per garantire che tutti nella comunità possano trovare facilmente il supporto di cui hanno bisogno nel modo più adatto a loro. I punti di accesso alle informazioni sono: directory del sito web, linea telefonica, Talking Cafe e Talking Bench. Questo è ciò che chiamiamo “molti modi per molti”.
La connettività e il web
Presidio primario per la funzionalità del modello è la directory su web, fondamentale per chi preferisce navigare online. La directory www.healthconnectionsmendip.org/mendip-directory/ è sempre accessibile. Fornisce una risorsa completa per esplorare servizi e supporto. Numero di risorse aggiunte alla directory nel 2024: 61. Numero di visualizzazioni di pagina: 123.000. Numero di servizi aggiunti alla directory nel 2024: 120. Interessante analizzare quali sono stati i servizi più visualizzati: esercizio fisico, amicizia, consulenza e terapia, elaborazione del lutto, assistenti familiari, benessere creativo, peso sano, servizi di salute mentale, demenza e assistenza domiciliare. Per chi preferisce invece una comunicazione diretta, sono operative tre linee telefoniche, ciascuna gestita da un Coordinatore di Team che fornisce informazioni e supporto personalizzati in base alla propria area.
Gli incontri in presenza
La cura della condivisione delle informazioni e di un efficace connettività non ha però fatto trascurare di prevedere e sviluppare spazi di “connettività sociale” in presenza:
- “Talking Cafés”, ovvero “caffè parlanti” “. Sono spazi accoglienti dove le persone possono fare amicizia e accedere alle informazioni presenti nella directory del sito web con il supporto degli Health Connector. Alcuni Talking Cafés sono piccoli, mentre altri si sono ampliati fino a includere altre organizzazioni e attività”. Il numero di Talking Café gestiti è stato 389; il numero totale di visite nel 2024 sono state 7.037. In media in un singolo Talking Cafè ci sono stati 18 incontri
- “Talking Benches”, ovvero “panchine parlanti”. Dal momento che non tutti si sentivano a proprio agio ad entrare in un edificio per partecipare a un Talking Café o ad andare online per consultare la directory del sito web, le Talking Benches offrono punti di riferimento informali nella comunità. Qui, le persone possono parlare con un Health Connector e conoscere le risorse disponibili”. Numero di incontri sono stati 642 nel 2024 tra Health Connector, “seduti” su una Talking Bench nel 2024.
Le iniziative di sensibilizzazione della comunità
Creare ulteriori connessioni dove le persone si trovano, quindi, oltre alla presenza online, in presenza e in diverse sedi:
- con l’affissione sulle bacheche comunali, nei negozi e in altri spazi pubblici di volantini e informazioni per raggiungere un pubblico più ampio;
- lasciando schede informative in luoghi come biblioteche e negozi locali, che le persone possono ritirare di passaggio;
- partecipando ad eventi locali in cui condividono informazioni su come diventare un “community connector” e sui servizi che vengono offerti;
- partecipando a gruppi comunitari per interagire con persone che altrimenti non verrebbero a conoscenza delle informazioni del network;
- collaborando con altre organizzazioni che condividono la stessa attenzione alla salute e al benessere per ampliare la portata e l’impatto.
Il contributo dei media locali
C’è un impegno costante a sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso articoli pubblicati sui quotidiani locali e sui siti di notizie online, con il sostegno dei centri di medicina generale del territorio.
All’interno di questi centri vengono utilizzate diverse modalità di comunicazione: schermi digitali, striscioni e poster che diffondono informazioni su Health Connections. Sono inoltre disponibili cartoline e volantini da portare a casa, così da garantire una comunicazione semplice, personale e accessibile.
I community connectors
Lo strumento forse più innovativo del modello Frome è quello dei “Community Connectors”. Chiunque può diventare un “Community Connector”, contribuendo a diffondere consapevolezza e supporto nelle comunità. Provengono da ogni ceto sociale: insegnanti, parrucchieri, studenti, persone senza fissa dimora, persone costrette a casa, medici e tassisti. Diventare un “Community Connector” è semplice.
La formazione dei Community Connectors è semplice e flessibile, per adattarsi alle diverse persone e situazioni. Può avvenire come modulo aggiuntivo nei programmi per uno stile di vita sano, attraverso sessioni formali prenotate su Eventbrite (una piattaforma online molto diffusa sia negli USA, che anche in UK e in Europa, che serve per organizzare, promuovere e gestire eventi, sia gratuiti che a pagamento) o in forma informale nei luoghi di lavoro o con incontri ad hoc in bar e altri spazi scelti dai partecipanti.
Ad oggi sono stati formati oltre 2.400 “Community Connectors” e il modello è stato condiviso in UK e all’estero.

Competenze di un “community connector”:
Capacità di supportare gli altri: sono stato in grado di indirizzare i membri della mia comunità locale verso questo servizio. Ritengo che sia un ottimo servizio e continuerò volentieri a fornire queste informazioni a chiunque possa leggerle;
Riconoscimento e connessione tra le persone e il “comunity connector”, persone che sanno che sono un connettore della comunità e mi chiedono informazioni al riguardo;
Maggiore consapevolezza della comunità: acquisisce conoscenze, competenze e ha scoperto personalmente quali servizi sono disponibili nella comunità;
Significato e scopo inclusione sociale, solidarietà, superamento delle solitudini;
Benefici lavorativi aiutano enormemente nel gestire gli hub delle reti e nel supportare le persone in città
Gli Health Connectors e il supporto individuale
Gli “Health Connectors” offrono supporto individuale personalizzato, affiancando le persone nel loro percorso verso un migliore benessere mentale, fisico e sociale. L’approccio si concentra su ciò che conta di più per ogni persona, lavorando insieme per costruire connessioni – con sé stessi, con gli amici, la famiglia, i gruppi della comunità e le risorse locali – promuovendo al contempo un senso di significato e uno scopo. Questo può aiutare le persone a riconoscere i propri punti di forza e capacità, a sviluppare capacità di cura e autogestione di sé e ad apportare cambiamenti duraturi nello stile di vita che supportino la loro salute.
Gli Health Connectors offrono appuntamenti riservati, di persona o telefonici, durante i quali aiutano le persone a esplorare i propri punti di forza, le sfide che affrontano e il sostegno già disponibile da familiari, amici o comunità. L’obiettivo è capire che cosa conta davvero per ciascuno e accompagnarlo nei passi successivi verso un migliore benessere.
Per garantire qualità e continuità, gli Health Connectors ricevono supervisione, supporto tra pari e formazione professionale continua. Operano in stretta collaborazione con i professionisti sanitari, socio-assistenziali e del volontariato, così che chi vive situazioni complesse possa ricevere il giusto aiuto al momento opportuno.
Nel 2024 hanno supportato 2.760 persone in incontri individuali, oltre a molte altre attraverso attività di gruppo.Un ambito specifico è quello della riduzione delle disuguaglianze sanitarie.
Dal 2023 il Mendip PCN impiega un Health Connector RHI (Reducing Health Inequalities), che lavora soprattutto con i medici di base per promuovere l’inclusione e la salute delle persone senza fissa dimora. Questo ruolo, attivo su tutti i PCN di Frome, Mendip e West Mendip, dedica gran parte del tempo al lavoro di sensibilizzazione. I casi seguiti sono più complessi e richiedono percorsi più lunghi, per cui il carico di lavoro è volutamente più ridotto, così da poter garantire un supporto efficace e personalizzato.
Nella tabella seguente il numero di persone supportate nel 2024 nelle sessioni individuali: 2.760 con molte altre supportate attraverso il lavoro di gruppo:
L’assistenza personalizzata e lavoro di squadra
Far parte di un team multidisciplinare arricchisce il lavoro, favorendo relazioni solide, una comprensione più profonda dei ruoli reciproci e un impegno condiviso per la risoluzione dei problemi. In questo modello, gli Health Connectors operano accanto a medici di base, infermieri, professionisti della salute mentale, assistenti sociali, volontari e Community Connectors. La combinazione di competenze diverse garantisce un’assistenza più completa ed efficace.
Con un piede negli studi di medicina generale e l’altro nella comunità, il team colma il divario tra servizi sanitari formali e reti vitali di familiari, amici e vicini. Non si limita a fornire supporto, ma aiuta le persone a riconoscere e utilizzare le proprie risorse e conoscenze.
Questo approccio “di popolazione” assicura che ognuno riceva il giusto aiuto al momento opportuno, sia attraverso i servizi professionali sia attraverso la forza delle proprie comunità. Rafforzando queste connessioni, il modello promuove la collaborazione tra tutti i settori e mette gli individui nelle condizioni di accedere al supporto più adatto a loro.
I programmi per uno stile di vita più sano
Tutti i team offrono un programma di gruppo interattivo di sei settimane progettato per supportare le persone nella gestione di patologie a lungo termine e nel miglioramento del benessere fisico, sociale e mentale. Ogni sessione si concentra su aspetti chiave della salute, tra cui sonno, alimentazione, attività fisica, benessere emotivo e relazioni sociali. Guidato dagli Health Connectors, il programma offre un ambiente di supporto in cui i partecipanti possono apportare cambiamenti significativi che li riguardano.
Dal lancio del programma di autogestione “Health Connections” originale nel 2015, l’iniziativa si è costantemente evoluta, plasmata dalle intuizioni di altri professionisti e dal feedback dei partecipanti. Questo continuo sviluppo garantisce che il programma rimanga pertinente e reattivo alle diverse esigenze di coloro che vi prendono parte. Ne sono nati programmi specifici. Quali, tra gli altri:
Vivere Bene con il Dolore e Pain Café
Accanto al programma di autogestione originario, Health Connections Mendip offre oggi “Vivere Bene con il Dolore”, un percorso strutturato di sei settimane basato su dieci fasi, coaching di gruppo e supporto tra pari. L’obiettivo è aiutare chi convive con dolore cronico ad adottare strategie efficaci per migliorare la qualità di vita, affrontando temi come la comprensione del dolore, la definizione degli obiettivi, la pianificazione delle attività e l’uso di approcci non farmacologici. A questo si affiancano i “Pain Café”, incontri informali di gruppo che rappresentano una porta di accesso semplice e accogliente al supporto. Facilitati da un Health Connector, i Pain Café offrono la possibilità di condividere esperienze, ricevere sostegno reciproco ed esplorare diverse strategie di gestione del dolore, anche grazie al contributo di terapisti e professionisti ospiti. Sono uno spazio utile sia per chi si avvicina per la prima volta all’autogestione, sia per chi attende di partecipare a programmi più strutturati, sia per chi cerca una comunità che comprenda la propria esperienza.
Consulti di gruppo con il personale medico e gli Health Connectors
“Health Connections Mendip” collabora con il personale medico per offrire consulenze di gruppo, offrendo un modo innovativo per ricevere supporto e guida. Queste consulenze riuniscono piccoli gruppi di pazienti con problemi di salute simili, insieme a professionisti medici e Health Connectors. In questi contesti di gruppo, i pazienti possono condividere esperienze, porre domande e ricevere consigli personalizzati in base alle loro specifiche esigenze. Il personale medico, inclusi medici di base e infermieri, fornisce competenze cliniche, mentre gli Health Connectors offrono ulteriore supporto, aiutando i partecipanti a esplorare le risorse della comunità, i cambiamenti nello stile di vita e le strategie di autogestione.
Gruppo per le Condizioni di Salute a Lungo Termine
Il Gruppo per le Condizioni di Salute a Lungo Termine, precedentemente noto come gruppo “On Track“, è un incontro di supporto mensile gestito dagli Health Connectors. Questo gruppo offre alle persone che convivono con patologie a lungo termine un ambiente sicuro e accogliente per entrare in contatto con altre persone che affrontano problemi di salute simili. I partecipanti hanno l’opportunità di condividere esperienze, discutere strategie di gestione, definire obiettivi e fornire supporto reciproco, promuovendo un senso di comunità e comprensione.
Lo sviluppo della comunità
Lo sviluppo della comunità è una parte fondamentale e un requisito del quadro nazionale di “prescrizione sociale del NHS”. I team di Health Connections collaborano strettamente con la popolazione locale, i Comuni, i medici delle cure primarie e un’ampia gamma di professionisti e servizi per rafforzare le reti e le risorse della comunità e rispondere ai bisogni identificati. Nel corso degli anni, le “Health Connections” hanno svolto un ruolo chiave nel supportare la creazione di numerosi gruppi di pari e progetti locali.
Dal 2024 stanno continuando la collaborazione con organizzazioni come Centri per l’impiego, Consigli comunali, Polizia, Edilizia residenziale, aziende, l’Abbazia di Glastonbury, il Palazzo Vescovile di Wells e, naturalmente, i cittadini.
La governance del Modello Frome
È affidata a un piccolo Team di Sviluppo composto da due persone, che assicura sia la supervisione strategica sia l’impatto operativo sul campo. Collabora con i partner del Somerset nella Social Prescribing Collaborative, promuovendo finanziamenti sostenibili per Health Connections e per l’intero sistema di prescrizione sociale.
Il Team coordina il programma Community Connector, curando formazione, monitoraggio, valutazione e supporto continuo, e gestisce strumenti di comunicazione come la directory online, la newsletter settimanale e i report. Svolge inoltre un ruolo chiave nell’individuare bisogni emergenti e nel valorizzare le proposte della comunità, come il programma per il benessere del personale The Thriving Giver.
Pur lavorando “dietro le quinte”, il Team di Sviluppo contribuisce a rafforzare l’intero sistema, garantendo coerenza, innovazione e migliori risultati per la comunità.
Le evidenze di efficacia del “social prescribing”
Decenni di ricerche hanno rivelato, in più circostanze, gli effetti benefici di forti relazioni sociali sulla salute. Pazienti HIV positivi presentano valori inferiori del virus; donne con cancro colorettale e bambini negli orfanotrofi hanno migliori chance di sopravvivenza. Una famosa review meta-analitica di 148 studi, che includeva un campione di 300.000 persone, pubblicata dalla Public Library of Science Journal (Holt-Lundstad et atri, 2010), dimostrò che le persone che hanno una vita sociale più intensa presentavano una mortalità inferiore del 50% durante l’arco temporale oggetto dello studio (7 anni e mezzo), rispetto a quelli che avevano connessioni deboli o vivevano completamente soli.
Mentre nel Somerset i ricoveri d’urgenza sono aumentati del 30%, a Frome si è registrata una riduzione del 15%. Questo dato, documentato in un articolo scientifico pubblicato sul British Journal of General Practice nel 2018 (Kingston, Abel et al.), rappresenta il primo esempio di intervento di comunità capace di ridurre i ricoveri ospedalieri d’urgenza in una popolazione. Considerato che questi ricoveri assorbono in UK quasi il 20% del budget sanitario (circa 110 miliardi di sterline), l’esperienza di Frome ha attirato grande attenzione come possibile risposta alla crisi del NHS.
Le comunità non prendono il posto dell’assistenza sociale, ma hanno tre componenti che contribuiscono a ridurre l’isolamento e la solitudine e a portare un senso di appartenenza in quella che spesso è una società disconnessa:
- lo Sfruttamento al meglio le reti di supporto di familiari, amici e vicini, le persone costruiscono cura e connessione, amore e risate, condividendo compagnia e valori;
- la Creazione di reti di supporto per le attività quotidiane, come fare la spesa, cucinare, pulire, prendersi cura del giardino e degli animali domestici, fornire passaggi.
- Il collegamento ad attività della comunità, come cori, gruppi di camminata, caffè di conversazione e altri gruppi di interesse in cui le persone possono fare amicizia e condividere gli eventi della vita.
E in Italia?
Da un primo confronto tra la realtà italiana e quella della esperienza inglese a Frome e nel network derivato emergono le seguenti macro differenze, rispetto alle pratiche da noi censite in occasione del convegno dello scorso 19 giugno:
- Frattura tra sanitario e sociale: dall’assetto centrale (Ministero della Salute da un lato e Ministero del Lavoro e Politiche Sociali dall’altro) fino ai territori, dove ASL e Comuni faticano a lavorare insieme.
- Poca co-progettazione: i diversi attori delle filiere assistenziali e i soggetti locali collaborano raramente in modo strutturato, spesso solo in forma episodica.
- Servizi a silos: sanità e sociale operano come compartimenti separati, con percorsi frammentati per i cittadini.
- Formazione non condivisa: medici, assistenti sociali, infermieri, volontari e operatori del terzo settore non hanno momenti comuni di apprendimento e linguaggi condivisi.
- Scarsa conoscenza dei bisogni reali: mancano sistemi di rilevazione costante e integrata delle necessità delle comunità; prevalgono dati parziali e disomogenei.
- Cultura debole delle reti: il sociale è spesso ridotto a un servizio marginale, mentre la complessità delle persone richiederebbe un approccio integrato.
- Dispersione di risorse: finanziamenti e fondi (statali, regionali, europei, fondazioni, ecc.) vengono utilizzati in modo frammentato e senza continuità.
- Particolarismi e autoreferenzialità: prevale la difesa del proprio pezzo di sistema rispetto a una visione comune centrata sulle comunità e sulle persone.
- Assenza di figure ponte: mancano professioni come i social connectors o gli health connectors, che altrove hanno il compito di integrare e includere in modo proattivo.
- Esperienze disperse: nei territori esistono molte iniziative innovative, ma restano isolate, senza meccanismi di validazione, messa a sistema e replicabilità.
- Vuoto di policy e di luoghi comuni di lavoro: mancano linee guida nazionali, spazi di integrazione operativa e modelli condivisi tra sanità, sociale e comunità.
Per un confronto più approfondito stiamo preparando un successivo articolo in cui svilupperemo una analisi a fronte tra gli elementi costitutivi del modello inglese e quanto presente nel nostro Paese …
Ci sono similitudine e differenze … Si tratta comunque di un “campo di gioco” su cui vale davvero operare.
Il potenziale è rilevante, le opportunità tante, la voglia di partecipare ed esserci grande.
Bisogna riconoscersi, connettersi e costruire reti e ponti ….
Silvia Scelsi,
Presidente Nazionale ASIQUAS, Presidente ANIARTI, Responsabile Professioni Sanitarie Istituto “Gaslini”, Genova,
Giorgio Banchieri,
Segretario Nazionale ASIQUAS, Docente DiSSE, Università “Sapienza”, Roma
Laura Franceschetti,
Professoressa, Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche della Università “Sapienza” di Roma,
Andrea Vannucci,
Membro CTS ASIQUAS, Docente DiSM, Università Siena, Membro CD Accademia Nazionale di Medicina, Genova.
Riferimenti bibliografici
- Kingston H, Abel J, et al. Reducing emergency hospital admissions: a population health complex intervention of an enhanced model of primary care and self-management support in Somerset.Br J Gen Pract. 2018;68(676):e803-e810.
- Health Connections Mendip. Annual Report 2016.Frome: Health Connections Mendip; 2016.
- Health Connections Mendip. Annual Report 2024.Frome: Health Connections Mendip; 2025. Disponibile su: https://healthconnectionsmendip.org
- Holt-Lunstad J, Smith TB, Layton JB. Social relationships and mortality risk: a meta-analytic review.PLoS Med. 2010;7(7):e1000316.
- WHO Europe. Social prescribing and community-based health: international experiences.Venezia: WHO Europe Office; 2023.
05 Settembre 2025
© Riproduzione riservata
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