Radiazione Venturi. Se la deontologia si confonde con la politica

Radiazione Venturi. Se la deontologia si confonde con la politica

Radiazione Venturi. Se la deontologia si confonde con la politica

Gentile Direttore,
non c'è bisogno di grande acume per collocare la vicenda della radiazione dell'Assessore alla Sanità della Regione Emilia Romagna, per l'appunto un medico (in Toscana è un avvocato), all'interno di una vicenda tutta partitica. Lega e Forza Italia chiedono le dimissioni dell'Assessore per aver adottato lo stesso modello di 118 (ambulanze di 3 tipologie, mediche, infermieristiche e prive di personale sanitario) che da tempo funziona in Lombardia e in Veneto dove quelle forze politiche governano.
 
Siccome la Costituzione afferma che la sovranità appartiene al popolo chi in suo nome la esercita, Assessore o Onorevole o Ministro o quel che sia, non può risponderne disciplinarmente a una singola categoria. L'amministratore risponde ai cittadini e alle leggi dello Stato. L'impressione è di una qualche confusione tra deontologia e politica.
 
Anche gli Ordini della Toscana protestano per la gestione del  118. Ricordo che nel novembre 2009  hanno unanimemente sottoscritto un documento col quale si "propone un processo normativo che, senza modificare i profili professionali, definisca all'interno dei percorsi diagnostici terapeutici assistenziali le competenze professionali degli infermieri, affidando a essi l'autonoma gestione e la conseguente assunzione di responsabilità di prestazioni per le quali vi è stato un percorso formativo specifico attestato dalla Regione all'interno di protocolli condivisi consentendone l'esecuzione soltanto nel contesto di specifico riferimento".
 
In Toscana da oltre dieci anni sono stati adottati i protocolli che adesso utilizza anche l'Emilia Romagna e che sono in uso in altre Regioni di destra o di sinistra (cosa che non sembra interessare il paziente al momento dell'urgenza).
 
Nella nostra Regione convivono tre tipi di soccorso (con ambulanze medicalizzate, solo infermieristiche o solo con soccorritori non professionisti sanitari); si eseguono circa 450.000 interventi l'anno, diversi milioni negli ultimi dieci anni, senza incidenti esterni o interni, il medico è in centrale 24h, 7 giorni la settimana. I medici operanti sono per circa la metà dipendenti, gli altri convenzionati quasi tutti a tempo indeterminato.
 
Il problema non sta nel soccorso infermieristico (si applicano algoritmi sui sintomi che possono usare medici, infermieri e, nei paesi del nord, semplici soccorritori formati) ma nel fatto che quando si muove il medico non può essere solo: in questi casi (invero assai rari) c'è bisogno di un team.
 
Siffatta organizzazione nasce dal fatto che, a suo tempo, ci siamo seduti intorno a un tavolo nel contesto dell'organismo professionale della Regione (allora il Consiglio Sanitario Regionale) e abbiamo trovato un accordo nell'interesse primario del paziente.
 
E' quello che il Presidente della FNOMCeO fa notare: il rapporto istituzionale, oggi favorito dal protocollo d'intesa raggiunto tra Federazione e Regioni, consente uno svolgimento democratico del confronto.
 
A mio avviso, tuttavia, il metodo migliore per affrontare il problema è l'incontro diretto tra medici e infermieri. Nella vicenda dei rapporti tra professioni laureate all'interno dei servizi della medicina moderna la soluzione non può essere la mera lotta per il posto di lavoro bensì quella di elevare il livello culturale di tutti i professionisti e di favorire sempre il lavoro di squadra.
 
Le prestazioni dovrebbero essere svolte secondo competenza e il medico sovrintendere a tutto il percorso assistenziale.
 
Antonio Panti

02 Dicembre 2018

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