Ricciardi a Le Iene. Un’altra occasione persa nella discussione sui conflitti di interesse

Ricciardi a Le Iene. Un’altra occasione persa nella discussione sui conflitti di interesse

Ricciardi a Le Iene. Un’altra occasione persa nella discussione sui conflitti di interesse

Gentile Direttore,
il servizio che Le Iene hanno realizzato sul presidente dell’Iss Walter Ricciardi, nella puntata del 9 dicembre, è un esempio straordinario di come non andrebbe affrontato il tema dei conflitti di interesse (CdI). Non è solo per i modi inaccettabili, aggressivi e totalmente privi di rispetto per le persone e per i ruoli istituzionali che ricoprono, ma anche per una visione errata dei CdI.
 
Il servizio suggerisce che un CdI provoca inevitabilmente distorsioni nel giudizio; considera i diversi punti di vista che si possono avere su un certo argomento unicamente come espressione di un CdI, mentre spesso sono differenze di valutazione del tutto legittime all’interno del normale dibattito scientifico. In definitiva il servizio lascia intendere che le persone in conflitto di interesse in fondo in fondo sono colpevoli.
 
Una semplificazione eccessiva che non tratta seriamente il tema dei CdI.
 
I CdI sono una cosa seria perché possono riguardare ciascuno di noi. Si verifica un CdI ogni volta che un giudizio professionale riguardante un interesse primario – l’interesse pubblico per un dipendente pubblico, la salute del paziente per un medico, i risultati di uno studio per un ricercatore, la correttezza dell’arbitraggio per una partita di calcio o di tennis, l’imparzialità di un’inchiesta giornalistica – è a rischio di essere compromesso dalla presenza di un interesse secondario (finanziario o di altro tipo). Questo significa che i CdI non esitano necessariamente in una distorsione di giudizio, e le distorsioni possono avere tante cause di cui una sono i CdI.
 
I CdI sono una cosa seria, ma non sono la ragione di buona parte delle differenze di valutazione che continuamente sorgono in ambito scientifico. Tali differenze possono essere risolte solo attraverso nuovi studi e analisi più approfondite.
 
I CdI sono una cosa seria perché riguardano anche le persone oneste, essendo generati da una situazione e non da un comportamento. A supporto di questo esiste una letteratura scientifica sterminata che testimonia che la buona fede individuale è insufficiente a controbilanciare completamente gli effetti del CdI.
 
Favorire un’interpretazione secondo la quale la presenza di un CdI si traduce in un giudizio di colpevolezza, impedisce a nostro avviso di capire il problema, non aiuta l’opinione pubblica a farsi un’idea, e trasforma in rissa quella che dovrebbe essere una ricerca continua delle soluzioni più adatte per affrontare i CdI. Un’altra occasione persa nella discussione sui CdI.
 
Paola Fattibene e Giuseppe Traversa
Ricercatori Iss
Ps. Le opinioni espresse sono personali e non impegnano l’istituzione di appartenenza

13 Dicembre 2018

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