Gentile Direttore,
abbiamo letto con attenzione e rispetto ma anche con preoccupazione le affermazioni della SINPIA circa le preoccupazioni relative alle proposte di riforma della salute mentale attualmente in discussione (Ddl Salute Mentale. L’allarme della Sinpia: “A rischio assistenza a bambini e adolescenti con disturbi neuropsichiatrici e a loro famiglie”, QS del 23/5/2025). Non condividiamo il tono allarmistico dello stile comunicativo adottato in quanto fuorviante rispetto alle problematiche reali del sistema salute mentale. Riteniamo tuttavia necessario avviare un confronto franco e costruttivo, che metta al centro non solo la tutela delle specificità professionali, ma soprattutto il benessere complessivo dei pazienti e delle loro famiglie.
La presa di posizione della SINPIA ci appare animata da una preoccupazione legittima: quella di vedere depotenziata l’identità della Neuropsichiatria Infantile e Adolescenziale (NPIA). Tuttavia, riteniamo che questa preoccupazione rischi di produrre una difesa dei confini disciplinari che potrebbe compromettere proprio quegli obiettivi di continuità, integrazione e qualità della presa in carico che tutti, in modo condiviso, ci proponiamo di perseguire. Il rischio è quello, paradossalmente, di fornire una risposta inefficace ai bisogni di salute mentale delle fasce più bisognose: il modello a canne d’organo dis-integrato, da noi più volte denunciato anche rispetto ad altre realtà della filiera salute mentale (psicologia, dipendenze, ad esempio), diventa un modello limitato, con risorse iniquamente distribuite (“vincono” i portatori di interesse con maggiore visibilità “emozionale” o politica), e quindi non solo inefficace ma anche svantaggioso sul piano economico (dispersione, ridondanze, confusione di ruoli e attribuzioni…). In un periodo di ristrettezze finanziarie e di miopia organizzativa complessiva non ce lo possiamo permettere.
Sulla continuità e sull’integrazione dei servizi
Il Collegio Nazionale dei Dipartimenti di Salute Mentale (CNDSM, associazione di tecnici afferenti a tutte le anime dei DSM e rappresentativo di tutti i profili professionali – www.cndsm.it) ha sostenuto e sostiene con forza un modello di dipartimento integrato, che includa la NPIA e le dipendenze patologiche (oltre alla psicologia clinica e alle altre forme di psicologia via via proposte nei diversi piani). Non si tratta di un’operazione di annessione, non è nel nostro DNA, ma di una sostanziale valorizzazione delle competenze: la transizione intorno ai 18 anni non può essere affrontata mantenendo segmentazioni rigide. Gli adolescenti “fuori età” oggi sono spesso invisibili nei modelli attuali, e le famiglie si trovano sole di fronte alla frammentazione dei servizi, frammentazione che porta a dispersione di risorse, sovrapposizioni e ridondanze di offerte, e quindi in ultima analisi di confusione di ruoli e di offerte. In questo senso, l’integrazione nei DSM rappresenta non una minaccia, ma una risorsa per garantire continuità di cura e risposte flessibili, multidisciplinari e tempestive.
Sulla multidisciplinarità come valore condiviso
La posizione del CNDSM valorizza l’autonomia delle discipline e promuove la cultura del confronto tra saperi, evitando ogni subordinazione gerarchica. La NPIA, con la sua ricca tradizione e specificità, non è chiamata a “fondersi” né a rinunciare alla propria identità, bensì a collaborare in un progetto comune di salute mentale, che superi il modello medico-centrico e promuova un equilibrio tra interventi sanitari, psicosociali, riabilitativi ed educativi. Questo è un passaggio strategico anche alla luce delle recenti raccomandazioni dell’OMS, che spingono per una visione bio-psico-sociale estesa e non compartimentata.
Sui rischi della difesa identitaria
Nelle affermazioni della SINPIA osserviamo il ricorso a una narrazione totalizzante che elenca tutte le condizioni di competenza della NPIA, dal disturbo specifico di linguaggio ai tumori cerebrali. Questo approccio, per quanto comprensibile in chiave di rivendicazione identitaria, rischia però di trasformarsi in una logica di presa di posizione, più che di presa in carico. A nostro modesto parere, invece, il sacrosanto intento di proteggere le fragilità dei minori non dovrebbe portare alla creazione di barriere istituzionali, ma all’elaborazione condivisa di percorsi che accompagnino, senza interruzioni, i pazienti lungo l’intero arco di vita. Ad oggi, il modello prevalente è quello del “passaggio” vissuto da entrambe le parti come “scarico” (e quindi a potenziale rischio svalutativo del paziente, che si stente “trasferito” tra servizi e non “preso in carico” nei suoi bisogni complessi e mutanti nel tempo).
Sulla necessità di un cambiamento culturale
Secondo noi (CNDSM), il vero nodo non risiede tanto nei modelli teorici, quanto nella costruzione di una cultura condivisa del fare. Su aspetti cruciali – dalla gestione delle urgenze alla continuità ospedale-territorio, fino alla cura dei pazienti non collaboranti – i servizi restano spesso isolati e privi di linguaggi comuni. È su queste criticità operative che occorre concentrare il dialogo. Il rischio, altrimenti, è che si moltiplichino duplicazioni e frammentazioni, a discapito di utenti e operatori. Alcune esperienze organizzative, già adottate con successo in numerose Regioni, hanno dimostrato come una vera capacità di co-progettazione e condivisione di risorse, percorsi e obiettivi sia un potentissimo strumento che può modificare significativamente le traiettorie di malattia dei nostri ragazzi.
Una proposta concreta
Riteniamo, come CNDSM, che la strada da seguire non sia quella della separazione tra servizi, ma dell’integrazione paritaria tra professionalità diverse. È tempo di superare diffidenze storiche e di immaginare percorsi formativi, organizzativi e assistenziali che favoriscano l’inclusione reciproca. In quest’ottica, l’estensione del modello del Dipartimento Integrato a livello nazionale rappresenta una sfida culturale e organizzativa da affrontare insieme.
Concludendo, ribadiamo il nostro profondo rispetto per la storia, le competenze e la dedizione della NPIA. Ma crediamo fermamente che la costruzione di un sistema di salute mentale più giusto, accessibile ed efficace richieda il coraggio di rischiare, di innovare, e di camminare insieme.
Con stima e spirito collaborativo,
Per il Collegio Nazionale dei Dipartimenti di Salute Mentale
Fabrizio Starace
Presidente
Giuseppe Ducci
Vice Presidente
Federico Durbano
Segretario