Riflessioni sul PANSM2025-2030

Riflessioni sul PANSM2025-2030

Riflessioni sul PANSM2025-2030

Gentile Direttore, non mi soffermerò qui sulle molte cose nuove e positive che il documento finale del PANSM include e che ne segnano un netto miglioramento rispetto alla versione, quasi irricevibile, presentata mesi fa....

Gentile Direttore,
non mi soffermerò qui sulle molte cose nuove e positive che il documento finale del PANSM include e che ne segnano un netto miglioramento rispetto alla versione, quasi irricevibile, presentata mesi fa.
Mi limiterò ad alcune riflessioni sul capitolo 2 di esso, dedicato all’Infanzia e all’adolescenza, che invece mantiene criticità davvero importanti, a mio parere.

Due sono i punti sui quali mi soffermerò: la riduzione dello sviluppo del soggetto umano al neurosviluppo e l’approccio seguito per occuparsi di un problema, pur esistente – il passaggio fra i servizi per bambini e adolescenti e quelli per adulti. Fra i due focus, come vedremo, vi sono significative continuità.

Le parole sono importanti ed il titolo del capitolo usa le parole giuste nel suo incipit: ‘Salute mentale in infanzia e adolescenza…’ e anche le frasi iniziali che richiamano la nozione, da tutti condivisa, che la gran parte delle psicopatologie esordiscono in infanzia e adolescenza non può che essere una buona premessa. Un salto sulla sedia però me lo procura una frase ‘Questi disturbi rientrano nei disturbi del neurosviluppo’ e poco oltre, dopo aver citato, correttamente, autismo, ADHD, disturbi del linguaggio e dell’apprendimento vengono annoverati all’interno di questi ultimi i ‘disturbi psichiatrici come i disturbi della condotta alimentare, la schizofrenia, i disturbi dell’umore e quelli della condotta’ (p.36).

Si afferma, in un documento ufficiale del Ministero della Salute che pressoché tutta la psicopatologia infantile e adolescenziale ‘rientra nei disturbi del neurosviluppo’ comprese le altre patologie suelencate.

Pensavo ad un lapsus, ma mi sono ricreduto presto. Per chi non fosse troppo aggiornato ricordo che nell’ICD11, i Neurodevelopmental disorders costituiscono solo uno dei ventuno capitoli nei quali è articolata la classificazione ufficiale dell’OMS dei ‘Mental, behavioural and neurodevelopmental disorders’, mentre nel PDM3, appena uscito, essi costituiscono solo quattro su sedici pattern diagnostici (Asse SC) in infanzia e uno su dieci (asse SA) in adolescenza. Tutti i gatti sono animali ma non tutti gli animali sono gatti.

Che le aziende farmaceutiche e quelle che vendono lampade per trattare la depressione o attrezzature per la stimolazione magnetica transcranica o la terapia elettroconvulsivante – business psichiatrici emergenti o riemergenti – ne gioiscano appare una conseguenza forse non casuale.

Nulla si pensa di fare quindi per tutta quella parte del malessere infantile e adolescenziale che non è neurosviluppo ma che riguarda come i bambini e gli adolescenti stanno nel loro mondo relazionale, nelle loro famiglie, a partire da quando vengono concepiti e poi via via evolvendo all’interno delle loro relazioni affettive a casa e poi a scuola, con gli amici e online. Pur riconoscendo l’incremento di accessi di adolescenti ai PS – e, si potrebbe aggiungere, ai servizi di salute mentale e ai consultori giovani, ai centri di psicoterapia privati e privato sociali – si sostiene che la soluzione sia aumentare i posti letto di NPIA e affermare che si poteva fare di più nell’età infantile, come se il determinismo che conta fosse quello endosomatico e la sua individuazione precoce e successivo trattamento – ovviamente ospedaliero – la soluzione (peraltro costosissima, come sappiamo). Il riduzionismo biomedico all’opera.

Ma veniamo al secondo focus ‘Transizione dall’infanzia all’adolescenza all’età adulta’. Ho partecipato dall’interno qualche anno fa alla ricerca UE ‘Milestone’ che ha reso ancor più chiaro ciò che tutti gli operatori della Salute Mentale sanno, ovvero che il passaggio fra servizi di NPIA e di Psichiatria adulti è un problema, e quindi comprendo che si voglia porvi rimedio curando la transizione fra i due mondi, perché di due mondi si tratta. Ma qui si introducono dei correttivi sul piano dell’organizzazione dei servizi senza toccare la struttura che determina i problemi. Se i servizi di Salute Mentale per Bambini e Adolescenti e i Servizi di Salute Mentale per Adulti (attenzione alle parole!) vengono ridotti a servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza e di Psichiatria Adulti la differenza di cultura clinica fra le due specialistiche mediche viene messo al centro e il problema si ripropone, e rende necessarie costose contromisure. Non si tratta di una differenza fra la cultura clinica per i trattamenti di bambini e adolescenti e quella per gli adulti in senso generale. In ambito psicologico clinico e psicoterapeutico essa è assai più omogenea e al contempo specifica dando non solo dignità alla clinica dell’adolescenza, che presenta differenze profonde rispetto a quella dell’infanzia, ma anche proponendo una logica di cura specifica per i giovani adulti, popolazione che presenta differenze e rischi suoi propri.

Grave poi, in questo secondo focus, è l’assunzione di una prospettiva che tratta il malessere in infanzia e adolescenza come una nuova cronicità psichiatrica, come se il percorso atteso – che quindi si contribuisce a determinare – fosse quello di un problema che ‘se ce l’hai da piccolo te lo porti dietro per tutta la vita’ – la cultura manicomiale assumeva proprio questa prospettiva. Qui la si assume per i bambini e gli adolescenti, e i giovani adulti, senza porsi seriamente in una logica di cura – anche assumendo la prospettiva della recovery – che per la gran parte delle situazioni non ha questo destino, purché ci se ne occupi correttamente, non come ‘esordio’ ma come ‘crisi’ del soggetto bambino o adolescente all’interno di un suo mondo di relazioni.

Il documento quindi, nel suo insieme, se dà spazio alla presenza psicologica nei servizi di assistenza primaria, risultato importante, e ne chiarisce le funzioni in ambito consultoriale, ne riduce la rilevanza fino all’obliterazione di esso nei servizi di secondo e terzo livello per bambini e adolescenti dove la cura viene assimilata alla terapia biomedica. Gli interessi in termini di carriera, di potere interno al sistema, che si fondano su un desiderio egemonico – contrastante con le parole del titolo: Salute Mentale non è solo NPIA e Psichiatria – porta le richieste delle persone e delle famiglie fuori dal SSN dove trovano, a loro spese, altre risposte. Per fortuna organizzazioni come la Rete per la Psicoterapia Sociale www.retepsicoterapiasociale.it assumono responsabilmente questa esigenza di una cura che mette al centro la persona nelle sue relazioni e non le riduce al loro Sistema Nervoso Centrale e lo fanno in forme sostenibili per le famiglie stesse. E’ particolarmente grave che questo avvenga nei servizi pubblici destinati alla cura nelle prime due decadi di vita perché si sostiene così una cultura della cura distorta che è il contrario della promozione della salute che tutti dovremmo avere a cuore.

Fabio Vanni
Rete per la Psicoterapia Sociale ETS

Fabio Vanni

16 Gennaio 2026

© Riproduzione riservata

La riforma della non autosufficienza rischia di trasformarsi in una promessa tradita
La riforma della non autosufficienza rischia di trasformarsi in una promessa tradita

Gentile Direttore,con il Milleproroghe, il legislatore sceglie di rallentare in modo significativo l’attuazione del nuovo sistema fondato sui PUA, sulle UVM e sulla valutazione multidimensionale unificata, spostando in avanti di...

Spesa farmaceutica, facciamo chiarezza
Spesa farmaceutica, facciamo chiarezza

Gentile Direttore,in riferimento al Dataroom pubblicato sul Corriere della Sera il 23 febbraio 2026, dal titolo “Big Pharma e farmacie. Il regalo a spese di tutti”, e al dibattito che...

Le liste di attesa si governano con metodo e visione
Le liste di attesa si governano con metodo e visione

Gentile Direttore,il dibattito aperto dal dottor Maffei e dalla risposta dell'Ing. Fantozzi sulle liste di attesa merita un ulteriore contributo, questa volta dal versante operativo di chi lavora quotidianamente nella...

Intramoenia, basta ambiguità: pubblico o privato, ma con la giusta valorizzazione
Intramoenia, basta ambiguità: pubblico o privato, ma con la giusta valorizzazione

Gentile Direttore,il dibattito che si trascina da anni sull’intramoenia sembra ormai incagliato in una sterile contrapposizione ideologica che manca completamente il bersaglio grosso: la necessità di una riforma strutturale che...