Gentile direttore,
non mi aspettavo un così grande successo, ma visto che hai gentilmente ospitato quel mio pezzullo così ferocemente ideologico nel quale distintamente si sente fischiare il vento della steppa e la cupezza del comunismo realizzato, mi corre l’obbligo almeno di precisare alcune delle tante inesattezze e ingenuità contenute nelle risposte degli autorevoli contraddittori di ciò che ho scritto, dopo la vignetta di Vincino che tutto sommato dimostra solo che gli sono sfuggiti trent’anni di dibattito sul Sistema Sanitario.
A proposito, ci sarebbe da chiedersi come mai nei momenti nei quali si cerca di rimettere in sesto l’assistenza sanitaria (pubblica, si può dire anche senza colbacco?) tanti e tanti consiglieri affollano il parterre delle istituzioni, o più spesso corridoi e anticamere, con un clamore da Stock Exchange all’ora di chiusura: AD di società proprietarie di molte cliniche private accreditate, giornali di proprietà di Confindustria, brillanti famosi economisti sanitari universitari contemporaneamente consulenti di associazioni di società erogatrici di prestazioni sanitarie accreditate, Centri Studi di università religiose accreditate, associazioni di imprenditori e industriali ed altri Stakeholders che sventolano con una certa concitazione chi un Modello Miracoloso, chi le magnifiche sorti della separazione erogatore/comittente, chi i propri favolosi esiti economici e di cost/effectiveness o costo/posto letto e così via promuovendosi.
Insomma gruppi di stakeholders che evidentemente hanno molto a cuore la Salute Pubblica, ma che però più o meno holdono lo stesso Stake, cioè produrre, grazie alla libertà di impresa privata, oltre ad assistenza sanitaria, profitti con il denaro pubblico destinato all’assistenza sanitaria. Degli altri stakeholders (malati, operatori, cittadini) si sente parlare poco in questi consigli, si vede che i loro stakes sono poco interessanti da holdere.
Ma siccome mi piace lo stile tignosetto del giurista sanitario Avv. Breschi, sarò lieto di tentare di emularlo. Ignorando però la scontata obsoleta accusa di ideologismo, in genere lanciata contro chi pensa a qualcosa di nuovo perché il vecchio non ha funzionato per vent’anni, agitata come un passepartout da chi difende l’esistente fingendo che sia una novità, accusa che funziona sempre meno e sempre più suona come una moneta falsa che batte sul marmo.
Il Dr. Cariglioni ancora si attarda in codeste discussioni sull’ideologismo di posizioni ormai invece assodate in tutto il mondo sanitariamente civile, cioè l’Europa, ovvero la primazia del sistema sanitario pubblico rispetto agli interessi privati, così come degli altri “pilastri” che il Giurista sanitario Breschi giudica obsoleti alla luce del Web (ma che c’entra il web? Web o no, avete mai provato a proporre in Francia i contributi pubblici per le scuole private? Milioni e milioni di francesi in piazza. Senza bandiere rosse).
Il mantra del web e dell’informatica francamente non vedo che ruolo abbia nel sancire l’immissione sul mercato della Salute Pubblica, non più di quanto ne abbia nell’immettervi il Sistema Giudiziario o la Pubblica Sicurezza. Web e informatica non sempre servono a giustificare tutto e il contrario di tutto, come sembra credere l’Avvocato Breschi.
In più sono impressionato dall’ingenuità del Giurista Sanitario nel classificare in esclusiva come condizionato dalla politica il sistema sanitario pubblico.
Non vi è alcun dubbio che questa affermazione sia realistica, e ciò dipende molto anche dai meccanismi burocratici ed economicistici sanciti dalla 502, ma dimentica un pezzo piuttosto importante del mosaico della inefficienza e della spesa in eccesso.
Come dimostra il disastroso Modello Lombardo, la politica infiltra e corrompe fin nel midollo il sano mondo dell’imprenditoria, che a sua volta, con appoggi politici e tangenti, si garantisce fette di mercato che gli assicurino profitti miliardari. Chi è quindi più condizionato dalla politica? E quali sono i costi di un sistema corruttivo in favore prevalentemente degli imprenditori disonesti, in una vera collaborazione pubblico-privato di stampo delinquenziale?
E perché mantenere un sistema pubblico inefficiente e subalterno alla politica invece di renderlo efficace, efficiente e rigoroso? Solo nel Bel Paese è dato non poter sperare in uno Stato efficace e non corrotto? Siamo alla resa? E dove è scritto che invece in questo Bel Paese corrotto sia l’imprenditoria il faro di onestà e trasparenza? Non mi sembra il nostro caso, quanto meno in ambito sanitario.
Peraltro le “varie voci”, che l’Avvocato cita in appoggio alle sue tesi non supportate da fatti, appartengono casualmente sempre allo stesso fronte del quale parlavamo sopra, la cui attendibilità e viziata da un conflitto di interesse (oddiiio, l’ho detto…).
Un’altra credenza popolare non supportata da alcun dato di chi non frequenta le realtà sanitarie è che la concorrenza in Sanità funzioni, come fosse la telefonia. Peccato che in Sanità quella che funziona è la circolazione delle informazioni, la collaborazione in rete, cioè l’opposto della concorrenza, con la quale la Sanità e la Medicina non si fanno.
Peraltro ciò che dice il Dr. Cariglioni non fa che confermare quello che penso e quello che ho detto, cioè che il business sanitario non è conveniente per un imprenditore, al quale, è proprio il caso di dirlo, non ha ordinato il medico di investire in sanità, né è obbligatorio che l’imprenditoria privata entri nel sistema per la parte assistenziale.
Se il sistema, come sembra dire Cariglioni, vessa gli imprenditori, ebbene nessuno sentirà la loro mancanza, investano produttivamente per tutti in altri settori, anche in Sanità, ma come ho già detto altrove, lontano dai letti dei malati.
Spiace dover dire una cosa ovvia, cioè che il Sistema Sanitario non si deve piegare alle necessità del mondo imprenditoriale ma a quelle dei cittadini, dei malati e della medicina. Il Sistema Sanitario non è, come l’Avvocato Breschi sembra credere, un “settore produttivo” come un settore industriale, che crea ricchezza e lavoro, salvo che per le forniture lontane dall’assistenza. La ricchezza del Sistema sanitario risiede nel sostegno alle dinamiche sociali, come la Giustizia, come la Pubblica sicurezza, le Carceri, che evidentemente vengono anch’esse ritenute superate dal Web, tesi che francamente non mi trova concorde.
Certo, il motivo per il quale l’imprenditoria si avvicina ai letti esiste e mi sembra così evidente da non necessitare di argomentazioni.
Quanto ad Emergency siamo alle solite. Contabilizzare i bilanci di Emergency è un esercizio che non tiene conto dei servizi resi e dei risparmi ricavati altrove, che sono un valore aggiunto lontano dagli interessi legittimi di un imprenditore.
È per questo che la contabilizzazione delle strutture pubbliche è diversa da quella delle strutture private accreditate, e ci mancherebbe altro. Anche se io non concordo con i nuovi ambulatori italiani di Emergency; ma questa è un’altra storia, molto più complicata.
Ma basta chiedere al personale e ai dirigenti degli ospedali pubblici quanto sono sotto pressione per la produttività per sapere se l’impostazione produttivistica conta oppure no. E quanto incide anche nel pubblico, negativamente, sulla qualità delle prestazioni. E nelle discussioni di Budget non si parla certo dei servizi resi al cittadino o dei risultati in termini di Salute pubblica ma invece di cifre, produttività, costi/ricavi e tutto quanto per li rami ci discende da una vecchia legge in gran parte fallita come la 502 e che tuttora governa gli economicismi e la politicizzazione del sistema. I ticket ormai alle stelle invece di incamerare risorse fresche obbligano strutture intere all’inazione, con costi ormai fuori “concorrenza” e altri denari escono dal sistema, producendo consuntivi di bilancio in negativo. Ovvio che questo non vuol dire avere paraocchi rispetto alle realtà nelle quali la maggioranza delle prestazioni sono gestite dal privato accreditato, come il Lazio, né avere desiderio di passarci sopra con uno schiacciasassi dall’oggi al domani, ma solo avere ben presente realtà e finalità del sistema e avere un disegno prospettico cost/effective rispetto alla totalità della organizzazione sociale e non della singola struttura. Come fanno i Carabinieri.
Fare le affermazioni temerarie del Dr. Cariglioni sui finanziamenti alle strutture, legate alla lettura delle norme ma alla lontananza dalla realtà effettuale delle strutture è sintomatico di una misconoscenza del “Sistema Reale”. E del Paese reale.
E ancora, invocare la “concorrenza fra pari”, come fa l’Avvocato Breschi, come se fossimo davanti ad una dinamica di mercato, non farebbe che privilegiare gli aspetti mercantili del sistema, tendenza sulla quale persino gli statunitensi ormai valutano gli effetti negativi sul sistema-Paese.
Stefano Canitano
Medico all’Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma
Segretario regionale del Lazio del Sindacato Nazionale Radiologi