Sanità privata: fondi pubblici alle eccellenze, contratto fermo al 2005

Sanità privata: fondi pubblici alle eccellenze, contratto fermo al 2005

Sanità privata: fondi pubblici alle eccellenze, contratto fermo al 2005

Gentile direttore, due sanità, due velocità. Da una parte i medici del Servizio sanitario nazionale, che hanno appena ottenuto il rinnovo del contratto 2022–2024 con aumenti fino a 530 euro lordi mensili e arretrati fino a 14.500 euro

Gentile direttore,
due sanità, due velocità. Da una parte i medici del Servizio sanitario nazionale, che hanno appena ottenuto il rinnovo del contratto 2022–2024 con aumenti fino a 530 euro lordi mensili e arretrati fino a 14.500 euro; dall’altra migliaia di medici della sanità privata accreditata ancora vincolati a un contratto scaduto nel 2005 per la parte normativa e nel 2009 per quella economica.

È il paradosso che attraversa oggi un settore pienamente integrato nel SSN e finanziato, in parte, con risorse pubbliche. Le strutture private accreditate rappresentano un pilastro dell’offerta sanitaria italiana. Alcune, come Humanitas, figurano ai vertici delle classifiche nazionali per qualità clinica e innovazione e operano anche grazie ai fondi pubblici del Servizio Sanitario Nazionale.

Eppure, i medici che garantiscono quell’eccellenza, nelle realtà associate ad AIOP, sono ancora regolati da un contratto collettivo fermo a vent’anni fa, sia nelle regole sia nei minimi retributivi. Secondo il Ministero della Salute, nelle strutture private accreditate lavorano circa 10.711 medici dipendenti; le principali associazioni datoriali sono AIOP, con circa 566 strutture profit, e ARIS, con oltre 260 strutture no-profit. La situazione contrattuale è disomogenea: nel pubblico il contratto 2022–2024 è stato rinnovato; l’ARIS-CIMOP è scaduto nel 2023; l’AIOP-CIMOP è scaduto normativamente nel 2005 ed economicamente nel 2009.

 Il confronto retributivo con il pubblico evidenzia differenze marcate: nel caso AIOP i differenziali percentuali rispetto al SSN arrivano fino al -92% per alcune posizioni apicali, al -74% per gli aiuto e a oltre il -60% per gli assistenti; anche nel confronto tra ARIS e pubblico il divario resta significativo, oscillando tra il -57% e il -26% a seconda dell’incarico. In alcuni casi un primario AIOP può percepire meno di un neoassunto del Servizio sanitario nazionale, pur svolgendo le stesse identiche funzioni cliniche.

 La distanza non riguarda soltanto l’aspetto economico: nel pubblico e nel contratto ARIS i medici sono inquadrati come dirigenti, mentre nel contratto AIOP risultano impiegati, pur assumendo identiche responsabilità cliniche. Il contratto AIOP del 2005 appare oggi superato non solo nei minimi salariali ma nell’intero impianto normativo, poiché turni, istituti contrattuali, tutele e diritti non riflettono l’evoluzione legislativa e organizzativa degli ultimi vent’anni.

La questione presenta anche un profilo costituzionale: l’articolo 36 della Costituzione prevede il diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro e sufficiente a garantire un’esistenza libera e dignitosa; secondo consolidata giurisprudenza, il confronto con contratti analoghi rappresenta un parametro di valutazione della proporzionalità e, nel caso della sanità privata accreditata, il divario rispetto al pubblico e ad ARIS supera soglie che pongono un evidente problema di proporzionalità a parità di mansioni.

Negli anni Stato e Regioni sono intervenuti con risorse a sostegno del settore privato accreditato, arrivando a coprire fino al 50% dei costi di alcuni rinnovi contrattuali del personale non medico, escludendo i medici, senza tuttavia introdurre un vincolo stringente che colleghi l’accreditamento delle strutture al rinnovo e all’adeguamento dei contratti dei medici.

 Il risultato, secondo il sindacato, è un cortocircuito: fondi pubblici alle strutture accreditate, prestazioni di alta qualità garantite ai cittadini e contratti dei medici fermi al 2005. In questo scenario la CIMOP, unica organizzazione sindacale rappresentativa dei medici dell’ospedalità privata, ha proclamato lo stato di agitazione e chiesto formalmente di partecipare al tavolo ministeriale convocato per il 4 marzo 2026 sulla sanità privata. La richiesta segue le note n. 76 del 21 ottobre 2025 e n. 80 del 20 novembre 2025, rimaste senza riscontro, con cui veniva sollecitata l’apertura di un confronto strutturato per il rinnovo dei CCNL del settore; con successiva nota n. 15 del 30 gennaio 2026 la CIMOP aveva inoltre evidenziato di non essere stata invitata all’incontro istituzionale del 22 dicembre 2025 presso il Ministero, al quale risultavano presenti AIOP, ARIS, le rappresentanze delle Regioni e le organizzazioni sindacali del comparto non medico.

Secondo quanto appreso dalla stampa, per il 4 marzo sarebbero state convocate le confederazioni generali, mentre la CIMOP, rappresentativa dei medici della sanità privata, risulterebbe nuovamente esclusa, una scelta definita dal sindacato grave e incomprensibile poiché si discuterebbe del rinnovo dei contratti della sanità privata senza il sindacato che rappresenta direttamente i medici interessati. 

L’organizzazione ha ribadito formalmente la richiesta di partecipazione, sottolineando che lo stato di agitazione costituisce atto propedeutico all’attivazione delle procedure previste dalla Legge 146/1990 sul diritto di sciopero e preannunciando, in assenza di riscontro, ulteriori iniziative. La sanità privata accreditata è parte integrante del SSN italiano e milioni di cittadini si rivolgono ogni anno a queste strutture, ma un sistema che investe in tecnologia, qualità e accreditamento non può reggersi su contratti medici bloccati da vent’anni.

Le richieste avanzate sono definite semplici e strutturali: rinnovo del contratto dei medici AIOP, rinnovo del contratto dei medici ARIS, adeguamento economico e normativo alle responsabilità attuali, partecipazione piena e diretta della rappresentanza dei medici ai tavoli istituzionali e collegamento tra accreditamento e rispetto di standard retributivi adeguati. Non uno scontro ideologico tra pubblico e privato, ma, secondo la CIMOP, una questione di coerenza istituzionale, rispetto costituzionale e trasparenza nell’utilizzo delle risorse pubbliche. La vertenza è aperta e riguarda non solo una categoria, ma l’equilibrio dell’intero sistema sanitario nazionale.

Carmela De Rango
Segretario Nazionale della CIMOP

Carmela De Rango

03 Marzo 2026

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