Se un infermiere arriva da un giudice…

Se un infermiere arriva da un giudice…

Se un infermiere arriva da un giudice…

Gentile Direttore,
è nuovamente il turno di disquisizioni sulla professione infermieristica da parte del dr. Cavicchi, che ne ha sempre da dire contro tutti, fatto salvo il principio del dovere del dissenso…Ciò detto e rilevato che, a parte il solito “cerchietto fatato”, non si palesano fronti, questi sì, autorevoli e rocciosi a sostegno delle sue tesi (leggasi Slow Medicine su QS del 21 marzo), sono ancora una volta da confutare le sue deduzioni.
 
Se un infermiere arriva dal Giudice: vuol dire che l’infermiere stesso non è riuscito a governare la sua funzione.
 
Se un infermiere arriva dal Giudice: è quando il sistema di relazioni sindacali fallisce laddove poteva dare un senso ai ruoli e alle conseguenti prerogative.
 
Se un infermiere arriva dal Giudice: si registrano ben prima carenti o assenti azioni, disgiunte e/o in sinergia, tra molti degli attori della vita aziendale.
 
Se un infermiere arriva dal Giudice: non è certamente per la vigenza dell’articolo 49 del Codice Deontologico.
 
Se un infermiere arriva dal Giudice: è quasi certamente per la vigenza dell’art. 11 ex art. 28/1995 e dell’intero capo contrattuale Obblighi del Dipendente.
 
Se un infermiere arriva dal Giudice: è per il retaggio culturale nel quale si trova “costretto” o “adagiato”, a seconda dell’opportunità del momento.
 
Se un infermiere arriva dal Giudice: è perché certo sindacalismo, pur non potendo tutelare diritti soggettivi, scambia il fine con strumento.
 
Se un infermiere arriva dal Giudice: dov’era, quand’era e com’era la contrattazione integrativa e decentrata intesa quale momento più alto per dare le risposte di sistema e di processo che poi si attendono tramite sentenza e che si pretendono da altri prima ancora che dalle associazioni di categoria?
 
Se un infermiere arriva dal Giudice: quali effetti hanno sortito l’autorevolezza di un ragionamento sindacale e del conseguente punto di vista a tutela di posizioni che meritano di essere garantite piuttosto che restare indifese?
 
Se un infermiere arriva dal Giudice: su quali pilastri si fondano le sue disattese ambizioni di vedere riconosciuti diritti, superati privilegi, condivise pari opportunità, rispettate le sue ragioni se non il pieno riconoscimento sociale e funzionale del suo ruolo piuttosto che l’andazzo in auge e cristallizzato in asettiche deleghe e nelle conseguenti rilevazioni percentuali?
 
Se un infermiere arriva dal Giudice: il ricorrervi è spesso e/o solo e/o logica conseguenza di inadempimenti di letture parziali e miopi da parte chi dovrebbe rappresentare i contesti dove il lavoratore agisce;
 
Se un infermiere arriva dal Giudice: è anche perchè il Dr. Cavicchi e il cerchietto fatato non riescono ad invertirne la tendenza nemmeno se si impegnano allo spasimo con gli strumenti di cui dispongono;
 
Se un infermiere arriva dal Giudice: l’organizzazione del lavoro, la dotazione organica, progetti ed obiettivi, valorizzazione delle persone e riconoscimento del merito sono dote del governo di parte sindacale o istituzionale?

Se vi è una contraddizione nel ricorrere al Giudice quando anche chi poteva e doveva impedirlo o fungere da punto di riferimento sbraita solo ai quattro venti, è perfino per quella profonda, profondissima evidenza del riciclo delle conclusioni del dr. Cavicchi quando:
– assurge a verità indiscusse;
– parla di contesti che non conosce e che non possono essere quelli, strumentali e non disinteressati, di una minoranza di infermieri sindacalizzati in una direzione dissonante rispetto ad un’ampia parte della comunità professionale;
– argomenta con fare dannoso per tutta la professione e la collettività;
– coltiva l’inconsapevolezza di mass media e di personaggi allo sbaraglio, e di retrovia, che si vogliono fare belli senza sapere di cosa stanno parlando;
– cavalca dubbi e paure denigrando il sistema salute e il massimo organismo di rappresentanza professionale infermieristica anche provinciale che è patrimonio di tutto il paese e del territorio di riferimento.
 
Gli “schiavi”, purtroppo, appaiono essere solo coloro che, in minoranza, hanno sacrificato porzioni di autonomia intellettuale per farsi dettare dal Dr. Cavicchi tempi, modi e contenuti di un modo, pregiudiziale, di teorizzare il mondo.
 
La comunità infermieristica del Sulcis Iglesiente, sia ben chiaro, non è assoggettata a tali teorie.
 
Graziano Lebiu
Presidente Collegio IPASVI Carbonia Iglesias

24 Marzo 2016

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