Perché la medicina generale non è più attrattiva. Evidenze e proposte

Perché la medicina generale non è più attrattiva. Evidenze e proposte

Perché la medicina generale non è più attrattiva. Evidenze e proposte

Gentile Direttore, il problema dell'attrattività della professione del medico di medicina generale (mmg) è ormai documentato dai dati: il calo della partecipazione ai concorsi per l'accesso al Corso di formazione, la scarsa accettazione delle zone carenti, gli abbandoni dei corsi di formazione...

Gentile Direttore,
il problema dell’attrattività della professione del medico di medicina generale (mmg) è ormai documentato dai dati: il calo della partecipazione ai concorsi per l’accesso al Corso di formazione, la scarsa accettazione delle zone carenti, gli abbandoni dei corsi di formazione e di posizioni lavorative già acquisite, nonchè il crescente ricorso ai prepensionamenti, delineano una crisi strutturale della professione. Il quadro è stato ulteriormente aggravato dall’entrata in vigore del Ruolo Unico e dalle prospettive, per molti aspetti ancora più penalizzanti, delineate da alcuni disegni di legge, che si aggiungono a un carico di lavoro già molto elevato.

Negli ultimi anni abbiamo letto e ascoltato numerose proposte per restituire attrattività alla professione del mmg avanzate da politici, organizzazioni sindacali e altri portatori di interesse. Si tratta di proposte spesso combinate fra loro, alcune coerenti con le evidenze disponibili, altre prive di un adeguato supporto scientifico, ma accomunate dal rischio di sottovalutare la complessità del problema.

Eppure quello dell’attrattività della medicina generale non è un tema esclusivamente italiano. Da anni rappresenta un argomento di grande interesse anche in Europa e nel resto del mondo, sul quale sono stati condotti numerosi studi scientifici e pubblicate molteplici revisioni e analisi. Abbiamo approfondito tale letteratura e ne abbiamo raccolto i risultati in un documento dedicato pubblicato nel 2025, “Medico di Medicina Generale: attrattività della professione”. Rimandando a tale documento chi desiderasse approfondire l’argomento, riteniamo utile sintetizzare i principali elementi che emergono dalla ricerca internazionale e nazionale per restituire attrattività alla professione:

  1. Esporre precocemente gli studenti di medicina alle cure primarie durante il corso di laurea. In Italia, nella maggior parte dei percorsi universitari, si conclude il corso di studi con una conoscenza molto limitata della medicina territoriale.
  2. Consentire il conseguimento del titolo di specialista al termine di una formazione accademica post-laurea specifica, attribuendo alla medicina generale pari dignità e riconoscimento rispetto alle altre specializzazioni mediche universitarie.
  3. Garantire l’accesso alla formazione continua e all’aggiornamento professionale nelle sedi di lavoro, con il costante e diretto supporto di tutor esperti.
  4. Definire con chiarezza il ruolo professionale e le competenze del mmg all’interno del sistema delle cure.
  5. Offrire la possibilità di un inquadramento contrattuale come dipendente del SSN, favorendo la piena integrazione nei servizi sanitari, la collaborazione ospedale-territorio, un migliore equilibrio vita-lavoro e il riconoscimento delle tutele previste dai contratti collettivi.
  6. Offrire, allo stesso tempo e nel rispetto della libertà di scelta, la possibilità di accedere a forme di lavoro flessibile o caratterizzate da maggiore autonomia organizzativa, come i rapporti convenzionali libero-professionali con il SSN, così da rispondere a differenti esigenze professionali e personali.
  7. Lavorare stabilmente in strutture moderne, funzionali e adeguatamente attrezzate, in grado di valorizzare le competenze dei professionisti e di rispondere ai bisogni della popolazione (come avviene, ad esempio, nei Centros de Salud e nei Consultorios Locales spagnoli).
  8. Operare in team multiprofessionali e multidisciplinari, con medici di altre specialità, infermieri, psicologi, fisioterapisti, assistenti sociali, dietisti e personale amministrativo dedicato, così da ridurre il carico burocratico.
  9. Svolgere la propria attività prevalentemente, ma non esclusivamente, nei confronti di una determinata popolazione di pazienti, preservando una relazione fiduciaria stabile e continuativa, fondamentale soprattutto nella gestione delle patologie croniche.
  10. Disporre di tecnologie sanitarie adeguate (dispositivi medici, sistemi ICT, intelligenza artificiale, telemedicina) e ricevere una formazione appropriata al loro utilizzo.
  11. Introdurre specifiche misure per il lavoro nelle aree rurali, disagiate, periferiche e ultraperiferiche (incentivi economici e organizzativi, turnazioni dedicate, adeguato supporto logistico e familiare, …).
  12. Consentire l’accesso a molteplici percorsi di carriera, eventualmente integrabili nel tempo (attività assistenziale, competenze avanzate attraverso master, direzione di strutture territoriali, ricerca clinica, insegnamento universitario, cure palliative e altri ambiti ancora).
  13. Garantire un adeguato riconoscimento economico della professione, sebbene vada considerato che la letteratura internazionale evidenzia come la remunerazione rappresenti un fattore di assoluto rilievo, ma che da sola non può rendere attrattiva una professione caratterizzata da forti motivazioni intrinseche.

È inoltre importante sottolineare come anche le preferenze dei pazienti rispetto ai modelli organizzativi dell’assistenza influenzino direttamente l’attrattività della professione, poiché incidono sulla quotidianità lavorativa, sul livello di stress e sulla percezione dell’utilità clinica del proprio lavoro. È quindi fondamentale che i decisori politici comprendano quali modelli organizzativi rispondano maggiormente ai bisogni e alle aspettative della popolazione, promuovendo adeguate campagne informative ed educative, evitando contrapposizioni ideologiche tra modelli differenti.

Alla luce di queste considerazioni, appare evidente che il rilancio dell’attrattività della medicina generale non possa prescindere da una revisione complessiva dell’organizzazione delle cure territoriali: puntando sulla qualità della formazione, sulla collaborazione professionale, su una pluralità di percorsi di carriera, sulla coesistenza di differenti modelli contrattuali e su un’organizzazione sufficientemente flessibile da adattarsi alle diverse esigenze dei territori.

La perdita di attrattività della professione del medico di mmg rappresenta un problema complesso e multifattoriale che non può essere risolto con interventi isolati. E’ indispensabile un piano strategico basato sulle evidenze scientifiche a disposizione, evitando improvvisazioni, semplificazioni e approcci ideologici, e coinvolgendo chi opera quotidianamente sul territorio.

Federico Bonventre
Francesca Gamba
Angela Pacchin

Movimento Medici di Medicina Generale per la Dirigenza

31 Luglio 2026

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